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Perversioni e fantasie sadiche
In quasi la totalità dei casi noti, i pluriomicidi
presentano delle forti componenti sessuali di tipo sadico.
Attualmente lipotesi a lungo accreditata circa un
maggiore istinto sessuale non è più attendibile
(cfr. ad es. BURGESS et al., 1986; FBI, 1985; FÜLLGRABE,
1983, 1992; GÖBEL, 1993). Al contrario, viene ipotizzata
una motivazione estremamente aggressiva. Nel comportamento
sessuale ci sono anche moventi di natura non sessuale, come
dimostra SCHMIDT (1983): La sessualità acquista
intensità e dinamismo indipendentemente dal carattere
della persona e non soltanto per effetto di stimoli di natura
sessuale, attivandosi ed intensificandosi per effetto di
motivazioni e sentimenti tuttaltro che sessuali.
Ciò vale in particolare per quel che riguarda la
perversione, specialmente il sadismo. Già il Marchese
De Sade descrisse assai esaurientemente il modo in cui il
delitto perfettamente pianificato, raccapricciante, che
va aldilà dellimmaginazione, possa essere il
presupposto del maggior godimento possibile. Il superamento
di tabù e norme costituiscono una fonte di piacere
sessuale. Il senso di tale familiarità con
la passione ed i desideri sessuali va ricercato molto semplicemente
nella perversione. (SCHMIDT, 1983).
Ad esempio STOLLER (1976, 1979) definisce la perversione
una forma erotica dellodio. Lorgasmo non implica
esclusivamente leiaculazione, bensì anche una
manifestazione megalomane di libertà.
Lappagamento sessuale deriva dallesperienza
della soluzione di un conflitto, del superamento dellansia,
del trionfo della desiderio sessuale sulla prostrazione
(STOLLER, 1975). Secondo MORGENTHALER (1974) lappagamento
di desideri sessuali nellambito di un rapporto perverso
scivola in secondo piano ed è spesso del tutto irrilevante.
Sulla base delle ricerche di Stoller, SCHMIDT (1983) delinea
tre processi particolarmente significativi inerenti la perversione
e, in misura minore, leccitazione sessuale:
1. oscillazione tra attesa e superamento del rischio; lincorrere
in un pericolo, seppur previsto, aumenta leccitazione
sessuale;
2. in una situazione di tensione, caratterizzata da ansia
ed esaltazione, la sessualità si trasforma in conflitto.
Il tema predominante della drammaturgia delleccitazione
sessuale è pertanto (secondo STOLLER) la violenza.
Secondo STOLLER, la riduzione del partner ad una nullità,
ad un mero oggetto della situazione erotica, costituisce
un aspetto importante della violenza sessuale;
3. il rischio e la lotta interiore sfociano nella soluzione
del conflitto, nel superamento di traumi infantili, di conflitti
o traumi che, secondo STOLLER, generalmente si originano
nellambito dello sviluppo dellidentità
sessuale.
Gli effetti della sessualità descritti da STOLLER
sono stati criticati in particolare da SCHORSCH (1978),
il quale puntualizza che una sessualità intensa non
è tale esclusivamente in virtù di un comportamento
violento, bensì in essa possono riaffiorare anche
desideri e nostalgie infantili, o lideale di
uno stato di estasi paradisiaca vissuto in precedenza.
Riallacciandosi a GOLDBERG (1975), SCHMIDT (1983) definisce
tale meccanismo sessualizzazione dellaffettività,
ipotizzando che sentimenti di sofferenza, quali angoscia,
pudore, sgomento o mortificazione, sentimenti di natura
aggressiva, quali collera o odio, ma anche sentimenti positivi,
quali gioia ed approvazione, vengono convertiti in sensazioni
erotiche e tradotti, sul piano sessuale, in desiderio, attrazione
ed eccitazione.
Lintensità delle esperienze e del desiderio
sessuale, così come il livello di appagamento, non
dipendono esattamente dallintensità dellimpulso
istintivo, bensì dalla carica simbolica dellatto
sessuale, generalmente inconscia ed implicita e spesso comprensibile
esclusivamente dalla biografia della persona. Pertanto,
sessualità e perversione possono rappresentare una
sorta di aggressività deviante da cui scaturiscono
obiettivi di azioni di natura violenta piuttosto che sessuale.
I criminali, prima di giungere, come conseguenza estrema,
allomicidio, cioè lazione realmente motivata,
sotto linflusso di una motivazione estremamente aggressiva,
hanno perlopiù fantasie caratterizzate da una forte
componente di violenza. LFBI (1985) sostiene in proposito:
Tali fantasie sono estremamente violente e spaziano
dallo stupro alla mutilazione, fino ad arrivare alla tortura
o allomicidio. Si tratta di fantasie che vanno al
di là dei normali desideri sessuali, volti al conseguimento
del piacere.
Facendo riferimento ad uno studio dellFBI relativo
al serial killer, già abbondantemente citato, FÜLLGRABE
(1992) analizza pertanto la dinamica relativa allinsorgenza
di fantasie sadiche: prima dei 18 anni, il 56% dei criminali
fantasticava di commettere uno stupro, ma appena il 40%
di loro aveva subito a sua volta abusi sessuali in età
giovanile.
John Joubert ha riferito che le sue prime fantasie criminali
si manifestarono già alletà di 6 o 7
anni: si avvicinava strisciando alla baby-sitter, la assaliva
alle spalle, la strangolava ed infine la divorava interamente.
Successivamente, attraverso i delitti, ha potuto concretizzare
quelle fantasie che aveva continuato a perfezionare fin
dalletà di sette anni.
Durante un interrogatorio, Peter Kürten ha fatto verbalizzare
la seguente dichiarazione: Quando ho immaginato di
squarciare laddome ad un tale o comunque di ferirlo
gravemente, mi sono sentito soddisfatto una volta per tutte
(
) ho anche pensato di provocare delle stragi introducendo
dei microbi nellacqua potabile (
) poi ho immaginato
anche di servirmi di scuole, o qualcosa del genere, dove
mietere vittime distribuendo piccoli campioni di cioccolata
da me avvelenati con larsenico. (LENK & KAEVER,
1974).
A giudicare dalle descrizioni delle fantasie criminali effettuate
dai serial killer stessi si tratta fondamentalmente dellanticipazione
di azioni che si verificheranno, in un secondo momento,
così come immaginato. Contemporaneamente vengono
calcolate le eventuali conseguenze di tali azioni e le emozioni
che ne derivano. I meccanismi propri della immaginazione
presentano una serie di analogie con quelli inerenti alla
percezione e lazione
(KORNADT & ZUMKLEY, 1992).
Non tutti i bambini reagiscono al proprio ambiente sviluppando
fantasie criminali, come non tutti i bambini che nutrono
fantasie criminali vi danno poi libero sfogo. Ciò
che contraddistingue, in età infantile, i serial
killer da quei bambini è lestremo egocentrismo
delle loro fantasie negative, di natura aggressivo-sessuale
(BURGESS et al., 1986).
E indicativo che nelle varie interviste a serial killer
non si è mai evidenziato alcun racconto di fantasie
o sogni positivi. Pertanto non è chiaro se tali sogni
siano realmente esistiti o se invece siano stati semplicemente
repressi nella memoria per effetto di violente fantasie
criminali. Il conseguente collegamento tra sessualità
e violenza può essere riconducibile a molteplici
cause, una delle quali potrebbe essere costituita dal fatto
che molti serial killer hanno subito abusi sessuali in età
infantile o sono stati testimoni di tali abusi (ad es. nei
riguardi dei fratelli) (vedi sopra).
Prima o poi tali fantasie aggressive si manifestano in un
contesto ludico nei confronti di altri bambini. Un criminale
ha riferito che alletà di 15 anni aveva trascinato
con sé degli adolescenti di età inferiore
nella stanza da bagno, dove li aveva costretti a rapporti
orali ed anali. Così facendo, aveva inscenato di
nuovo lesperienza da lui stesso avuta alletà
di 10 anni, sostenendo in tale occasione il ruolo del prevaricatore
e non quello della vittima (BURGESS et al., 1986).
Nelle fantasie criminali, un ruolo fondamentale è
svolto dalla morte e dallomicidio. La morte
è un esempio di estremo controllo (BURGESS
et al., 1986). Esercitare controllo sullambiente implica
potere e sicurezza, in quanto viene esclusa la possibilità
che si verifichino imprevisti o comunque situazioni minacciose
cui far fronte. Colui che mantiene il controllo detiene
forza e potere, sentendosi quindi immune da qualsiasi minaccia.
Questa catena di argomentazioni si sviluppa in primo luogo
nella fantasia; tuttavia ogni serial killer, prima o poi,
giunge ad un punto tale che le semplici fantasie non sono
più sufficienti a garantire il senso di sicurezza
e protezione desiderato, cosicché nasce il desiderio
di metterle in pratica. E così che di norma
si apre la serie omicida. Nel caso in cui il criminale non
venga arrestato immediatamente dopo il primo delitto, il
cerchio si chiude e, apparentemente, le fantasie ottengono
conferma. Si realizza una coesistenza di apparenza e realtà.
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