Bibliografia

DR. CHRISTOPH PAULUS “Serial Killer: cause estreme della violenza”, traduzione di Cristina Commandini


 



Perversioni e fantasie sadiche


In quasi la totalità dei casi noti, i pluriomicidi presentano delle forti componenti sessuali di tipo sadico. Attualmente l’ipotesi a lungo accreditata circa un maggiore istinto sessuale non è più attendibile (cfr. ad es. BURGESS et al., 1986; FBI, 1985; FÜLLGRABE, 1983, 1992; GÖBEL, 1993). Al contrario, viene ipotizzata una motivazione estremamente aggressiva. Nel comportamento sessuale ci sono anche moventi di natura non sessuale, come dimostra SCHMIDT (1983): “La sessualità acquista intensità e dinamismo indipendentemente dal carattere della persona e non soltanto per effetto di stimoli di natura sessuale, attivandosi ed intensificandosi per effetto di motivazioni e sentimenti tutt’altro che sessuali”.

Ciò vale in particolare per quel che riguarda la perversione, specialmente il sadismo. Già il Marchese De Sade descrisse assai esaurientemente il modo in cui il delitto perfettamente pianificato, raccapricciante, che va aldilà dell’immaginazione, possa essere il presupposto del maggior godimento possibile. Il superamento di tabù e norme costituiscono una fonte di piacere sessuale. “Il senso di tale familiarità con la passione ed i desideri sessuali va ricercato molto semplicemente nella perversione”. (SCHMIDT, 1983).

Ad esempio STOLLER (1976, 1979) definisce la perversione una forma erotica dell’odio. L’orgasmo non implica esclusivamente l’eiaculazione, bensì anche una “ manifestazione megalomane di libertà”. L’appagamento sessuale deriva dall’esperienza della soluzione di un conflitto, del superamento dell’ansia, del trionfo della desiderio sessuale sulla prostrazione (STOLLER, 1975). Secondo MORGENTHALER (1974) l’appagamento di desideri sessuali nell’ambito di un rapporto perverso scivola in secondo piano ed è spesso del tutto irrilevante.

Sulla base delle ricerche di Stoller, SCHMIDT (1983) delinea tre processi particolarmente significativi inerenti la perversione e, in misura minore, l’eccitazione sessuale:

1. oscillazione tra attesa e superamento del rischio; l’incorrere in un pericolo, seppur previsto, aumenta l’eccitazione sessuale;
2. in una situazione di tensione, caratterizzata da ansia ed esaltazione, la sessualità si trasforma in conflitto. Il tema predominante della drammaturgia dell’eccitazione sessuale è pertanto (secondo STOLLER) la violenza. Secondo STOLLER, la riduzione del partner ad una nullità, ad un mero oggetto della situazione erotica, costituisce un aspetto importante della violenza sessuale;
3. il rischio e la lotta interiore sfociano nella soluzione del conflitto, nel superamento di traumi infantili, di conflitti o traumi che, secondo STOLLER, generalmente si originano nell’ambito dello sviluppo dell’identità sessuale.

Gli effetti della sessualità descritti da STOLLER sono stati criticati in particolare da SCHORSCH (1978), il quale puntualizza che una sessualità intensa non è tale esclusivamente in virtù di un comportamento violento, bensì in essa possono riaffiorare anche “desideri e nostalgie infantili, o l’ideale di uno stato di estasi paradisiaca vissuto in precedenza”.

Riallacciandosi a GOLDBERG (1975), SCHMIDT (1983) definisce tale meccanismo “sessualizzazione dell’affettività”, ipotizzando che “sentimenti di sofferenza, quali angoscia, pudore, sgomento o mortificazione, sentimenti di natura aggressiva, quali collera o odio, ma anche sentimenti positivi, quali gioia ed approvazione, vengono convertiti in sensazioni erotiche e tradotti, sul piano sessuale, in desiderio, attrazione ed eccitazione.

L’intensità delle esperienze e del desiderio sessuale, così come il livello di appagamento, non dipendono esattamente dall’intensità dell’”impulso istintivo”, bensì dalla carica simbolica dell’atto sessuale, generalmente inconscia ed implicita e spesso comprensibile esclusivamente dalla biografia della persona. Pertanto, sessualità e perversione possono rappresentare una sorta di aggressività deviante da cui scaturiscono obiettivi di azioni di natura violenta piuttosto che sessuale.

I criminali, prima di giungere, come conseguenza estrema, all’omicidio, cioè l’azione realmente motivata, sotto l’influsso di una motivazione estremamente aggressiva, hanno perlopiù fantasie caratterizzate da una forte componente di violenza. L’FBI (1985) sostiene in proposito: “Tali fantasie sono estremamente violente e spaziano dallo stupro alla mutilazione, fino ad arrivare alla tortura o all’omicidio. Si tratta di fantasie che vanno al di là dei normali desideri sessuali, volti al conseguimento del piacere”.

Facendo riferimento ad uno studio dell’FBI relativo al serial killer, già abbondantemente citato, FÜLLGRABE (1992) analizza pertanto la dinamica relativa all’insorgenza di fantasie sadiche: prima dei 18 anni, il 56% dei criminali fantasticava di commettere uno stupro, ma appena il 40% di loro aveva subito a sua volta abusi sessuali in età giovanile.

John Joubert ha riferito che le sue prime fantasie criminali si manifestarono già all’età di 6 o 7 anni: si avvicinava strisciando alla baby-sitter, la assaliva alle spalle, la strangolava ed infine la divorava interamente. Successivamente, attraverso i delitti, ha potuto concretizzare quelle fantasie che aveva continuato a perfezionare fin dall’età di sette anni.

Durante un interrogatorio, Peter Kürten ha fatto verbalizzare la seguente dichiarazione:” Quando ho immaginato di squarciare l’addome ad un tale o comunque di ferirlo gravemente, mi sono sentito soddisfatto una volta per tutte (…) ho anche pensato di provocare delle stragi introducendo dei microbi nell’acqua potabile (…) poi ho immaginato anche di servirmi di scuole, o qualcosa del genere, dove mietere vittime distribuendo piccoli campioni di cioccolata da me avvelenati con l’arsenico. (LENK & KAEVER, 1974).

A giudicare dalle descrizioni delle fantasie criminali effettuate dai serial killer stessi si tratta fondamentalmente dell’anticipazione di azioni che si verificheranno, in un secondo momento, così come immaginato. Contemporaneamente vengono calcolate le eventuali conseguenze di tali azioni e le emozioni che ne derivano. “I meccanismi propri della ‘immaginazione’ presentano una serie di analogie con quelli inerenti alla ‘percezione’ e l’’‘azione’ (KORNADT & ZUMKLEY, 1992).

Non tutti i bambini reagiscono al proprio ambiente sviluppando fantasie criminali, come non tutti i bambini che nutrono fantasie criminali vi danno poi libero sfogo. Ciò che contraddistingue, in età infantile, i serial killer da quei bambini è l’estremo egocentrismo delle loro fantasie negative, di natura aggressivo-sessuale (BURGESS et al., 1986).

E’ indicativo che nelle varie interviste a serial killer non si è mai evidenziato alcun racconto di fantasie o sogni positivi. Pertanto non è chiaro se tali sogni siano realmente esistiti o se invece siano stati semplicemente repressi nella memoria per effetto di violente fantasie criminali. Il conseguente collegamento tra sessualità e violenza può essere riconducibile a molteplici cause, una delle quali potrebbe essere costituita dal fatto che molti serial killer hanno subito abusi sessuali in età infantile o sono stati testimoni di tali abusi (ad es. nei riguardi dei fratelli) (vedi sopra).

Prima o poi tali fantasie aggressive si manifestano in un contesto ludico nei confronti di altri bambini. Un criminale ha riferito che all’età di 15 anni aveva trascinato con sé degli adolescenti di età inferiore nella stanza da bagno, dove li aveva costretti a rapporti orali ed anali. Così facendo, aveva inscenato di nuovo l’esperienza da lui stesso avuta all’età di 10 anni, sostenendo in tale occasione il ruolo del prevaricatore e non quello della vittima (BURGESS et al., 1986).

Nelle fantasie criminali, un ruolo fondamentale è svolto dalla morte e dall’omicidio. “La morte è un esempio di estremo controllo” (BURGESS et al., 1986). Esercitare controllo sull’ambiente implica potere e sicurezza, in quanto viene esclusa la possibilità che si verifichino imprevisti o comunque situazioni minacciose cui far fronte. Colui che mantiene il controllo detiene forza e potere, sentendosi quindi immune da qualsiasi minaccia.

Questa catena di argomentazioni si sviluppa in primo luogo nella fantasia; tuttavia ogni serial killer, prima o poi, giunge ad un punto tale che le semplici fantasie non sono più sufficienti a garantire il senso di sicurezza e protezione desiderato, cosicché nasce il desiderio di metterle in pratica. E’ così che di norma si apre la serie omicida. Nel caso in cui il criminale non venga arrestato immediatamente dopo il primo delitto, il cerchio si chiude e, apparentemente, le fantasie ottengono conferma. Si realizza una coesistenza di apparenza e realtà.