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Formazione e sviluppo di una motivazione
estremamente aggressiva
Ricomponendo le varie teorie fin qui citate in una sorta
di mosaico, si delinea un quadro generale relativo alla
motivazione estremamente aggressiva. Nellottica del
movente dellaggressione, si prospetta la seguente
sequenza motivazionale:
1. la situazione iniziale è data dalla percezione
di un mondo violento, prodotta probabilmente da esperienze
infantili negative e frustranti inerenti il rapporto con
genitori o amici, associata ad esperienze intense, negative
e deleterie per la propria autostima, riguardanti le fasi
successive della vita quotidiana;
2. la causa scatenante può essere costituita da unesperienza
frustrante verso cui si ha una reazione collerica;
3. la situazione vissuta viene considerata ingiustificata
ed arbitraria, pertanto il risentimento si trasforma in
ferocia;.
4. si innesca il movente dellaggressione e si attualizzano
i sistemi generalizzati relativi agli obiettivi (vendetta
nei confronti di singole persone o della società,
conseguimento del controllo sullambiente) assieme
alle emozioni positive derivanti dalle aspettative;
5. si valutano gli obiettivi specifici di una determinata
situazione e le possibilità dazione, di cui
vengono calcolate le probabilità di successo;
6. qualora il momento sia propizio, si passa allazione;
7. nel caso in cui lazione procede come previsto,
il criminale prova forti emozioni (felicità, gioia,
gratificazione, potere, appagamento sessuale, maggiore coscienza
del proprio valore);
8. la motivazione scompare (catarsi), gli elementi del movente
si rafforzano in senso positivo per effetto dellesito
dellazione, le strategie di azione di tipo aggressivo
divengono più probabili (al contrario di quelle non
aggressive);
9. nel caso in cui il criminale non venga catturato dopo
il primo omicidio, si riducono gli eventuali meccanismi
inibitori (specialmente il timore di fronte alla pena) e
vengono sostituiti da un senso di inattaccabilità
(si verifica il passaggio dai meccanismi inibitori preesistenti
ai meccanismi di attivazione). Totale assenza di altri fattori
inibitori, ad esempio la pietà.
Nellottica del movente dellaggressione, il proseguimento
di un crimine mai compiuto prima ed il relativo perfezionamento
(cioè il passaggio effettivo da omicida a pluriomicida)
si possono interpretare attraverso la riduzione dellinibizione
nei confronti dellaggressione ed il contemporaneo
rinvigorimento di alcune componenti proprie del movente
dellaggressione.
Il primo elemento si basa sulla consapevolezza da parte
dei criminali di non poter essere catturati in tempi brevi,
il che porta ad unulteriore riduzione della componente
inibitoria circa il timore nei confronti della pena.
Inizialmente, il serial killer ventiduenne Oleg Kusnezow
si limitò a violentare soltanto le sue
vittime, ma le sue minacce di violenza ebbero successo al
punto tale che nessuna delle donne lo ha mai denunciato.
Questo lo rendeva sicuro di sé, liberandolo
dal timore di essere punito (KRIVITCH & OLGIN,
1992).
Anche nel caso di Andreji Tschikatilo (52 omicidi), il timore
di fronte alla pena varia gradualmente: dopo il primo delitto,
adotta a lungo un comportamento sorprendentemente calmo
ovviamente ha paura, KRIVITCH & OLGIN, 1992).
In seguito viene arrestata unaltra persona al suo
posto, come presunto omicida, che viene poi persino condannata
a morte. Nel caso di Andreji Tschikatilo si evidenzia il
senso di inattaccabilità, ovvero di immunità
da qualsiasi pena, anche in virtù del fatto che,
in precedenza, era già stato due volte in custodia
preventiva, ma poi regolarmente rilasciato (Infine
era giunto alla conclusione che, essendo scampato al procedimento
penale, era quindi immune da qualsiasi pena, ibid.).
Altri fattori inibitori, quali lempatia o il senso
di colpa, sono fin dallinizio inefficaci o si sviluppano
in modo inefficace. A proposito di Andreji Tschikatilo,
Major Jewsejew sostiene: A giudicare dal suo comportamento
(durante lispezione del luogo del delitto, dopo la
quale era già stato arrestato definitivamente, N.d.A.)
non provava alcun senso di colpa, alcun tipo di rimorso
o compassione nei riguardi delle vittime.
Quando il giudice gli aveva chiesto se fosse mai stato sfiorato
dallidea di aver provocato dolore nelle vittime o
se, ogniqualvolta aveva ucciso un ragazzo, avesse mai pensato
a suo figlio, questi rispose: Non mi è venuto
in mente (ibid.). Ted Bundy, sospettato dallFBI
di aver ucciso dalle 35 alle 60 donne, fu catturato due
volte e regolarmente riuscì a fuggire (RESSLER et
al., 1992).
Con il moltiplicarsi dei delitti, lassassino diviene
anche più esperto, perfeziona le proprie capacità
ed acquisisce maggiore abilità anche per quel che
riguarda la componente aggressiva (A. Tschikatilo: Ho
imparato a non sporcarmi. Tenevo il coltello con la mano
sinistra. Scrivo con la mano destra, ma tengo il coltello
con la sinistra se devo tagliare il cibo (KRIVITCH
& OLGIN, 1992). In tal modo le strategie dazione
non aggressive scivolano ulteriormente in secondo piano
e, al momento opportuno, lazione motivata scaturisce
pressoché da sola.
Oltre alla consapevolezza di essere insospettabili, aumenta
anche la percentuale di egoismo, di pianificazione dei delitti
successivi (contrariamente al primo omicidio, casuale e
spesso dettato da uno stato di eccitazione), nonché
di violenza esercitata nei confronti delle vittime. Jeffrey
Dahmer è il rappresentante tipico del serial killer:
inizia con una certa cautela, in un primo momento si spaventa
di se stesso ma continua ad uccidere.
Riduce ulteriormente gli intervalli di tempo tra i delitti
divenendo, di volta in volta, sempre più abile. Diventa
poi più audace e spericolato, in quanto ritiene che
nessun mortale gli possa nuocere ed è convinto di
essere lunico detentore del potere di vita e di morta
(RESSLER et al., 1992).
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