Bibliografia

DR. CHRISTOPH PAULUS “Serial Killer: cause estreme della violenza”, traduzione di Cristina Commandini


 



Motivazione estremamente aggressiva

I delitti dettati da gelosia, stato di eccitazione o in occultamento di ulteriori reati sono caratterizzati da un movente chiaramente individuabile. Per quel che riguarda la ricerca dell’assassino, in molti casi è opportuno indagare nella vita privata della vittima (WITTNEBEN, 1992; PORTER, 1983), cosicché sia possibile provarne la colpevolezza in tempi relativamente brevi (cfr. LEMPP, 1977). Ma cosa avviene in presenza di crimini quali il seguente?

La sera del 23 gennaio 1978, una ragazza ventunenne fu ritrovata senza vita. L’assassino le aveva lacerato completamente l’abito all’altezza del ventre e squarciato i genitali. Presentava un’enorme ferita da taglio, dal petto fino all’ombelico, e alcuni organi interni le erano stati estirpati. Le mancavano alcune parti del corpo. La mammella sinistra mostrava molteplici ferite da punta. L’assassino le aveva introdotto nella bocca degli escrementi animali. A quanto pare aveva raccolto e bevuto il sangue in un vasetto da yogurt (Ressler & Shachtman, 1993).

La competenza dell’FBI(1) statunitense nell’ambito dell’elaborazione di profili criminali ha dimostrato che nell’interpretazione di crimini estremamente violenti è essenziale astenersi dall’utiliz:o di categorie prestabilite (ad es. “psicopatici”), mentre è opportuno tentare di individuare la motivazione di fondo del criminale (RESSLER & SHACHTMAN, 1993). Questo è particolarmente vero per i “serial killer”, ossia assassini che mettono in atto omicidi in successione in luoghi diversi, al contrario degli “sterminatori”, cioè criminali che uccidono più persone contemporaneamente e nello stesso luogo, come è avvenuto ad esempio durante il nazismo, nelle camere a gas dei campi di concentramento.

Le motivazioni più ricorrenti degli assassini possono essere: sete di potere, “aumento della suspense” (cfr. FÜLLGRABE, 1983) o volontà di esercitare controllo sul proprio destino o sull’ambiente circostante. Diametralmente opposta è l’ipotesi secondo la quale, specialmente nei delitti a sfondo sessuale(2), c’è di base una motivazione estremamente aggressiva (FBI, 1985; FÜLLGRABE, 1983, 1990).

Tale ipotesi trova un chiaro riscontro principalmente nella tipologia del sadico, il quale descrive la propria motivazione ad esempio in questi termini: “Non ho violentato la ragazza, volevo solo annientare quella cosa (“non lei”, N.d.A.; (3)).” (HAZELWOOD & DOUGLAS, 1980). Infine, i criminali danno libero sfogo a fantasie covate a lungo e sino a quel momento represse (per quel che riguarda la concretizzazione). Nel momento in cui l’inibizione dell’aggressione radicata nel movente dell’aggressione stessa (sul movente dell’aggressione cfr. KORNADT, 1982, 1992a, b; KORNADT & ZUMKLEY, 1992) non è più sufficiente, allora scaturisce l’atto criminale, al quale ne seguono spesso degli altri.

I criminali contraddistinti da esperienze infantili di violenza, rifiuto, negligenza o anche da rapporti negativi con figure di riferimento compensano ciò attraverso un ideale di determinazione, forza e superiorità. In tal senso, fattori quali violenza, rivalsa o mutilazione svolgono un ruolo fondamentale. Il desiderio di dominio, o comunque di controllo, sul proprio ambiente si concretizza al meglio attraverso l’aggressività: questo è quanto apprende l’assassino durante l’infanzia. Di conseguenza, tale desiderio si manifesta in primo luogo sotto forma di fantasia (RESSLER, 1985; RESSLER et al., 1988).

Prima dei delitti veri e propri, di tanto in tanto si verificano atti di violenza nei confronti di esseri viventi più deboli (principalmente animali, più raramente bambini), oggetto di torture, lesioni o uccisioni (RESSLER & SHACHTMAN, 1993; FÜLLGRABE, 1990, 1992; MOOR, 1991; DAVIS, 1992). Vengono commesse anche le prime infrazioni di natura criminale: furto, incendio colposo o lesioni corporali (cfr. RESSLER et al., 1985; FÜLLGRABE, 1992).

Qualora alla base di tutto questo processo evolutivo vi sia una reale motivazione aggressiva, allora esso dovrebbe essere interpretato in virtù degli schemi propri del movente dell’aggressione. Per poter trattare tale questione in modo più approfondito, è necessario partire dal principio, esaminando in primo luogo alcuni aspetti peculiari per poi ricavarne le componenti fondamentali dell’aggressione.