|
L'infanzia del serial killer: ambiente sociale
ed eventi formativi
di
David Papini
Dottore in scienze dell'educazione
(Originariamente pubbicato su: Assassini Seriali -
EMail autore: davidpapini@gmail.com)
Per quanto riguarda questo argomento ho assunto come punto
di riferimento il libro "Sexual Homicide, patterns
and motives" (1995) di Douglas e Ressler in collaborazione
con Ann Burgess, che comunque consiglio a tutti.
L'originale, che io sappia, non è stato tradotto
in Italiano, ma la copia inglese è facilmente reperibile
su l web.
Nel contesto del libro vengono analizzati i dati raccolti
attraverso
l'indagine da loro condotta durante il loro primo periodo
di interviste con assassini seriali condannati, nella quale
hanno incrociato 36 colloqui dei criminali che ritenevano
più rappresentativi della categoria e ne hanno generato
una statistica.
Ad una prima occhiata sembra che la vita dei 36 assassini
abbia avuto inizio in condizioni di privilegio ; tutti uomini
e quasi tutti (33) bianchi e figli unici o maggiori. Tutti
sono nati nel periodo fra gli anni '40 e gli anni '50, un
periodo, in America, che privilegiava queste categorie in
modo distinto.
La maggior parte di essi erano fisicamente attraenti o normali,
con altezza e peso all'interno della norma.
Erano tutti di buona intelligenza, con soltanto sette di
essi con coefficiente di intelligenza sotto a 90, sedici
nella zona medio alta (90-119) e , dato assolutamente interessante,
undici di essi avevano Q.I. sopra 120. La maggioranza di
loro vivevano in una casa con i due genitori, la madre sempre
presente che svolge lavori di casa, il padre che svolge
lavori manuali non specialistici. Più dell'80 per
cento di questi uomini avevano da bambini una vita normale,
con un tenore di vita regolare e rispettabile.
Cosa ha fatto di loro assassini ?
Ambiente Sociale
Nonostante l' aspetto "normale" delle famiglie,
all'interno delle case c'erano tensioni di ogni tipo a causa
dei problemi dei genitori. Come prima cosa, l'abuso di Alcool
era un problema presente nel settanta per cento dei casi
e un terzo delle famiglie avevano storie di abuso di droghe.
La storia delle famiglie rivela anche una evidente testimonianza
di problemi psichiatrici; dieci madri, sette padri, quattro
fratelli e una sorella avevano disordini psichiatrici. In
molti casi i problemi della madre o del padre li rendevano
assenti da casa durante i periodi passati negli ospedali.
Molti di questi criminali testimoniano di aver avuto forti
problemi
di aggressività in quei periodi di assenza dei genitori.
Molti dei soggetti lamentano anche dei problemi psichiatrici
riguardanti se stessi. Per venticinque di questi uomini
ci sono state spesso terribili e traumatiche visite psichiatriche
in tenera età perché qualcuno della famiglia
era convinto che così si potessero risolvere i loro
problemi di comportamento.
In aggiunta a questo, la metà delle famiglie aveva
storie criminali.
Erano storie di cui si sapeva (segreti di famiglia) o erano
addirittura
manifeste a tutti i membri della famiglia (il padre spacciava
droga nel cortile di casa) oppure erano storie di cui si
sapeva marginalmente o non si parlava mai (arresto della
madre per guida in stato di ubriachezza o del padre durante
il servizio militare). Questo genere di contesto creava
molte difficoltà ai soggetti. In un caso il soggetto
racconta che una sera che il padre era fuori con gli amici
la madre è rientrata a casa ubriaca ed in compagnia
di un uomo e i due hanno iniziato a scambiarsi effusioni.
Il soggetto che al tempo aveva sedici anni racconta di essersi
scagliato sull'uomo con l'intento di ucciderlo.
In casi di relazioni extraconiugali del padre si è
notato che i soggetti
erano più preoccupati degli stati angosciosi della
madre che dei tradimentidel padre. In questi casi il soggetto
era portato a condividere le stesse paure di insicurezza
e di abbandono della madre.
Sono state poi analizzate le relazioni all'interno delle
famiglie ed i tipi di interazioni fra il soggetto e la famiglia
e nella famiglia in generale. In questo contesto sono stati
rinvenuti inconsistenti se non nocivi e distorti legami
fra membri.
Inoltre, soltanto un terzo degli uomini dichiara di essere
cresciuto in un luogo fisso. Tutti gli altri dichiarano
occasionali spostamenti o continui traslochi. In più,
il 40 per cento dei soggetti viveva fuori da casa prima
dei diciotto anni; centri di accoglienza, prigioni, centri
di rieducazione, istituti di cura mentale.
Le storie di traslochi continui illustrano uno scarso attaccamento
dellafamiglia stessa alle varie comunità locali che
si è riflettuto sulla capacità dei ragazzi
di stabilire positivi rapporti all' esterno della famiglia
che avrebbero potuto compensare per i problemi vissuti all'interno
di essa.
Come gia detto i genitori erano presenti entrambi in più
della metà dei casi, con il padre assente in dieci
casi, la madre assente in tre casi e entrambi i genitori
assenti in due casi. Il dato comunque rilevante e che in
diciassette casi il padre naturale ha lasciato la famiglia
prima che il soggetto compiesse dodici anni.
Le ragioni variano dalla morte all' incarcerazione, ma più
spesso l'assenza era dovuta a separazione o divorzio.
Grossi periodi di lutto, di rabbia e di adattamento vengono
esperiti nei casi in cui il padre naturale viene sostituito
da un'altra figura maschile in seno alla famiglia.
Uno dei soggetti racconta di aver commesso il suo primo
delitto mentre sua madre era via in viaggio di nozze con
il suo secondo marito.
Visto l'abbandono della famiglia da parte del padre, non
è sorprendente che il genitore dominante nella maggioranza
dei casi fosse la madre.
Ma non è la sola assenza fisica del padre ad avere
la responsabilità della mancanza di una immagine
maschile in famiglia, bensì la sostanziale inabilità
dei padri a costruire un valido rapporto con i figli. Un
soggetto racconta che al di là di alcune domeniche
passate a pescare insieme il rapporto con suo padre era
inesistente; sostanzialmente padre e figlio si ignoravano
a vicenda.
L 'elemento a cui si attribuiscono più danni psicologici
è l'assenza del padrein situazioni determinanti,
al manifestarsi di problemi del ragazzo, di comportamenti
antisociali, insomma in tutti i casi in cui ci si sarebbe
aspettata una disciplina ferrea ma giusta, un esempio, era
presente soltanto la madre, che gestiva la situazione come
meglio poteva.
Un altro fattore interessante notato in questa fase è
il rapporto
ambivalente con la madre, che oscilla dalla ricerca di amore
e protezione all'odio viscerale per l'ingiustizia dei comportamenti
o delle punizioni.
Anche le relazioni con gli altri familiari non sono buone,
per esempio i rapporti con fratelli o sorelle sono spesso
di competitività invece che di supporto reciproco.
Questa mancanza di relazioni fa si che i soggetti fossero
tutti dei solitari, che non avessero contatti con nessuno
e che fossero generalmente poco notati.
L'avvocato di uno dei soggetti realizzò di essere
stato nella stessa classe del suo assistito ma di non aver
nessun ricordo del medesimo da adolescente.
Molta attenzione è stata posta anche nella ricerca
di eventuali traumi, diretti o indiretti, che i soggetti
potevano aver subito in giovane età.
Per trauma diretto si intende un trauma che la violenza
fisica o sessuale diretta. Per trauma indiretto si intende
l' esperienza di essere testimoni di eventi disturbanti.
Frequentemente i soggetti riferiscono non solo relazioni
inconsistenti ma anche una gestione ingiusta della disciplina
da parte di uno o di entrambi i genitori. In particolare
la descrivono inconsistente, incoerente, ingiusta, eccessiva
Un soggetto descrive la sua situazione familiare quando
aveva nove anni e viveva a casa della madre con le due sorelle.
La madre passava le giornate a dirgli che schifo di padre
avesse e come gli assomigliasse, la sorella maggiore lo
picchiava regolarmente e la sorella minore combinava guai
per cui lui era sempre incolpato. Descrive forti sentimenti
di rabbia e continue fantasie di violenza e di vendetta.
Il soggetto racconta di come i genitori fossero proprietari
di un negozio di alimentari e passassero tutto il giorno
al lavoro. Durante la giornata passavail tempo con familiari
o con vicini. Racconta di essere stato ripetutamente seviziato
da un vicino e che quando denunciò l'episodio ai
suoi essi dettero la colpa a lui accusandolo che stava inventando
tutto per attrarre l'attenzione.
Molto frequenti sono anche i racconti in cui i soggetti
dichiarano che le liti in famiglia erano all'ordine del
giorno. Un criminale descrive come fosse costretto a vedere
sua madre picchiata brutalmente dal padre ogni giorno.
Frequenti sono i casi in cui il bambino stesso è
il destinatario della violenza;da un punto di vista fisico
vengono spesso picchiati dal padre, a causa di qualcosa
ma spesso anche senza un motivo particolare, da un punto
di vista psicologico spesso sono le madri sole a mettere
in atto punizioni eccessive ed umilianti .
Esperienze sessuali.
L'abuso sessuale o le esperienze sessuali devianti in giovane
età sono spesso considerate esperienze traumatiche
di primo livello per giustificarela condotta dell'individuo
da adulto.
Nel nostro caso, in nove casi i soggetti hanno dichiarato
di essere stati vittime di violenze sessuali ; altri nove
soggetti hanno descritto di aver assistito ad un'attività
sessuale anormale o disturbante di un genitore;in undici
casi dicono di aver assistito ad attività sessuali
disturbanti di parenti o amici (un soggetto dichiara di
essere stato molto scioccato di aver sorpreso la sua ragazza
a letto con un altro).
Altre esperienze sessuali sono state rinvenute nelle anamnesi
come la contrazione di malattie (un soggetto dice di aver
preso la gonorrea dopo la prima volta con una prostituta),
interventi chirurgici, (un altro soggetto dichiara un atto
di auto-mutilazione all'organo genitale per punirsi di cattivi
pensieri).
Situazioni sessuali fortemente traumatiche erano presenti
per diciannove intervistati, con esempi di cattiva reazione
dei genitori alla masturbazione, offesa e messa in discussione
della sessualità del bambino, e /o l'osservazione
di altri compagni o amici nell'atto di praticare atti omosessuali.
Quando interrogati più dettagliatamente sulle violenze
sessuali subite, dei ventotto che hanno risposto, dodici
hanno riferito di essere stati abusati nella prima infanzia
(da1 a 12 anni) , nove durante l'adolescenza e dieci quando
erano adulti.
Queste esperienze includono principalmente episodi vissuti
in famiglia ( "Sono stato a letto con mia madre quando
ero piccolo" "mio padre mi ha violentato ripetutamente
da quando avevo quattordici anni"),
Le performance sessuali dei soggetti da adulti rimanevano
nella stragrande maggioranza dei casi prevalentemente a
livelli fantastico e autoerotico.
Da adulti, quasi metà dei criminali hanno confessato
una aperta avversione per il sesso.
Problemi sessuali riconosciuti dall'intervistato predominavano
in tre quarti dei soggetti. Più della metà
descrivevano se stessi come ignoranti in materia sessuale,
quasi il 70 per cento ha ammesso di sentirsi sessualmente
incompetente; il 56 per cento confessa disfunzioni sessuali
ed infine il 30 per cento esprime preoccupazione per quello
che concerne le dimensioni del membro. Alcuni erano preoccupati
perché si sentivano diversi dagli altri
mentre altri hanno affermato di preferire il sesso con donne
morte. Gli intervistatori sospettarono che i sedici intervistati
che non risposero alla domanda sull' età della prima
esperienza di sesso con un partner conseziente non avessero
avuto esperienza alcuna.
Fra gli interessi dal punto di vista del sesso la pornografia
ha ottenuto il punteggio più alto con l' 81 per cento
(venticinque su trentuno risposte), a seguire la masturbazione
compulsiva (79 per cento) e il feticismo (72 per cento,
ventuno della ventinove risposte). Una percentuale più
piccola ha nominato sesso sado-masochistico, esibizionismo,
sesso con animali,
telefonate oscene, travestitismo.
Sono stati riscontrati anche casi di asfissia sessuale (la
pratica di auto-strangolarsi con corde o di mettersi un
sacchetto sulla testa per ridurre l'apporto di ossigeno
ai polmoni), e di fantasie e messe in atto di pratiche dolorose
durante la masturbazione; un soggetto riferisce delle sue
abitudini a pizzicarsi la regione dell'addome con pinze,
ami da pesca o piccoli coltelli durante la masturbazione.
A sedici anni lo stesso soggetto commise un gesto suicida
sparandosi all' addome con una pistola calibro 38.
Corrispondenze statisticamente rilevanti sono state trovate
nell'attività sessuale da adulto dei soggetti che
avevano ammesso esperienze bizzarre in gioventù .
Da questi dati emergono elementi preoccupanti ed a mio avviso
molto significativi come il fatto per esempio che ventidue
su trentasei intervistati abbia ammesso di aver avuto fantasie
di stupro e ben la metà di questi abbiano detto di
aver avuto le prime fra i dodici ed i quattordici anni.
Altro dato molto eloquente mi sembra il 43 per cento di
abusi sessuali durante l'infanzia.
Una estesa comparazione è stata eseguita fra i soggetti
che avevano subito violenze durante l'infanzia e quelli
che non ne avevano subite rispetto ad alcune variabili della
vita familiare.
Dei dodici soggetti vittime di violenze nella prima infanzia
il 42 per cento ha detto di avere una relazione fredda ed
inconsistente con la madre, il doppio esatto rispetto allo
stesso dato (21 per cento) dei soggetti che non avevano
subito violenze. Per quanto riguarda le relazioni col padre
si conferma il dato precedente in modo ancora più
eclatante. I soggetti con violenze subite hanno detto di
avere un rapporto freddo ed ostile col padre nel 92 per
cento dei casi, mentre i soggetti senza violenze subite
lo hanno dichiarato solamente nel 30 per cento dei casi
. In più il 53 per cento dei soggetti vittime di
violenza viveva in condizioni economiche ristrette o molto
basse rispetto al 33 per cento dei soggetti non vittime
di abusi. Ancora, il 46 per cento dei soggetti abusati viveva
in una famiglia effettuante frequenti traslochi e completamente
slegata dalle comunità locali rispetto al 20 per
cento dei soggetti non abusati.
Non sono state invece riscontrate grandi differenze fra
i due campioni per quanto riguarda il genitore dominante
o la stabilità affettiva della famiglia.
Elementi del comportamento.
In questa sezione vedremo tutti quei comportamenti insoliti
che gli
investigatori ritengono di grande importanza per determinare
poi le
motivazioni degli atti criminali compiuti da adulti.
In questo settore rientra l'oramai famigerata triade di
McDonald: Enuresi, Piromania, Crudeltà sugli animali.
Questi tre comportamenti sono stati riscontrati dalla maggioranza
dei serial killers intervistati e/o studiati dall' F.B.I.,
anche e soprattutto all' esterno di questa ricerca dei trentasei
individui.
L'enuresi è un comportamento non inusuale nei bambini,
quella però qui presa in considerazione è
una forma quasi patologica e protratta anche fino all'età
di quindici/sedici anni. Spesso ha un effetto doppiamente
negativo per il soggetto. Sensazioni di inadeguatezza, immaturità
e vergogna sono frequentemente aggravate dalle reazioni
sproporzionate dei genitori o di altri parenti come zii
o fratelli/sorelle che deridono il soggetto provocando un
ulteriore trauma ed una escalation di rabbia dovuta alla
sensazione di impotenza. Per piromania anche qui si intende
una forma vicina alla patologia dove vi sia una sensazione
rispetto all'appiccare i fuochi molto vicina alla compulsione,
un atto che
gratifica molto il soggetto e che pretende di essere ripetuto
in modo ossessivo. Esempio fulgido il giovane David Berkowitz,
il killer di coppiette di New York che da adolescente era
riuscito ad accendere più di duemila fuochi nell'area
metropolitana di New York.
Infine, per quanto riguarda la crudeltà sugli animali
non si può
realmente parlare di forme patologiche e non ma casomai
di gravità delle manifestazioni. L'atto infatti è
di per se un segnale di anomalie caratteriali del bambino.
Si considerano gravi le forme in cui oltre alla tortura
di animali domestici si passa all'uccisione e allo smembramento
di animali da cortile o domestici. Il giovane Ed Kemper
era terribilmente affascinato dalla morte e dal "funzionamento"
degli esseri viventi e, oltre a praticare pericolosi giochi
con sua sorella come vittima catturava, squartava e sezionava
con rinnovato e sempre più morboso interesse i gatti
del vicinato.
Il giovane Jeffrey Dahmer, dal canto suo, passava intere
giornate in cerca di animali morti per strada, li portava
a casa e dopo averli sezionati, fotografati disegnati e
dipinti nelle varie fasi della dissezione compiva esperimenti
sullo sciogliere i resti con l'acido oppure triturare le
ossa e liberarsi per altri versi delle carni. In modo prevedibile
queste insane pratiche giovanili sono divenute le esperte
tecniche di un adulto serial killer, organizzato in ogni
minimo dettaglio.
Gli elementi di spicco per quanto riguarda la prima infanzia
sono che più del cinquanta per cento dei soggetti
ha manifestato i seguenti comportamenti: Sogni ad occhi
aperti o fantasie (82 per cento), masturbazione compulsiva
(82 per cento), Isolamento (71 per cento), enuresi (68 per
cento), tendenza alla ribellione (67 per cento), incubi
notturni (67 per cento), distruzione di proprietà
(58 per cento), piromania (56 per cento), furto (56 per
cento) e crudeltà verso i pari (54 per cento).
Per quanto riguarda l'adolescenza il panorama è soltanto
leggermente diverso, più del cinquanta per cento
dei soggetti ha manifestato: iniziative violente verso gli
adulti (84 per cento), tendenza alla ribellione (84 per
cento), ancora masturbazione compulsiva alla stessa percentuale
dell'infanzia (82 per cento), fantasie (81 per cento), ancora
isolamento, in percentuale maggiore rispetto alla prima
infanzia (77 per cento rispetto al 71 della fase precedente),
crudeltà verso i bambini, in percentuale aumentata
anche questa caratteristica (64 per cento rispetto a 54
per cento).
Ma forse la caratteristica più evidente è
che quasi la metà dei soggetti porta avanti con determinazione
e regolarità un progressivo pattern di violenza sugli
animali.
Per quello che concerne il periodo adulto, assistiamo allo
stabilizzarsi di alcuni elementi che si erano rivelati peculiari
nella fase adolescenziale più l'aumento notevole
di qualche altra caratteristica precedentemente poco rilevante.
Più del cinquanta per cento dei soggetti infatti
presenta le seguenti caratteristiche: azioni violente verso
gli adulti (aumentate dall'84 all'86 per cento a discapito
della crudeltà sugli animali, che diminuisce notevolmente),
fantasie (stabili all'81 per cento), masturbazione compulsiva
(81 per cento), isolamento (73 per cento) e bassa considerazione
di sè (62 per cento).
Prima di affrontare una visione generale, bisogna fare una
distinzione fra indicatori di comportamento interni ed esterni.
I comportamenti interni sono quelli propri del soggetto
e che esperisce all'interno della sua emotività.
Quelli esterni sono quelli che palesemente possono essere
osservati dagli altri.
I comportamenti interni più diffusi trasversalmente
ai tre periodi sono: fantasie, masturbazione compulsiva
ed isolamento.
I comportamenti esterni più presenti in generale
sono invece il mentire patologico, la tendenza alla ribellione,
il furto, la crudeltà verso i bambini e l'aggressività
manifesta verso gli adulti.
E' stato riconosciuto a questo insieme di caratteristiche
il nodo principale da cui si può formare una personalità
antisociale, risentita in modo violento ed estremamente
egoistica che si manifesta più tardi nella vita attraverso
l'omicidio in serie, una base solida dalla quale raramente
sembrano esserci altre uscite, un insieme di costrutti mentali
che porta troppo spesso alla considerazione dell'altro come
un mezzo per arrivare alla propria soddisfazione, allo sfogo
della rabbia, al piacere sessuale. L'impossibilità
di simpatizzare o avere sentimenti positivi verso una vittima
è inevitabile.
Un altro importante tema che è stato analizzato è
il grado di adattamento sociale. Un altro paradigma sembra
affiorare a questo proposito. Più precisamente quello
che nonostante i mezzi mentali e familiari di ottenere successo
dalle attività della vita, molto spesso queste persone
hanno grosse difficoltà con la scuola, il lavoro,
il servizio militare.
Per quello che riguarda le posizioni lavorative vediamo
i dati più eloquenti di questa sezione. Solo il 20
per cento dei soggetti possedevano un lavoro stabile. Ben
il sessantanove per cento aveva lavori vacanti.
Questo dato è molto importante, perché bisogna
ricordarsi che qui è il senso di adattamento sociale
che viene preso in considerazione; ad esclusione di pochi,
la maggior parte dei serial killers sarebbero perfettamente
in grado di trovare lavori di concetto ed inserirsi nella
società.
Nonostante ciò questo non succede nella maggior parte
dei casi.
Esempi di questa categoria ce ne sono ovunque nella casistica
statunitense, John Wayne Gacy, l'assassino vestito da clown,
era un indefesso lavoratore; due volte cittadino dell'anno
a Springfield, la capitale dell'Illinois, aveva un'impresa
tutta sua ed era famoso per lavorare dalle dieci alle tredici
ore al giorno. La scuola però non era il suo forte,
ha ripetuto più volte il quarto grado elementare
prima di abbandonare definitivamente gli studi.
Ted Bundy, conosciuto per essere un brillante studente di
legge prima di iniziare la sua corsa omicida conclusa quasi
in follia, non ha mai lavorato in un impiego stabile e si
è alla fine lanciato in una serie di viaggi attraverso
gli Stati dell'America con carte di credito false e soldi
dei genitori e della sua compagna.
Neanche le prestazioni durante il servizio militare sono
troppo buone; quattro dei soggetti hanno avuto problemi
con la legge nel contesto del servizio, e otto di loro sono
stati congedati con disonore a causa di comportamenti violenti
e antipatriottici e resistenza alla disciplina degli ufficiali.
Addirittura uno dei quattro soldati congedati con onore
del gruppo confessa che le sue fantasie, che avevano avuto
sempre e soltanto lui come soggetto, dopo il ritorno dal
Vietnam si sono trasformate in desiderio di rivalsa, vendetta
e violenza verso le donne e la società.
In conclusione possiamo dire che non sappiamo con certezza
se questi siano gli elementi che fanno di un uomo un assassino
seriale anche perché quasi tutti gli intervistati
avevano i numeri e le possibilità per diventare rispettabili
membri della società. Certo è che il concorso
fra i fattori ambientali, familiari e caratteriali sopra
elencati fanno sì che una persona si isoli gradualmente
dalla società in modo patologico e carico di risentimento;
l'isolamento stesso è conseguenza ed origine dello
sviluppo della personalità antisociale in quanto
la chiusura in se stessi dovuta ad un cattivo rapporto con
l'esterno fa sì che i soggetti si allontanino anche
da quelle figure potenzialmente positive come gruppi di
pari ma anche insegnanti, genitori, dottori.
|