Bibliografia

DR. CHRISTOPH PAULUS “Serial Killer: cause estreme della violenza”, traduzione di Cristina Commandini


 



Esperienze infantili


All’infuori dei criminali classificati inequivocabilmente come squilibrati mentali, i cui delitti scaturiscono da rappresentazioni deliranti(5), per tutti gli altri vale l’interrogativo circa le cause di tali atti estremi, come ad esempio quelli descritti precedentemente o, più esattamente, circa le cause della motivazione estremamente aggressiva.

Un’indagine intensiva dell’FBI ha prospettato un quadro generale relativo a 36 serial killer. Tali criminali sono provenuti tutti da una situazione familiare problematica ed hanno ricevuto un’educazione distaccata, violenta ed ingiusta; 13 di loro hanno riferito episodi infantili di violenza fisica, 23 di violenza psicologica e 12 di abusi sessuali (BURGESS, 1986). A tal proposito RESSLER et al. (1993) scrivono: “Il rapporto con la figura materna evidenziato dai soggetti intervistati [ serial killer, N.d.A.] era fortemente caratterizzato da freddezza, distacco, insensibilità o negligenza.

Essi denotano carenze affettive ed assenza di contatti umani”. Eccone un esempio (cit. da RESSLER et al., 1993):” Una donna metteva il figlio ancora neonato in una scatola di cartone, gli accendeva la televisione e si recava a lavoro. Più tardi lo metteva nel box, gli buttava dentro qualcosa da mangiare e lo abbandonava nuovamente davanti alla TV, fin quando non rientrava in casa.

Un altro bambino ci ha raccontato che ogni sera era costretto a stare solo nella sua stanza e se tentava di andare in soggiorno i genitori lo mandavano via bruscamente e gli gridavano che quella era l’unica possibilità che avevano di restare da soli ”.

Non si deve quindi ignorare il fatto che già in età infantile è possibile gettare le basi per un’aggressività estrema. A tal riguardo, si rende necessaria un’analisi relativa all’origine del movente aggressivo stesso ed in particolare allo sviluppo di un repertorio di atti violenti.

In base alla descrizione dettagliata di KORNADT (1987, 1988, 1989a; KORNADT & ZUMKLEY, 1992) è necessario “partire da una scala gerarchica di moventi, valida principalmente per l’origine infantile del movente nell’ambito della personalità.

Pertanto all’aggressione sembra spettare il compito di svolgere una sorta di funzione di legittima difesa per quanto concerne necessità vitali quali sicurezza, incolumità di fronte a pericoli mortali o morte. La consapevolezza di poter aver successo all’occorrenza, se non altro con l’uso della violenza, è rassicurante e comporta, in tal senso, la determinazione di un obiettivo generalizzato in questa direzione.

Il movente dell’aggressione generalizzato (diverso a livello individuale) così costituitosi è quindi talmente sistematico che si innesca ogni qual volta subentri una circostanza frustrante (in questo senso soggettiva).” (KORNADT & ZUMKLEY, 1992).