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Perché non tutti diventano assassini?
Una risposta plausibile a tale interrogativo potrebbe essere
contenuta nella fase antecedente al primo delitto. I criminali
devono trovarsi in una situazione scatenante e reagire di
conseguenza. Alcuni criminali potenziali non vi giungono
mai. A tal proposito, VON HENTIG (1961) evidenzia in particolare
il ruolo svolto dal caso. Ad esempio descrive dei gemelli
di cui uno soltanto è divenuto un criminale. Nel
corso di unindagine, il fratello non criminale ha
dichiarato che alletà di 12 anni aveva manifestato
lintenzione di rapinare un negozio assieme a due amici.
Il tentativo era fallito solo perché erano stati
sorpresi da un passante. FÜLLGRABE (1983) e LEMPP (1977)
sostengono limportanza del ruolo svolto dal caso,
giungendo alla conclusione che il caso può
determinare uno sviluppo diverso allinterno di personalità
analogamente strutturate: di due criminali ne viene arrestato
solamente uno; di due ex carcerati, solamente uno si sposa
e conduce una vita borghese; in ogni caso soltanto uno dei
due diviene un criminale! (FÜLLGRABE, 1983).
LEMPP (1977) ha riscontrato che i giovani criminali da lui
studiati (tutti autori di omicidi singoli e non di pluriomicidi)
si differenziano da altri giovani caratterizzati da analoghi
deficit strutturali della personalità ed uno scarso
livello di autocontrollo esclusivamente per il fatto di
essersi trovati in una situazione che non sapevano gestire.
RESSLER et al. (1993) descrivono molteplici casi caratterizzati
dalla suddetta causa scatenante: La causa del primo
omicidio commesso da Richard Marquett era limpotenza
nei confronti di una donna [
] A dare il colpo di grazia
a Ted Bundy fu presumibilmente la sospensione dei contributi
finanziari [
] I problemi di David Berkowitz si fecero
insormontabili allorché la madre carnale si rifiutò
di prenderlo con sé [
] Dopo una lite furibonda
con la madre, Ed Kemper sbatté la porta e si ripromise:
La prossima donna con cui avrò a che fare ci
lascerà la pelle.
ROBERT RESSLER, il fondatore della sezione di etologia presso
lFBI statunitense, individuò la causa della
reazione deviante dei serial killer analizzati in una struttura
psichica instabile. Nei confronti di circostanze avverse,
quali ad esempio l improvviso stato di disoccupazione, si
chiudono a riccio, si concentrano esclusivamente su quel
singolo problema, escludendo tutto il resto allinfuori
delle fantasie, dalle quali si aspettano una soluzione
(ib.). Tale processo descrive chiaramente le conseguenze
di legami affettivi inesistenti o instabili-ritrosi.
Laffetto presuppone protezione in situazioni critiche.
Non possedendo una certezza di questo tipo, tali individui
sono caratterizzati dallassenza di modalità
comportamentali adeguate.
A tal proposito, sarebbe opportuna unanalisi del ruolo
svolto dalla volizione. Le azioni non sono provocate esclusivamente
da una situazione scatenante, e quindi dalla motivazione
che ne consegue, bensì anche dalla volontà
di esecuzione.
Coloro che si trovano alle soglie della criminalità
ma che poi non divengono criminali potrebbero eventualmente
differenziarsi da altri in virtù della forza di volontà,
la quale non è sempre autonoma, bensì può
essere anche condizionata da fattori ambientali. Probabilmente
sarà capitato a tutti di bere una birra in compagnia
di amici e di lasciarsi persuadere a berne ancora, nonostante
il senno dica: No, ne hai già bevuta abbastanza!.
Lautocontrollo e la responsabilità nei confronti
di se stessi, associati al libero arbitrio, possono essere
minati soprattutto attraverso metodi educativi violenti.
Nel caso di bambini spesso soggetti a punizioni, leducatore
severo occupa una posizione di primo piano, in quanto
gestisce e controlla il comportamento. Essi non hanno mai
imparato a gestire e controllare il proprio comportamento
(FÜLLGRABE, 1983).
Ne è una conferma la teoria di BECKER (1964), il
quale ha riscontrato che i bambini cresciuti in un atmosfera
gradevole osservano maggiormente i divieti e, qualora ciò
non si verifichi, sviluppano maggiori sensi di colpa.
Tuttavia non è solamente la fase antecedente al primo
delitto a preparare il terreno in modo decisivo, bensì
anche lo sviluppo successivo. STEPHAN QUENSEL (1980) illustra
ampiamente che più si acquista dimestichezza con
lattività criminale, maggiori saranno le difficoltà
connesse alla sua sospensione. Egli descrive le fasi che
costituiscono tale carriera verso il basso nel
modo seguente:
più la situazione di partenza è favorevole
(avvio allattività criminale in età
adulta, socializzazione nella norma, risorse adeguate),
maggiori saranno le alternative positive a disposizione
e quindi minore il rischio di cadere in basso;
il problema di partenza è perlopiù di lieve
entità e, infatti, molti delitti iniziali vengono
commessi esclusivamente per gioco;
vengono individuate e portate a termine soluzioni anomale,
ritenute le uniche possibili e, quindi, date per scontate;
più ci si inoltra nellattività criminale,
minori sono le alternative positive a disposizione, più
frequenti saranno quelle negative (abuso di alcool e sostanze
stupefacenti, abbrutimento) e quindi più lento il
ritorno alla normalità, che non va più ricercata
a partire dalla situazione iniziale bensì, immaginando
un grafico a forma di forbice, verso lalto alla stessa
distanza;
più ci si scivola verso il basso nella carriera,
più si ingrandisce il problema, inizialmente di lieve
entità, per effetto di problemi aggiuntivi connessi
alle conseguenze penali, più probabile diviene il
proseguimento di tale carriera, nonché
più formale e più severa la reazione (della
società, N. d. A.) e più grave il problema.
Nonostante lo sviluppo sopra descritto, si può giungere
al reale compimento di atti criminali aggressivi (stupro,
rapimento) ma non allomicidio, di fronte al quale
i criminali indietreggiano per la paura. In molti casi ciò
si spiega in virtù di uninibizione dellaggressione
ancora in atto che, però, subentra a tutti gli effetti
soltanto dopo latto criminale. Nel contempo
si osserva che il soggetto questione ( autore di molteplici
stupri, N. d.A.) ha avuto successivamente una forte reazione
di vergogna nonché sensi di colpa [
] provando
il forte bisogno di scusarsi con la parte lesa (HOFF,
1992).
Alla spiegazione più che altro situazionale-casuale,
che può aver luogo soltanto in età relativamente
avanzata, si può affiancare già nel corso
dello sviluppo del movente dellaggressione quella
relativa al rapporto genitore-figlio. A tal riguardo RESSLER
et al. (1992) pongono laccento sullo sviluppo durante
letà prepuberale. In questa fase si tengono
in allenamento per poi commettere omicidi o altri atti di
violenza.
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