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Relazione finale sul progetto intitolato:
Benessere Animale e Violenza Domestica
Realizzato da: Frank R. Ascione, Ph.D, Claudia V. Weber,
M.S. e David S. Wood,
Università Statale dellUtah, Logan, Utah
Presentata originariamente alla Fondazione Geraldine R.
Dodge, 25 Aprile 1997
"Ho parlato con i più vulnerabili e ho visto
quanto siano stati avvelenati
Loro ci mostrano come
commettere atti di violenza sia traumatico. Ci mostrano
come essere testimoni di atti di violenza sia traumatico.
E ci mostrano come la maggior parte degli adolescenti e
degli adulti colpevoli di violenza, siano dei bambini traumatizzati,
trascurati, spaventati.
James Garbarino (1995)
Raising children in a socially toxic environment(
Crescere dei bambini in un ambiente socialmente tossico).
San Francisco: Jossey-Bass. (p.86)
SINTESI
Questo studio rappresenta il primo tentativo di valutare
limpatto del maltrattamento animale su campioni di
donne che hanno cercato protezione nei rifugi per donne
vittime di violenza (101 donne) e in campioni di donne parte
della comunità che non erano state vittime di violenza
(60 donne).
Utilizzando la ben nota Conflict Tactics Scale, abbiamo
sviluppato degli strumenti che ci hanno permesso di misurare
il maltrattamento degli animali domestici basandoci sui
racconti delle donne e dei bambini e sulla valutazione dei
livelli di violenza familiare (non includendo il maltrattamento
degli animali domestici).
Il possesso di animali domestici sia al momento dello studio,
sia nel passato (entro un lasso di tempo di 12 mesi) era
alto per tutti i campioni (entro una fascia che oscilla
dal 64.1% al 96.6%) anche se il campione del rifugio presentava,
al momento dello studio, una percentuale di possesso di
animali inferiore rispetto al campione della comunità.
Nel campione del rifugio, inoltre, vi erano livelli inferiori
di cure veterinarie, sia regolari che demergenza,
e di vaccinazioni. Il ricambio degli animali
domestici nei 5 anni che avevano preceduto lo studio era
più alto nel gruppo del rifugio. I compagni (es.
mariti, fidanzati) delle donne del rifugio erano meno inclini
ad aiutare nella cura degli animali rispetto ai compagni
del campione di donne della comunità.
Erano le donne dei rifugi a raccontare con maggior frequenza
che i loro compagni avevano minacciato di fare del male
agli animali domestici (52%) rispetto al campione di donne
provenienti dalla comunità (16.7%). Anche la gravità
di queste minacce era maggiore nel campione di donne del
rifugio. Leffettivo ferimento o uccisione degli animali
domestici è stato riferito dal 54% delle donne del
rifugio, ma solamente dal 3.5% delle donne della comunità.
Le donne del rifugio raccontavano, nella maggior parte dei
casi, che vi erano stati svariati episodi di lesione o di
uccisione degli animali domestici. Nel gruppo di donne vittime
di violenza quasi una donna su quattro ha raccontato che
è stata la preoccupazione per i loro animali a trattenerle
dal rivolgersi prima ai rifugi contro la violenza.
Circa la metà delle donne del rifugio ha raccontato
che i loro figli avevano assistito al maltrattamento degli
animali, contrariamente al campione di donne della comunità,
nel quale la percentuale era meno del quattro percento.
Una donna su quattro nel gruppo del rifugio e una donna
su cinque del campione della comunità hanno raccontato
che uno dei figli aveva ferito o ucciso un animale domestico.
La gravità della ferita dellanimale era comunque
più bassa tra i bambini del campione della comunità.
Inoltre, basandosi su misurazioni standardizzate, i bambini
del gruppo delle donne del rifugio mostravano, rispetto
ai bambini del gruppo della comunità, punteggi maggiori
anche per quanto riguarda il comportamento problematico.
I bambini del gruppo delle vittime di violenza (N=39) sono
stati anche intervistati direttamente e i due terzi hanno
raccontato di esser stati testimoni di maltrattamenti sugli
animali (incluso strangolamento, avvelenamento o spari).
Quasi la metà dei casi (46.4%) vedevano come responsabile
il padre, il patrigno, o il compagno della donna. La gravità
dei maltrattamenti è stata valutata o come recante
dolore o disagio allanimale, o come tortura o uccisione
dellanimale dall88.5% dei bambini che hanno
raccontato di esser stati testimoni di maltrattamenti agli
animali, con il 92.6% dei bambini che hanno dichiarato di
essere un po turbati o molto turbati
dagli episodi. Nonostante il 92.1% dei bambini abbia detto
che aiutava nella cura degli animali domestici, il 13.2%
ha ammesso di averli feriti ed il 7.9% ha raccontato di
aver ferito o ucciso altri animali. Ciò nonostante
il 51.4% di questi bambini ha detto di aver protetto gli
animali, in alcuni casi intervenendo direttamente per impedire
che gli fosse fatto del male.
Oltre i due terzi dei bambini (67.6%) ha detto che avrebbero
voluto vedere i loro animali domestici trattati meglio
di come lo siano ora.
Lapplicazione della Conflict Tactics Scale, ha permesso
di appurare che i livelli di violenza fisica, sia lieve
che grave, erano sostanzialmente maggiori nel campione del
rifugio che non in quello della comunità. Il più
alto livello di grave violenza fisica (es. maltrattamenti
fisici, bruciature, minacce con pistola o coltello) lo si
è riscontrato nei gruppi del rifugio quando nelle
loro case si erano verificate minacce o effettivi ferimenti/uccisioni
di animali domestici.
I risultati di questo studio mostrano il panorama di terrore
entro il quale vivono molte donne, bambini e i loro animali,
e dovrebbero dare immediato risalto a come violenza familiare
e maltrattamenti animali siano fenomeni convergenti.
SCOPO DEL PROGETTO
Come osservato nella proposta originale, la crescente attenzione
verso il tema dei maltrattamenti sugli animali ha portato
allesame dei contesti entro i quali questi maltrattamenti
si sviluppano. La limitata ricerca attualmente esistente
si concentra sulla relazione tra il maltrattamento degli
animali e il maltrattamento fisico o sessuale sui bambini.
Molta meno attenzione è stata rivolta dalla ricerca
nei confronti dei maltrattamenti sugli animali allinterno
di famiglie dove era presente violenza domestica (con un
compagno adulto che usava violenza).
Ora che molte organizzazioni animaliste iniziano a collaborare
con programmi di assistenza sociale rivolti alla violenza
(sue origini, prevenzione e riduzione), sono necessari dati
che documentino la correlazione tra violenza tra le persone
e maltrattamenti verso gli animali, specialmente nei confronti
di animali domestici, in quanto rientrano in un rapporto
significativo con chi si prende cura di loro. Questi dati
metterebbero in risalto lambito entro il quale il
problema si manifesta e suggerirebbero le aree entro cui
potrebbe aver maggior efficacia la collaborazione tra agenzie
per il benessere animale e quelle per il benessere umano
(es. pensioni per animali qualora una donna dovesse scappare
da casa per la sua sicurezza). Questi dati potrebbero anche
essere utilizzati per facilitare i cambiamenti legislativi
in merito alla gravità della violenza sugli animali.
Infine, il fatto che i bambini siano testimoni dei maltrattamenti
o delluccisione dei loro amati animali domestici,
può essere considerata una forma di intimidazione
o di maltrattamento psicologico. È interessante notare
che la legislatura dello Utah ha recentemente promosso un
progetto di legge che considera i danni dovuti alla violenza
domestica ancora più gravi qualora un bambino avesse
assistito alle percosse. Per un bambino assistere a maltrattamenti
o torture su un animale domestico potrebbe essere non meno
sconvolgente.
Ad oggi solo uno degli studi pubblicati (Ascione, 1997)
ha indicato in modo specifico la presenza di animali maltrattati
in un campione di donne vittime di violenza. Il campione
era piccolo (38 donne) e lo studio mancava di un gruppo
di controllo composto da donne che non avessero subito violenza
dai loro partner. Inoltre sono state intervistate solo le
donne, non si è quindi potuta analizzare la prospettiva
dei bambini nei confronti dei maltrattamenti sugli animali.
Per di più questo studio manca di rilevare la frequenza
e lintensità della violenza domestica. La presente
ricerca è stata progettata per correggere questi
difetti di ricerca e le limitazioni date dalle generalizzazioni
dei risultati precedenti.
METODI
Campioni
Abbiamo collaborato con 5 rifugi demergenza per donne
vittime di violenza al fine di reclutare donne che avessero
avuto esperienza di violenza domestica. Abbiamo inoltre
cercato la partecipazione di donne, allinterno della
comunità, che non avessero una storia di violenza
domestica alle spalle. I criteri principali erano che le
donne avessero, o avessero avuto nellanno precedente,
un animale domestico e, per una parte del campione, che
avessero un bambino tra i 5 ed i 18 anni che volesse partecipare
volontariamente. Lappendice contiene i protocolli
utilizzati per la selezione dei partecipanti così
come i fac-simili dei documenti sul consenso informato che
sono stati utilizzati. Questi materiali, così come
il protocollo generale del progetto, sono stati approvati
dal Consiglio Di Revisione Istituzionale Delluniversità
Statale Dello Utah Per La Ricerca Con Esseri Umani e dallAgenzia
Statale Che Supervisiona Le Operazioni Di Protezione. Sottolineiamo
che tutti i partecipanti erano volontari.
I partecipanti della casa rifugio sono stati invitati a
prendere parte al progetto dagli operatori e le partecipanti
della comunità sono state reclutate attraverso annunci
sul giornale e manifesti posizionati in tutta la comunità.
Il nostro piano iniziale era quello di fissare il campione
del rifugio e in seguito fare combaciare le sue caratteristiche
demografiche con il campione della comunità. Tuttavia
i tempi prolungati che sono stati necessari per il reclutamento
dei partecipanti (dovuto al turnover della direzione e dello
staff dei rifugi) ha fatto si che iniziassimo a condurre
la ricerca sui volontari comunitari prima che sulla maggior
parte dei partecipanti del rifugio.
Le generose dilazioni di tempo concesseci dalla Dodge Foundation
ci hanno permesso di raggiungere lampiezza del campione
che ci eravamo prefissati e ci è perfino stato possibile
aumentare lampiezza del campione della comunità
rispetto a quanto originariamente proposto, grazie allaiuto
del Vice Presidente Per La Ricerca Delluniversità
Statale Dello Utah.
Al fine di facilitare lesposizione delle caratteristiche
dei campioni e dei risultati, nel corso di tutto il documento
saranno utilizzate le seguenti abbreviazioni come promemoria.
I partecipanti sono stati suddivisi in queste quattro categorie:
S-C Questo gruppo comprendeva donne entrate nei rifugi per
donne vittime di violenza che hanno acconsentito a che venisse
intervistato uno dei loro figli. Il numero (N) valutato
è stato di 39.
S-NC Questo gruppo comprendeva donne del rifugio che non
avevano figli, o i cui figli non rientravano nei nostri
criteri di selezione, o che hanno deciso di non includere
i loro figli nel progetto. N=62.
NS-C Questo gruppo comprendeva donne della comunità
senza una storia di violenza domestica che hanno acconsentito
a raccontare anche di uno dei loro figli (i bambini della
comunità non sono stati intervistati data la natura
potenzialmente sconvolgente di alcuni dei punti della ricerca).
N=30.
NS-NC Questo gruppo comprendeva donne della comunità
senza una storia di violenza domestica. Nessuna di queste
donne aveva figli. N=30.
Dato che il numero di elementi era diverso a seconda dei
gruppi, per esprimere caratteristiche del campione o risultati
sono state utilizzate delle percentuali. Questo ha facilitato
lesposizione dei dati anche nel caso in cui uno o
due degli intervistati avessero mancato di completare un
passaggio della ricerca o non avessero fornito una risposta
misurabile.
La fascia detà dei partecipanti era compresa
tra i 17 e i 57 anni, con i seguenti esiti per quanto riguarda
letà media dei gruppi: : S-C 34.05 anni; S-NC
30.23 anni; NS-C 40.33 anni; NS-NC 25.67 anni. Nonostante
letà media fosse più bassa nel gruppo
S-C che nel gruppo NS-C e più alta nel gruppo S-NC
che nel gruppo NS-NC, generalmente letà media
del campione del rifugio (31.7 anni) era comparabile con
quella delle donne della comunità (33 anni).
Lo stato civile riferito per lintero campione era:
sposate - 64%, divorziate - 9.9%, single - 24.8%, e vedove
- 1.2%. La differenza di stato civile era più alta
nel campione del rifugio, con un numero maggiore di donne
che rientravano nelle categorie divorziate, single e vedove.
Anche letnia presentava una maggiore diversità
nel campione del rifugio, anche se i criteri demografici
avevano una forte corrispondenza con quelli di uno studio
condotto nellintero stato su donne maltrattate (Thompson,
1994). Per il gruppo S-C il 71.8% era di razza Europeo Americana,
il 17.9% Ispanica, il 2.6% Nativa Americana, il 5.1 % Afro
Americana, e il restante 2.6% appartenente ad "altre"
razze (es., mista, Samoana). Le stime corrispondenti per
il gruppo S-NC erano 66.1%, 9.7%, 9.7%, 9.7%, e 4.8%. I
campioni della comunità erano principalmente Europeo
Americani ma il gruppo NS-C includeva anche un 6.7% di Nativo
Americani.
Secondo quanto riportato dalle donne del rifugio il numero
di anni di istruzione sia loro che dei loro partner, era
più basso di due o tre anni rispetto ai dati forniti
dalle donne del gruppo della comunità. Per i gruppi
S-C, S-NC, NS-C, e NS-NC, il numero medio di anni distruzione
dei partner era, rispettivamente, di 11.83, 11.80, 15.5,
e 14.4. Le stime corrispondenti per le donne erano, rispettivamente,
di 12.61, 12, 14.57, e 15 anni.
Abbiamo utilizzato informazioni circa leducazione
ed il tipo di impiego nel valutare la posizione sociale
in base alla classificazione Hollingshead. In generale,
in questindice, il gruppo del rifugio ha totalizzato
punteggi inferiori rispetto al gruppo della comunità.
Comunque i risultati variavano in dipendenza dal fatto che
lavorassero sia la donna che il suo compagno, che lavorasse
solo la donna o che lavorasse solo il compagno. I punteggi
del gruppo ricadevano principalmente tra le categorie di
lavoratori semi-qualificati o lavoratori professionali/tecnici
minori. Gli specifici punteggi Hollingshead sono elencati
in Appendice e saranno descritti quando questa ricerca sarà
elaborata per essere proposta ad una pubblicazione accademica.
Valutazioni
Le donne ed i bambini del rifugio sono stati intervistati
dallequipe del rifugio una volta passato liniziale
periodo di emergenza dato dallentrata nel programma
di protezione. Le donne della comunità sono state
intervistate da unassistente diplomato in psicologia.
Le donne sono state informate in merito alla natura del
progetto, al tipo di valutazione, ai metodi per assicurarsi
la segretezza dei dati .
RISULTATI
Possesso Di Animali Domestici
Abbiamo scoperto che virtualmente tutte le donne hanno avuto
un animale nei 12 mesi precedenti alla ricerca (SC 92.1%;
S-NC 90.3%; NS-C 96.6%; NS-NC 100%), ma che le donne del
rifugio erano meno disponibili a possedere un animale domestico
in quello specifico periodo (S-C 64.1%; S-NC 70.5%; NS-C
90%; NS-NC 83.3%). Quando alle donne sono state fatte domande
in merito al numero di animali domestici che hanno avuto
nei 5 anni precedenti, la media di animali domestici era
generalmente più alta nel gruppo del rifugio (S-C
9.19 animali domestici; S-NC 6.15; NS-C 5.6; NS-NC 5.4)
e questo indica un più alto tasso di ricambio
degli animali domestici nei campioni del rifugio. Le differenze
tra i valori dei quattro gruppi si presentano molto marcate
quando eliminiamo la cifra erratica maggiore che rappresenta
il numero di animali posseduto in un periodo di 5 anni:
S-C 1-40 animali domestici; S-NC 1-30; NS-C 1-16; NS-NC
1-13.
Cura Degli Animali Domestici
Differenze tra i gruppi del rifugio e quelli della comunità
erano presenti anche per quanto riguarda i resoconti delle
cure veterinarie. La somministrazione di regolari cure veterinarie
per gli animali domestici è stata descritta dal 55.%
delle donne del rifugio, e da ben l85% delle donne
della comunità. Sono state riferite emergenze veterinarie
dal 31.7% delle donne del rifugio e dal 48.3% delle donne
della comunità. È stato indicato come gli
animali domestici fossero stati vaccinati dal 73% delle
donne del rifugio e dal 93.1 % delle donne della comunità.
Questi dati suggeriscono livelli di cure veterinarie tendenzialmente
più bassi per gli animali domestici nelle famiglie
dove ci sia violenza domestica.
Quando gli è stato chiesto se i loro partner (es.
mariti, fidanzati) aiutassero a prendersi cura degli animali
domestici a casa loro, è stato il gruppo delle donne
del rifugio a dare risposte tendenzialmente meno positive.
La percentuale di risposte sì a questa
domanda per i quattro gruppi è stata: S-C 51.3%;
S-NC 69.4%; NS-C 86.7%; NS-NC 86.7%.
Un certo numero di punti richiedevano quali fossero le tipologie
di cure prestate dai partner nei confronti degli animali
domestici. Le risposte sì alla domanda
se lunica tipologia di cura prestata dal partner allanimale
fosse quella di dargli da mangiare sono state: S-C 50%;
S-NC 46.7%; NS-C 11.5%; NS-NC 3.8%. I partner delle donne
della comunità erano chiaramente più coinvolti
in una maggior varietà di attività correlate
agli animali domestici oltre a quella di nutrirli, tra queste
sono incluse anche le passeggiate, la toelettatura, e il
giocare con gli animali. Anche lattenzione nei confronti
degli animali dimostrata portandoli veterinario era più
presente tra i partner dei campioni della comunità:
S-C 0%; S-NC 4.4%; NS-C 15.4%; NS-NC 19.2%.
Minacce Agli Animali
Quando alle donne è stato chiesto se i loro partner
avessero mai minacciato di fare del male ai loro animali
domestici, le risposte affermative sono state maggiori nel
campione di donne del rifugio (52%) che non nel campione
di donne della comunità (16.7%). La percentuale di
risposte sì per ciascun gruppo è
stata la seguente: S-C 52.6%; S-NC 51.7%; NS-C 20%; NS-NC
13.3%. Nonostante la presenza di minaccia fosse diversa
tra i gruppi, ciò che era paragonabile tra i vari
gruppi era la gravità delle minacce (per la maggior
parte si trattava di minacce o di gravi maltrattamenti o
delluccisione dellanimale domestico) e la loro
frequenza (es., dal 50 al 55% delle donne che ha raccontato
di minacce allinterno di ciascun gruppo, ha riferito
che queste erano state ripetute in più occasioni).
Alle donne che hanno menzionato le minacce è stato
chiesto a cosa pensavano che queste minacce fossero correlate.
Per le donne del rifugio era meno probabile (S-C 15.8% e
S-NC 25%) rispetto alle donne della comunità (NS-C
83.3% e NS-NC 50%) che le minacce fossero dipese da azioni
o comportamenti degli animali. Nonostante nessuna delle
donne della comunità abbia identificato nelle minacce
dei tentativi di coercizione da parte del compagno, questa
è stata invece identificata come la causa dal 21.1%
delle donne del gruppo S-C e dal 15.6% del gruppo S-NC .
Lesione O Uccisione Reale Degli Animali Domestici.
Anche in questo caso cè una differenza sostanziale
tra quanto raccontato dalle donne del gruppo del rifugio
e da quelle della comunità. Quando gli è stato
chiesto se i loro partner avessero mai davvero ferito o
ucciso uno dei loro animali domestici, la risposta sì
è stata data dal 69.2% del gruppo S-C, dal 44.3%
del gruppo S-NC, dal 7.1% del gruppo NS-C, e dallo 0% del
gruppo NS-NC. Indipendentemente dal gruppo di appartenenza
alcune donne hanno indicato che gli animali domestici sono
stati colpiti o calciati, o gli è stato sparato contro.
Gli episodi più scioccanti sembrano essere limitati
ai racconti delle donne del rifugio, che hanno descritto
i seguenti esempi (oltre a molti altri): un animale affogato,
un animale inchiodato alla porta della camera da letto della
donna, un animale a cui è stato fatto ingerire alcool
e veleno, un animale a cui è stata rasata interamente
la pelliccia in inverno e un animale gettato fuori da una
macchina in movimento. La maggior parte degli incidenti
ha coinvolto gatti o cani, ma nei gruppi del rifugio sono
stati menzionati come vittime di maltrattamento o uccisione
anche uccelli, gerbilli e conigli. Nonostante le donne della
comunità abbiano detto che solo una volta si è
verificato davvero un caso di lesione o uccisione, il 70%
delle donne del gruppo S-C e il 52.6% del gruppo S-NC ha
detto che questi incidenti sono successi più
volte. Tra le donne che hanno segnalato questi episodi
l 83.3% del gruppo S-C e l 88.9% del gruppo
S-NC ha notato che loro erano molto legate allanimale
che è stato ferito.
Nonostante le donne della comunità abbiano citato
come ragione del ferimento dellanimale il fatto che
lanimale avesse morso o la disciplina,
la maggior parte delle donne del rifugio (70.4% per il gruppo
S-C e 60.7% per il gruppo S-NC) non ha saputo fornire una
motivazione del perché gli animali siano stati maltrattati.
Le donne del rifugio che hanno fornito una motivazione,
hanno spesso menzionato o il comportamento dellanimale,
o un tentativo di coercizione da parte del partner, o entrambi.
Quattro donne del gruppo del rifugio e due donne del gruppo
della comunità hanno detto di aver ferito loro stesse
un animale. Eccetto nel caso di una donna del gruppo NS-NC
che ha detto di aver ucciso un animale una volta (in
un periodo della mia vita in cui ero malata), le altre
donne hanno descritto gli episodi come incidenti, causati
principalmente da autoveicoli.
Valutazione Delle Donne Delle Loro Risposte Emozionali
Quando è stato chiesto loro di valutare come si sentissero
dopo che i loro animali domestici erano stati minacciati,
erano tendenzialmente più le donne del rifugio a
rispondere che si sentivano stordite o orribilmente
(90% del gruppo S-C e 87.6% del gruppo S-NC) rispetto alle
donne della comunità (33.3% del gruppo NS-C e 75%
del gruppo NS-NC). Si sono avute valutazioni simili quando
alle donne è stato chiesto dei loro sentimenti quando
lanimale è stato realmente ferito o ucciso
(percentuale delle donne che ha risposto che si sentiva
stordite o orribilmente S-C
85.7%; S-NC 92.8%; NS-C 50%; NS-NC questultimo gruppo
non ha riferito di lesioni o uccisioni).
Nonostante nessuna abbia detto di essere stata sollevata
dal fatto che fosse stato lanimale ad essere stato
minacciato invece che loro stesse tra le donne della comunità,
questo è quanto è stato riportato dai gruppi
S-C e S-NC rispettivamente dal 5% e dal 15,6% delle donne.
Allo stesso modo mentre nessuna delle donne della comunità
(NS-C) ha detto di essere rimasta sollevata per il fatto
che fossero stati i loro animali ad essere stati picchiati
piuttosto che loro stesse, il 10.7% delle donne del gruppo
S-C e il 3.4% del gruppo S-NC ha detto di essersi sentita
in questo modo.
Preoccupazione per il benessere dellanimale
La seguente domanda è stata posta solamente alle
donne del rifugio: La preoccupazione per il tuo animale
domestico ti ha trattenuta dal venire prima al rifugio?.
Quasi una su quattro tra le donne del rifugio ha risposto
sì a questa domanda (il 23.1% del gruppo
S-C e il 22.6% del gruppo S-NC). Abbiamo inoltre esaminato
le risposte a questa domanda in relazione al fatto che le
donne avessero o meno riferito di minacce o lesioni agli
animali e abbiamo scoperto percentuali ancora più
alte. Per il gruppo S-C le donne hanno detto di aver ritardato
lentrata nel rifugio a causa del fatto che gli animali
erano stati minacciati o feriti, rispettivamente nel 35%
e nel 25.9% dei casi. Le stime per le donne del gruppo S-NC
sono state del 25.8% e del 29.6%.
Alle donne è stato chiesto, inoltre, se la propensione
del loro compagno ad usare violenza sulle donne, sui loro
bambini e sui loro animali fosse cambiata nel corso del
periodo trascorso con loro. Le donne, nel 59% per il gruppo
S-C e nel 69,4% per il gruppo S-NC, hanno mostrato come
la violenza dei loro compagni verso di loro e verso i loro
figli fosse aumentata. Laumento della propensione
alluso della violenza nei confronti degli animali
è stato descritto dalle donne nel 30.8% per il gruppo
S-C e nel 29% per il gruppo S-NC.
La prossima sezione descrive i risultati dei racconti delle
donne in merito al comportamento dei loro figli con gli
animali. Ricordiamo che ai gruppo S-C e NS-C è stato
chiesto di selezionare il figlio che avesse avuto più
contatti (positivi o negativi) con gli animali (in questambito
ci riferiremo a loro come ai bambini target).
Per unulteriore valutazione ai fini della ricerca,
alle donne del rifugio (di entrambi i gruppi S-C e S-NC)
è stato inoltre chiesto di raccontare degli altri
figli che non erano stati inseriti nella stessa in quanto
target o, per il gruppo S-NC, dei figli che le donne non
avevano voluto inserire nella ricerca. Ricordiamo inoltre
che nessuna delle donne del gruppo NS-NC aveva figli.
Attenzioni Dei Bambini Nei Confronti Degli Animali Domestici
I dati mostrano come la stragrande maggioranza dei bambini
target si sia preso cura degli animali domestici (94.9%
per il gruppo S-C e 96.7% per il gruppo NS-C). Le attenzioni
nei confronti degli animali era moderatamente più
bassa per quanto riguardava I bambini non-target nei gruppi
del rifugio (87.9% per il gruppo S-C e 78.9% per il gruppo
S-NC). Questi dati e quelli seguenti suggeriscono come le
donne del gruppo S-C possano aver scelto i bambini target
selezionando quello con il miglior rapporto con gli animali
rispetto al resto della famiglia.
Testimonianza Dei Bambini Durante I Maltrattamenti Agli
Animali Domestici
Quando gli è stato chiesto se i bambini target avessero
assistito a maltrattamenti su animali nelle loro case il
61.5% delle madri del gruppo S-C ha risposto sì,
percentuale in netto contrasto con quella del 3.3% delle
madri del gruppo NS-C. Per i bambini non-target è
stato riferito che avevano assistito a maltrattamenti su
animali il 51.5% del gruppo S-C e il 34.2% del gruppo S-NC.
Maltrattamento Degli Animali Da Parte Dei Bambini
Alla domanda se i bambini target avessero mai ferito un
animale domestico, il 10.5% delle donne del gruppo S-C e
il 20% del gruppo NS-C, hanno riferito che era successo.
Molte delle madri del gruppo NS-C (60%) ha valutato la gravità
del danno fatto come una disagio minore; la
maggior parte delle madri S-C (il 66,7%) ha valutato la
gravità come causa di un disagio doloroso
o uccisione. Alcuni esempi includono imprigionare
lanimale, spezzare una gamba allanimale e soffocare
un animale.
Quando alle madri è stato chiesto se i bambini non-target
avessero maltrattato gli animali il 27.3% del gruppo S-C
e il 34.2% del gruppo S-NC ha risposto che era successo.
Questi dati, insieme a quelli precedentemente citati, suggeriscono
che le madri del gruppo S-C hanno scelto come bambino target
quello che aveva minori problemi di relazione con gli animali
di casa.
Punteggi Della Lista Di Controllo Children's Child
Behavior Checklist (CBCL)
I resoconti materni sui problemi comportamentali del bambino
valutati utilizzando la lista di controllo CBCL, hanno indicato
punteggi più alti nei Problemi Complessivi Di Comportamento,
nellInteriorizzazione (es., domande legate allansia)
e nellEsteriorizzazione (es., domande sullaggressività
e sullespressione) per il gruppo S-C rispetto al gruppo
NS-C (ciò significa che i punteggi in merito a queste
tre scale sono stati, per i gruppi S-C e NS-C, rispettivamente
di 61.9 vs 52.3, 62.1 vs 52.4, e 59.7 vs 51.4).
Abbiamo inoltre esaminato la percentuale di bambini dei
gruppi S-C e NS-C che, secondo i punteggi CBCL, rientravano
nella fascia dei problemi comportamentali clinicamente significativa.
I dati dei punteggi per i Problemi Complessivi Di Comportamento,
Interiorizzazione ed Esteriorizzazione erano, rispettivamente:
S-C 38.5%, 48.7%, e 38.5%; NS-C 13.3%, 13.3%, e 10%. Pertanto,
secondo questa stima, erano i punteggi CBCL dei bambini
del rifugio a rientrare maggiormente nella fascia clinica.
La prossima parte dei risultati indica le risposte personali
dei bambini-target del gruppo S-C allintervista utilizzando
il metodo COEP. Sono stati intervistati trentanove bambini
le cui età variavano dai 5 ai 18 anni (letà
media era di 9,9 anni). Il 43,6% di essi erano femmine e
i bambini hanno affermato di avere o nessun fratello o sorella
o fino a sette tra fratelli e sorelle. Il 52,6% dei bambini
ha ammesso il possesso di animali domestici al momento dello
studio e il 92,3% ne ha ammesso il possesso nei precedenti
12 mesi, questi dati corrispondono in modo positivo con
i resoconti materni.
Testimonianza A Minacce O Lesioni Ai Danni Degli Animali
Domestici
Ai bambini è stato chiesto se qualcuno avesse mai
detto che avrebbe ferito o ucciso uno dei loro animali ed
il 40% dei bambini ha riconosciuto di aver sentito tali
minacce. Per il 78,5% di questi bambini la gravità
delle minacce includeva diverse tipologie di maltrattamenti
gravi, tortura o uccisione. Quando gli è stato chiesto
se avessero visto o sentito che i loro animali venivano
feriti il 66,7% dei bambini ha risposto sì.
Hanno riferito di aver visto avvelenamenti, strangolamenti,
il lasciare un animale fuori al freddo e lo sparare contro
un animale.
Ponendo lattenzione sulla gravità del maltrattamento
osservato, l11.5% dei bambini lo descrive come seccante
o terribile per lanimale, ma l88,5% ha
detto che il maltrattamento implicava dolore, disagio, tortura
o luccisione dellanimale. Anche se il 28.6%
dei bambini non sapeva identificare chi avesse ferito i
loro animali, il 46.4% ha identificato come responsabili
del maltrattamento i loro padri, patrigni o i compagni della
madre. Quando gli è stato chiesto Come ti sei
sentito dopo che è stato ferito il tuo animale?
il 92,6% dei bambini ha risposto di essere stato un po
turbato (33.3%) o molto turbato (59.3%).
Bambini Che Feriscono Gli Animali Domestici
Quando gli è stato chiesto se avessero mai ferito
un animale,il 13.2% dei bambini ha risposto di averlo fatto
e poi ha descritto episodi che comprendevano il lancio dellanimale,
il colpirlo o il calpestarlo. Di questi cinque bambini tre
hanno detto che la gravità della ferita implicava
fastidio o paura da parte dellanimale; gli altri due
bambini hanno detto che lanimale è stato ucciso.
Quando gli è stato chiesto se avessero ferito o ucciso
altri animali oltre a quelli domestici il 7,9% ha ammesso
di averlo fatto.
Bambini Che Si Prendono Cura Degli Animali
Ai bambini è stato chiesto se si fossero mai presi
cura di un animale domestico, e il 92,1% di loro ha risposto
di averlo fatto (il che corrisponde ai resoconti materni).
Tutti i bambini hanno detto di aver avuto un animale preferito
e il 79% ha menzionato cani e/o gatti; dagli altri bambini
sono stati nominati come preferiti anche uccelli, conigli,
criceti, e rettili.
Abbiamo chiesto ai bambini se avessero mai protetto un animale
e il 51,4% ha detto di averlo fatto. Gli interventi descritti
dai bambini erano di diverso tipo e includevano il tenere
gli animali nelle loro camere (5,9%), lo spostare lanimale
in un luogo diverso, casa loro presumibilmente (47.1%),
e proteggere lanimale dallassalto dellaggressore
(29.4%).
La domanda conclusiva chiedeva ai bambini come avrebbero
voluto che gli animali fossero trattati a casa loro. Oltre
i due terzi dei bambini (67.6%) ha detto di volerli vedere
trattati meglio di come lo sono ora.
Gli elementi conclusivi di questa sezione sui risultati,
descrivono i dati che abbiamo ottenuto dalla Conflict Tactics
Scale (CTS). Il CTS è ununità di misurazione
della violenza familiare ampiamente utilizzata e noi labbiamo
inserita in questo studio al fine di verificare se lesperienza
di violenza domestica dei gruppi del rifugio era diversa
da quella dei gruppi della comunità. Abbiamo inoltre
voluto esaminare la correlazione tra i punteggi CTS e il
maltrattamento degli animali.
Misura Della Violenza Familiare
Il CTS è una scala di valutazione basata su 8 punti
che inizia con la seguente domanda: "Quando tu e il
tuo compagno avete un problema, che cosa fate per risolverlo?"Tutte
le donne inserite nella ricerca hanno completato due volte
il CTS, la prima valutando le loro strategie, e poi valutando
quelle del loro compagno.
I punti spaziavano dalle TECNICHE VERBALI (Es., "discutere
il problema con calma"), alla VIOLENZA VERBALE (Es.,
insulti, linguaggio scurrile), alla VIOLENZA FISICA MINORE
(Es., spinte, venire afferrate con forza, strattoni), fino
alla GRAVE VIOLENZA FISICA (Es., bruciature, scottature,
utilizzo di un coltello, spari con la pistola ). Queste
quattro subscale hanno fornito diversi livelli di medie
di valutazione, in quanto vi erano differenze nel numero
dei punti compresi in ogni subscala e alcune subscale, per
esempio quella in merito alle Grave Violenza Fisica, utilizzava
una procedura di ponderazione. Ogni punto è calcolato
a seconda della presenza o meno della strategia e a seconda
della sua frequenza d'uso. Ad eccezione della subscala Tecniche
Verbali, i punteggi più alti riflettono maggiori
livelli di problematiche verbali o violenza fisica.
La seguente tabella elenca i principali punteggi delle sottoscale
CTS per ognuno dei quattro gruppi. I punteggi sono stati
dati in base all'auto-valutazione delle donne e alla loro
valutazione del partner.
|
|
S-C
|
S-NC
|
NS-C
|
NS-NC
|
|
Tecnica verbale
|
|
Auto-valutazione
delle donne
|
31.4
|
26.6
|
23.6
|
27.9
|
|
Valutazioni
delle donne sui loro compagni
|
12.2
|
12.2
|
23.1
|
21.8
|
|
Violenza verbale
|
|
Auto-valutazione
delle donne
|
78.7
|
78.9
|
21.8
|
23.6
|
|
Valutazioni
delle donne sui loro compagni
|
102.1
|
100.1
|
15.8
|
18.5
|
|
Violenza fisica minore
|
|
Auto-valutazione
delle donne
|
10.6
|
11.1
|
.5
|
.5
|
|
Valutazioni
delle donne sui loro compagni
|
35.6
|
34.1
|
.5
|
1.3
|
|
Grave violenza fisica
|
|
Auto-valutazione
delle donne
|
6.6
|
8.1
|
.13
|
.1
|
|
Valutazioni
delle donne sui loro compagni
|
148.7
|
142.7
|
.2
|
.83
|
Questi dati suggeriscono che, durante i momenti di problem
solving (risoluzione dei problemi), le donne del rifugio
e della comunità sviluppavano modi similari di impiego
delle Tecniche verbali ma che i compagni delle donne del
rifugio utilizzavano queste tecniche a livelli inferiori.
I dati elencati nella tabella danno modo di verificare che
i gruppi del rifugio hanno totalizzato punteggi più
alti rispetto ai gruppi della comunità nella Violenza
Verbale, nella Violenza fisica minore e nella Grave violenza
fisica. Questo era verificabile sia nellauto-valutazione
delle donne che nella loro valutazione dei compagni.
I livelli di violenza fisica, sia minore che grave, che
sono stati riscontrati nelle case delle donne del rifugio
erano in netto contrasto con quelli riscontrati nelle case
delle donne della comunità, e questo sottolinea lefficacia
delle nostre procedure per selezionare donne nei cui ambienti
domestici sia presente o assente la violenza domestica.
Molti dei comportamenti più gravi (maltrattamenti
fisici, bruciature, luso della pistola) sono virtualmente
assenti nei gruppi di controllo - non del rifugio.
Abbiamo esaminato la subscala dei punteggi della Grave Violenza
Fisica per i partner delle donne in relazione alla presenza
o assenza di minaccia o di effettiva lesione o uccisione
degli animali domestici. Per entrambi i gruppi del rifugio
(S-C e S-NC), abbiamo scoperto che i punteggi più
alti nella Grave Violenza Fisica da parte dei compagni si
avevano nei casi in cui gli uomini avevano o minacciato
gli animali o avevano minacciato e poi effettivamente ferito
o ucciso lanimale.
Abbiamo inoltre messo in relazione la gravità della
minaccia e la gravità della reale lesione agli animali
attraverso i punteggi della subscala CTS. Secondo lautovalutazione
in base al CTS delle donne del gruppo S-C, abbiamo scoperto
significative correlazioni, come riportato qui di seguito
(non sono state scoperte correlazioni significative nei
gruppi S-NC, NS-C, e NS-NC):
|
|
Gravità della minaccia
|
Gravità della lesione
|
|
Tecnica verbale
|
Non importante
|
Non importante
|
|
Violenza verbale
|
-.52 (p=.03)
|
-.50 (p=.02)
|
|
Violenza fisica minore
|
-.41 (p=.09)
|
-.57 (p=.004)
|
|
Grave violenza fisica
|
-.71 (p=.002)
|
-.45 (p=.03)
|
Queste connessioni suggeriscono che minori livelli di violenza
da parte delle donne del gruppo S-C sono da associare a
maggiori livelli di minaccia e di gravità delle lesioni
da parte dei partner nei confronti degli animali domestici.
L analisi simile delle valutazioni dei partner fatta
dalle donne in base al CTS, ha prodotto importanti corrispondenze,
ma solamente per quanto riguarda il gruppo NS-C e soltanto
per quanto riguarda la gravità della minaccia (leffettiva
lesione era troppo rara per poter essere analizzata):
|
|
Gravità della minaccia
|
|
Tecnica verbale
|
Non importante
|
|
Violenza verbale
|
-.85 (p=.03)
|
|
Violenza fisica minore
|
-.75 (p=.09)
|
|
Grave violenza fisica
|
Non importante
|
Questi dati indicano che allinterno del campione
della comunità comprendente i bambini, il minor utilizzo
da parte del partner di violenza verbale e violenza fisica
minore era associato a minacce più gravi nei confronti
degli animali. Questi risultati mostrano lesistenza
di diverse dinamiche nel rapporto tra la violenza del partner
e il maltrattamento degli animali nei gruppi del rifugio
e della comunità.
Infine, alle donne è stato chiesto Ci sono
altre cose inerenti gli animali o argomenti ad essi correlati
di cui vorreste parlare? Le donne del rifugio rispondevano
inevitabilmente con una sequela di maltrattamenti dellanimale
che includeva un partner che incoraggiava un combattimento
tra cani, che provava ad investire il cane con la macchina,
che forzava sua moglie ad avere rapporti sessuali con il
cane, che minacciava di lasciar cadere lanimale dal
quarto piano di un palazzo e che lasciava morire di fame
lanimale.
Le donne della comunità, per contro, elencavano i
tratti positivi del possesso di animali, incluso il ruolo
dellanimale nellalleviare lo stress, il dolore
per la perdita di un animale, il ruolo dellanimale
domestico nellaiutare un bambino a superare la sua
paura degli animali, e gli effetti calmanti dellandare
a cavallo.
IMPLICAZIONI
I risultati di questo studio replicano ed sviluppano i risultati
di uno studio precedente (Ascione, 1997) su 38 donne che
hanno subito violenza e sui loro racconti sui maltrattamenti
degli animali da parte dei loro partner e dei loro bambini.
Nello studio precedente il 71% delle donne con animali domestici
ha raccontato che il loro partner aveva o minacciato o realmente
ferito o ucciso uno dei loro animali domestici, inoltre
sono stati descritti dal 57% delle donne effettivi maltrattamenti
degli animali.
Nel presente studio il 70,3% delle donne del gruppo del
rifugio ha riferito di minacce o di effettive lesioni nei
confronti degli animali, di queste il 54% ha riferito di
effettive lesioni. Nel gruppo delle donne non del rifugio
le minacce agli animali sono state descritte dal 16,7% delle
donne, di queste solo il 3,5% ha riferito di lesioni effettive
agli animali, un contrasto molto evidente se confrontato
con i dati forniti dal gruppo del rifugio. Lo studio attuale
presenta migliorie che vanno da un più ampio campione
di donne del rifugio (101 vs. 38), allinclusione di
donne da cinque diversi rifugi invece che da uno solo, alla
presenza di un gruppo di controllo di donne della comunità
che non aveva un background di violenza domestica. Ora si
hanno prove maggiori che i risultati dello studio precedente
non erano idiosincratici e che le famiglie allinterno
delle quali è presente una situazione di violenza
domestica possono sperimentare livelli significativi di
minacce o di maltrattamenti nei confronti dei loro animali.
Il nostro incorporare in questo studio la scala Conflict
Tactics Scale (CTS) aveva il fine di legare questa ricerca
alla più ampia letteratura sulla violenza familiare.
Abbiamo scoperto che luso di violenza fisica eccessiva
da parte dei partner nei confronti delle loro mogli o compagne
allinterno del campione del rifugio, era associato
alla presenza o assenza di minacce e lesioni agli animali
domestici. Tuttavia dobbiamo ricordare che, allinterno
del campione del rifugio comprendente i bambini, la gravità
di queste minacce e lesioni è correlata in modo inversamente
proporzionale allutilizzo da parte delle donne di
strategie di conflitto maggiormente aggressive. Una possibile
interpretazione è che il fatto che le donne siano
meno violente può rendere il partner più propenso
a minacciare o ferire lanimale in modo più
grave, almeno nelle famiglie dove sono presenti bambini.
Contrariamente, donne più violente possono avere
partner che sono meno propensi a minacciare o ferire gravemente
gli animali. Per quanto riguarda il campione della comunità
con bambini, abbiamo scoperto che la gravità delle
minacce (ma non delle lesioni, in quanto il numero era troppo
esiguo) era inversamente proporzionale alluso di violenza
verbale e violenza fisica minore da parte del partner (ma
non era correlata alla grave violenza fisica). Pertanto,
in ambienti domestici generalmente non violenti e con bambini,
lutilizzo da parte del partner di violenza verbale
e violenza fisica minore, è da collegarsi in particolar
modo a minacce meno gravi nei confronti degli animali domestici.
Queste dinamiche che presentano una potenziale differenza
tra i punteggi del CTS e la gravità della minaccia/lesione,
sia nei campioni della comunità che in quelli del
rifugio, meritano ulteriore attenzione da parte della ricerca.
Nella precedente ricerca non sono state prese in considerazione
le risposte emozionali del gruppo di donne del rifugio alla
vittimizzazione dei loro animali. Le risposte emozionali
fortemente negative avute da queste donne alle minacce verso
i loro animali indicano come questa sia una ulteriore forma
di trauma che queste donne devono imparare a gestire.
Sia le donne che i bambini riconoscevano che i giovani in
queste famiglie erano stati testimoni di maltrattamenti
nei confronti degli animali e erano negative anche le reazioni
emotive dei bambini del rifugio al fatto che gli animali
venissero feriti. Si potrebbe speculare sul fatto che il
maltrattamento degli animali (e il vedere come questo influisca
sui loro figli) possa spingere alcune donne a decidere di
lasciare il loro partner violento, tuttavia, in una sostanziale
minoranza di casi, le donne del nostro campione del rifugio,
hanno detto che è stata proprio la preoccupazione
per il benessere dei loro animali a far loro ritardare labbandono
dellambiente familiare e la ricerca di protezione.
Questa scoperta ribadisce limportanza di programmi
che forniscano alle donne vittime di violenza un modo per
poter lasciare i loro animali in un luogo sicuro qualora
decidessero di cercare protezione. Altri fattori da tenere
in considerazione per programmi di questo genere sono il
livello generalmente basso di cure veterinarie che abbiamo
scoperto nel nostro campione del rifugio (es., meno animali
vaccinati) e lapparente maggior ritmo di ricambio
degli animali domestici in queste famiglie, come indicato
dal numero di animali posseduti nei precedenti cinque anni.
Per ampliare ulteriormente le scoperte della precedente
ricerca (Ascione, 1997), abbiamo documentato un numero ed
una gravità maggiore del livello dei maltrattamenti
di animali da parte dei figli delle donne del rifugio. Nonostante
solo uno su dieci delle donne del gruppo S-C abbia identificato
un bambino target che avesse maltrattato animali, il 27.3%
delle donne del gruppo S-C e il 34.2% del gruppo S-NC hanno
identificato altri bambini che avevano maltrattato animali
allinterno delle loro famiglie (la stima scoperta
dallo studio di Ascione [1997] era del 32%). Queste stime
di bambini che commettono crudeltà su animali sono
comparabili ad altri studi su bambini psicologicamente compromessi.
Il fatto che, secondo la lista di valutazione dei problemi
comportamentali nei bambini, fossero i bambini del gruppo
del rifugio ad ottenere un maggior numero di punteggi che
rientravano nella fascia clinica (piuttosto che non i bambini
del gruppo della comunità) indica anche che i sintomi
dei disturbi psicologici di questi bambini non si limitano
al maltrattamento sugli animali. Lesposizione alla
violenza domestica è chiaramente un fattore di rischio
per bambini e potrebbe essere utile considerare lesposizione
ai maltrattamenti animali come un ulteriore elemento di
rischio.
Tuttavia, malgrado gli ambienti di crescita sperimentati
dai bambini del gruppo del rifugio siano meno che ottimali,
la maggior parte di questi bambini si prendeva cura degli
animali domestici e più della metà dei bambini
ha raccontato di aver protetto i propri animali dal pericolo
di essere feriti, spesso attraverso un intervento attivo
che avrebbe potuto essere pericoloso per i bambini stessi.
Sappiamo che i bambini alle volte tentano di intervenire
negli alterchi tra i genitori ora sappiamo che possono
intervenire anche per salvare i loro animali domestici dal
pericolo di essere feriti. Le ricerche future dovrebbero
prestare attenzione alla mescolanza di premura e crudeltà
presente nei bambini allevati in ambienti familiari violenti.
Agli sforzi per la prevenzione e lintervento potrebbe
essere utile una migliore comprensione dei fattori che portano
alcuni bambini a sfogare il loro dolore su quelli più
vulnerabili di loro (per esempio, fratelli o sorelle più
giovani o animali) e altri bambini a imparare a gestire
il loro dolore diventando più protettivi. Date le
scoraggianti statistiche nazionali sulla violenza domestica,
risulta evidente che molti bambini ed i loro animali trarrebbero
beneficio dallapplicazione di questa conoscenza e
consapevolezza.
LIMITAZIONI
Nonostante i campioni di donne reclutati per questo studio
fossero paragonabili per età e per la partecipazione
volontaria, siamo molto dispiaciuti per non essere riusciti
a far combaciare maggiormente le variabili demografiche
quali leducazione, la posizione sociale, la diversità
etnica e lo stato civile dei due campioni, quello del rifugio
e quello della comunità. A causa dellimprevista
difficoltà nel reclutamento e nella conduzione dei
test sulle donne del rifugio entro le tempistiche originariamente
previste abbiamo infatti dovuto iniziare a condurre i test
sulle donne della comunità prima che fossero disponibili
i dati demografici del campione del rifugio.
Siamo stati abbastanza fortunati da aver ricevuto, grazie
al Vice Presidente per la Ricerca dellUniversità
statale dello Utah, fondi supplementari che ci hanno permesso
di poter gestire questa limitazione e cercheremo di reclutare
ulteriori campioni di donne della comunità che corrispondano
ai dati demografici ora in nostro possesso. Se riuscissimo
nel nostro intento, inoltreremo i risultati ottenuti con
queste donne alla Dodge Foundation come implementazione
del resoconto del progetto. Dobbiamo comunque sottolineare
che le variabili demografiche del nostro campione del rifugio
trovavano riscontro positivo con quelle della popolazione
di mogli maltrattate studiate su tutto il territorio dello
Utah (Thompson, 1994).
Le ricerche future dovrebbero includere anche valutazioni
dirette (attraverso interviste e attraverso lutilizzo
della lista Child Behavior Checklist) di bambini
provenienti da ambienti familiari privi di violenza domestica.
Al momento stiamo esaminando le implicazioni etiche che
comporterebbero ricerche di questo tipo (in quanto ai bambini
verrebbe chiesto di eventi potenzialmente sconvolgenti).
Questo lo stiamo realizzando, in parte, avvicinandoci alletica
delle ricerche svolte sui resoconti dei bambini in merito
alla violenza nella comunità.
Vi è inoltre unultima area di ricerca da prendere
in considerazione, e cioè la necessità di
intervistare i responsabili della violenza domestica in
merito ai maltrattamenti sugli animali. La percezione del
significato di crudeltà verso gli animali potrebbe
essere diversa per i partner, specialmente per quanto riguarda
gli effetti sui bambini che ne sono testimoni. Prestare
attenzione ai maltrattamenti sugli animali potrebbe essere
una componente fondamentale anche per i programmi che intervengono
su coloro che indirizzano la violenza sui partner, sui loro
figli e sugli animali domestici.
RICONOSCIMENTI
Vorrei ringraziare Claudia Weber per la sua coordinazione
e per i suoi tentativi di formazione, spesso a dir poco
ambiziosi, Teresa Thompson per la sua sensibilità
e per il suo lavoro di valutazione professionale, David
Wood per la sua collaborazione, e i direttori e lo staff
di ognuno dei cinque rifugi, senza la loro collaborazione
ci sarebbe stato poco su cui relazionare. Karen Ranson ha
risposto ai tantissimi quesiti telefonici che abbiamo ricevuto
in merito a questo progetto e ha facilitato la preparazione
del materiale cartaceo. I suoi contributi professionali
in ambito di segreteria sono stati inestimabili.
Ed infine un grazie di cuore a tutte le donne e a tutti
i bambini che ci hanno permesso di cogliere uno scorcio
delle loro vite, delle loro paure, delle loro sofferenze
e delle loro speranze di poter vivere in una terra di pace.
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