Riferimenti

Achenbach, T. M. (1991). Child Behavior Checklist for Ages 4-8. University of Vermont, Burlington.

Ascione, F. R. (1997). Battered women's reports of their partners' and their children's cruelty to animals. Journal of Emotional Abuse.

Ascione, F. R., & Weber, C. (1995). Battered Partner Shelter Survey (BPSS!/Pet Maltreatment Survey. Logan: Department of Psychology, Utah State University.

Ascione, F. R., & Weber, C. (1995). Battered Partner Shelter Survey (BPSS!/Pet Maltreatment Survey (Mother/child version!. Logan: Department of Psychology, Utah State University.

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Ascione, F. R., & Weber, C. (1996). Families and Pets Survey 1996. Logan: Department of Psychology, Utah State University.

Straus, M. A. (1993). Conflict Tactics Scales forms. Durham: Family Research Laboratory, University of New Hampshire.

Thompson, K. D. (1994). Officially reported characteristics of spouse abuse victims seeking assistance in Utah. 1992. Unpublished master's thesis, Utah State University, Logan.
 


Relazione finale sul progetto intitolato:
Benessere Animale e Violenza Domestica
Realizzato da: Frank R. Ascione, Ph.D, Claudia V. Weber, M.S. e David S. Wood,
Università Statale dell’Utah, Logan, Utah
Presentata originariamente alla Fondazione Geraldine R. Dodge, 25 Aprile 1997

"Ho parlato con i più vulnerabili e ho visto quanto siano stati avvelenati… Loro ci mostrano come commettere atti di violenza sia traumatico. Ci mostrano come essere testimoni di atti di violenza sia traumatico. E ci mostrano come la maggior parte degli adolescenti e degli adulti colpevoli di violenza, siano dei bambini traumatizzati, trascurati, spaventati.”
—James Garbarino (1995)


“Raising children in a socially toxic environment”( Crescere dei bambini in un ambiente socialmente tossico). San Francisco: Jossey-Bass. (p.86)

SINTESI
Questo studio rappresenta il primo tentativo di valutare l’impatto del maltrattamento animale su campioni di donne che hanno cercato protezione nei rifugi per donne vittime di violenza (101 donne) e in campioni di donne parte della comunità che non erano state vittime di violenza (60 donne).
Utilizzando la ben nota Conflict Tactics Scale, abbiamo sviluppato degli strumenti che ci hanno permesso di misurare il maltrattamento degli animali domestici basandoci sui racconti delle donne e dei bambini e sulla valutazione dei livelli di violenza familiare (non includendo il maltrattamento degli animali domestici).
Il possesso di animali domestici sia al momento dello studio, sia nel passato (entro un lasso di tempo di 12 mesi) era alto per tutti i campioni (entro una fascia che oscilla dal 64.1% al 96.6%) anche se il campione del rifugio presentava, al momento dello studio, una percentuale di possesso di animali inferiore rispetto al campione della comunità.
Nel campione del rifugio, inoltre, vi erano livelli inferiori di cure veterinarie, sia regolari che d’emergenza, e di vaccinazioni. Il “ricambio” degli animali domestici nei 5 anni che avevano preceduto lo studio era più alto nel gruppo del rifugio. I compagni (es. mariti, fidanzati) delle donne del rifugio erano meno inclini ad aiutare nella cura degli animali rispetto ai compagni del campione di donne della comunità.

Erano le donne dei rifugi a raccontare con maggior frequenza che i loro compagni avevano minacciato di fare del male agli animali domestici (52%) rispetto al campione di donne provenienti dalla comunità (16.7%). Anche la gravità di queste minacce era maggiore nel campione di donne del rifugio. L’effettivo ferimento o uccisione degli animali domestici è stato riferito dal 54% delle donne del rifugio, ma solamente dal 3.5% delle donne della comunità. Le donne del rifugio raccontavano, nella maggior parte dei casi, che vi erano stati svariati episodi di lesione o di uccisione degli animali domestici. Nel gruppo di donne vittime di violenza quasi una donna su quattro ha raccontato che è stata la preoccupazione per i loro animali a trattenerle dal rivolgersi prima ai rifugi contro la violenza.

Circa la metà delle donne del rifugio ha raccontato che i loro figli avevano assistito al maltrattamento degli animali, contrariamente al campione di donne della comunità, nel quale la percentuale era meno del quattro percento. Una donna su quattro nel gruppo del rifugio e una donna su cinque del campione della comunità hanno raccontato che uno dei figli aveva ferito o ucciso un animale domestico. La gravità della ferita dell’animale era comunque più bassa tra i bambini del campione della comunità. Inoltre, basandosi su misurazioni standardizzate, i bambini del gruppo delle donne del rifugio mostravano, rispetto ai bambini del gruppo della comunità, punteggi maggiori anche per quanto riguarda il comportamento problematico.

I bambini del gruppo delle vittime di violenza (N=39) sono stati anche intervistati direttamente e i due terzi hanno raccontato di esser stati testimoni di maltrattamenti sugli animali (incluso strangolamento, avvelenamento o spari). Quasi la metà dei casi (46.4%) vedevano come responsabile il padre, il patrigno, o il compagno della donna. La gravità dei maltrattamenti è stata valutata o come recante dolore o disagio all’animale, o come tortura o uccisione dell’animale dall’88.5% dei bambini che hanno raccontato di esser stati testimoni di maltrattamenti agli animali, con il 92.6% dei bambini che hanno dichiarato di essere “un po’ turbati” o “molto turbati” dagli episodi. Nonostante il 92.1% dei bambini abbia detto che aiutava nella cura degli animali domestici, il 13.2% ha ammesso di averli feriti ed il 7.9% ha raccontato di aver ferito o ucciso altri animali. Ciò nonostante il 51.4% di questi bambini ha detto di aver protetto gli animali, in alcuni casi intervenendo direttamente per impedire che gli fosse fatto del male.

Oltre i due terzi dei bambini (67.6%) ha detto che avrebbero voluto vedere i loro animali domestici trattati “meglio di come lo siano ora”.
L’applicazione della Conflict Tactics Scale, ha permesso di appurare che i livelli di violenza fisica, sia lieve che grave, erano sostanzialmente maggiori nel campione del rifugio che non in quello della comunità. Il più alto livello di grave violenza fisica (es. maltrattamenti fisici, bruciature, minacce con pistola o coltello) lo si è riscontrato nei gruppi del rifugio quando nelle loro case si erano verificate minacce o effettivi ferimenti/uccisioni di animali domestici.

I risultati di questo studio mostrano il panorama di terrore entro il quale vivono molte donne, bambini e i loro animali, e dovrebbero dare immediato risalto a come violenza familiare e maltrattamenti animali siano fenomeni convergenti.

SCOPO DEL PROGETTO
Come osservato nella proposta originale, la crescente attenzione verso il tema dei maltrattamenti sugli animali ha portato all’esame dei contesti entro i quali questi maltrattamenti si sviluppano. La limitata ricerca attualmente esistente si concentra sulla relazione tra il maltrattamento degli animali e il maltrattamento fisico o sessuale sui bambini. Molta meno attenzione è stata rivolta dalla ricerca nei confronti dei maltrattamenti sugli animali all’interno di famiglie dove era presente violenza domestica (con un compagno adulto che usava violenza).

Ora che molte organizzazioni animaliste iniziano a collaborare con programmi di assistenza sociale rivolti alla violenza (sue origini, prevenzione e riduzione), sono necessari dati che documentino la correlazione tra violenza tra le persone e maltrattamenti verso gli animali, specialmente nei confronti di animali domestici, in quanto rientrano in un rapporto significativo con chi si prende cura di loro. Questi dati metterebbero in risalto l’ambito entro il quale il problema si manifesta e suggerirebbero le aree entro cui potrebbe aver maggior efficacia la collaborazione tra agenzie per il benessere animale e quelle per il benessere umano (es. pensioni per animali qualora una donna dovesse scappare da casa per la sua sicurezza). Questi dati potrebbero anche essere utilizzati per facilitare i cambiamenti legislativi in merito alla gravità della violenza sugli animali. Infine, il fatto che i bambini siano testimoni dei maltrattamenti o dell’uccisione dei loro amati animali domestici, può essere considerata una forma di intimidazione o di maltrattamento psicologico. È interessante notare che la legislatura dello Utah ha recentemente promosso un progetto di legge che considera i danni dovuti alla violenza domestica ancora più gravi qualora un bambino avesse assistito alle percosse. Per un bambino assistere a maltrattamenti o torture su un animale domestico potrebbe essere non meno sconvolgente.

Ad oggi solo uno degli studi pubblicati (Ascione, 1997) ha indicato in modo specifico la presenza di animali maltrattati in un campione di donne vittime di violenza. Il campione era piccolo (38 donne) e lo studio mancava di un gruppo di controllo composto da donne che non avessero subito violenza dai loro partner. Inoltre sono state intervistate solo le donne, non si è quindi potuta analizzare la prospettiva dei bambini nei confronti dei maltrattamenti sugli animali. Per di più questo studio manca di rilevare la frequenza e l’intensità della violenza domestica. La presente ricerca è stata progettata per correggere questi difetti di ricerca e le limitazioni date dalle generalizzazioni dei risultati precedenti.

METODI

Campioni
Abbiamo collaborato con 5 rifugi d’emergenza per donne vittime di violenza al fine di reclutare donne che avessero avuto esperienza di violenza domestica. Abbiamo inoltre cercato la partecipazione di donne, all’interno della comunità, che non avessero una storia di violenza domestica alle spalle. I criteri principali erano che le donne avessero, o avessero avuto nell’anno precedente, un animale domestico e, per una parte del campione, che avessero un bambino tra i 5 ed i 18 anni che volesse partecipare volontariamente. L’appendice contiene i protocolli utilizzati per la selezione dei partecipanti così come i fac-simili dei documenti sul consenso informato che sono stati utilizzati. Questi materiali, così come il protocollo generale del progetto, sono stati approvati dal Consiglio Di Revisione Istituzionale Dell’università Statale Dello Utah Per La Ricerca Con Esseri Umani e dall’Agenzia Statale Che Supervisiona Le Operazioni Di Protezione. Sottolineiamo che tutti i partecipanti erano volontari.

I partecipanti della casa rifugio sono stati invitati a prendere parte al progetto dagli operatori e le partecipanti della comunità sono state reclutate attraverso annunci sul giornale e manifesti posizionati in tutta la comunità. Il nostro piano iniziale era quello di fissare il campione del rifugio e in seguito fare combaciare le sue caratteristiche demografiche con il campione della comunità. Tuttavia i tempi prolungati che sono stati necessari per il reclutamento dei partecipanti (dovuto al turnover della direzione e dello staff dei rifugi) ha fatto si che iniziassimo a condurre la ricerca sui volontari comunitari prima che sulla maggior parte dei partecipanti del rifugio.

Le generose dilazioni di tempo concesseci dalla Dodge Foundation ci hanno permesso di raggiungere l’ampiezza del campione che ci eravamo prefissati e ci è perfino stato possibile aumentare l’ampiezza del campione della comunità rispetto a quanto originariamente proposto, grazie all’aiuto del Vice Presidente Per La Ricerca Dell’università Statale Dello Utah.
Al fine di facilitare l’esposizione delle caratteristiche dei campioni e dei risultati, nel corso di tutto il documento saranno utilizzate le seguenti abbreviazioni come promemoria. I partecipanti sono stati suddivisi in queste quattro categorie:

S-C Questo gruppo comprendeva donne entrate nei rifugi per donne vittime di violenza che hanno acconsentito a che venisse intervistato uno dei loro figli. Il numero (N) valutato è stato di 39.

S-NC Questo gruppo comprendeva donne del rifugio che non avevano figli, o i cui figli non rientravano nei nostri criteri di selezione, o che hanno deciso di non includere i loro figli nel progetto. N=62.

NS-C Questo gruppo comprendeva donne della comunità senza una storia di violenza domestica che hanno acconsentito a raccontare anche di uno dei loro figli (i bambini della comunità non sono stati intervistati data la natura potenzialmente sconvolgente di alcuni dei punti della ricerca). N=30.

NS-NC Questo gruppo comprendeva donne della comunità senza una storia di violenza domestica. Nessuna di queste donne aveva figli. N=30.

Dato che il numero di elementi era diverso a seconda dei gruppi, per esprimere caratteristiche del campione o risultati sono state utilizzate delle percentuali. Questo ha facilitato l’esposizione dei dati anche nel caso in cui uno o due degli intervistati avessero mancato di completare un passaggio della ricerca o non avessero fornito una risposta misurabile.

La fascia d’età dei partecipanti era compresa tra i 17 e i 57 anni, con i seguenti esiti per quanto riguarda l’età media dei gruppi: : S-C 34.05 anni; S-NC 30.23 anni; NS-C 40.33 anni; NS-NC 25.67 anni. Nonostante l’età media fosse più bassa nel gruppo S-C che nel gruppo NS-C e più alta nel gruppo S-NC che nel gruppo NS-NC, generalmente l’età media del campione del rifugio (31.7 anni) era comparabile con quella delle donne della comunità (33 anni).

Lo stato civile riferito per l’intero campione era: sposate - 64%, divorziate - 9.9%, single - 24.8%, e vedove - 1.2%. La differenza di stato civile era più alta nel campione del rifugio, con un numero maggiore di donne che rientravano nelle categorie divorziate, single e vedove.

Anche l’etnia presentava una maggiore diversità nel campione del rifugio, anche se i criteri demografici avevano una forte corrispondenza con quelli di uno studio condotto nell’intero stato su donne maltrattate (Thompson, 1994). Per il gruppo S-C il 71.8% era di razza Europeo Americana, il 17.9% Ispanica, il 2.6% Nativa Americana, il 5.1 % Afro Americana, e il restante 2.6% appartenente ad "altre" razze (es., mista, Samoana). Le stime corrispondenti per il gruppo S-NC erano 66.1%, 9.7%, 9.7%, 9.7%, e 4.8%. I campioni della comunità erano principalmente Europeo Americani ma il gruppo NS-C includeva anche un 6.7% di Nativo Americani.

Secondo quanto riportato dalle donne del rifugio il numero di anni di istruzione sia loro che dei loro partner, era più basso di due o tre anni rispetto ai dati forniti dalle donne del gruppo della comunità. Per i gruppi S-C, S-NC, NS-C, e NS-NC, il numero medio di anni d’istruzione dei partner era, rispettivamente, di 11.83, 11.80, 15.5, e 14.4. Le stime corrispondenti per le donne erano, rispettivamente, di 12.61, 12, 14.57, e 15 anni.

Abbiamo utilizzato informazioni circa l’educazione ed il tipo di impiego nel valutare la posizione sociale in base alla classificazione Hollingshead. In generale, in quest’indice, il gruppo del rifugio ha totalizzato punteggi inferiori rispetto al gruppo della comunità. Comunque i risultati variavano in dipendenza dal fatto che lavorassero sia la donna che il suo compagno, che lavorasse solo la donna o che lavorasse solo il compagno. I punteggi del gruppo ricadevano principalmente tra le categorie di lavoratori semi-qualificati o lavoratori professionali/tecnici minori. Gli specifici punteggi Hollingshead sono elencati in Appendice e saranno descritti quando questa ricerca sarà elaborata per essere proposta ad una pubblicazione accademica.

Valutazioni
Le donne ed i bambini del rifugio sono stati intervistati dall’equipe del rifugio una volta passato l’iniziale periodo di emergenza dato dall’entrata nel programma di protezione. Le donne della comunità sono state intervistate da un’assistente diplomato in psicologia. Le donne sono state informate in merito alla natura del progetto, al tipo di valutazione, ai metodi per assicurarsi la segretezza dei dati .

RISULTATI

Possesso Di Animali Domestici
Abbiamo scoperto che virtualmente tutte le donne hanno avuto un animale nei 12 mesi precedenti alla ricerca (SC 92.1%; S-NC 90.3%; NS-C 96.6%; NS-NC 100%), ma che le donne del rifugio erano meno disponibili a possedere un animale domestico in quello specifico periodo (S-C 64.1%; S-NC 70.5%; NS-C 90%; NS-NC 83.3%). Quando alle donne sono state fatte domande in merito al numero di animali domestici che hanno avuto nei 5 anni precedenti, la media di animali domestici era generalmente più alta nel gruppo del rifugio (S-C 9.19 animali domestici; S-NC 6.15; NS-C 5.6; NS-NC 5.4) e questo indica un più alto tasso di “ricambio” degli animali domestici nei campioni del rifugio. Le differenze tra i valori dei quattro gruppi si presentano molto marcate quando eliminiamo la cifra erratica maggiore che rappresenta il numero di animali posseduto in un periodo di 5 anni: S-C 1-40 animali domestici; S-NC 1-30; NS-C 1-16; NS-NC 1-13.

Cura Degli Animali Domestici
Differenze tra i gruppi del rifugio e quelli della comunità erano presenti anche per quanto riguarda i resoconti delle cure veterinarie. La somministrazione di regolari cure veterinarie per gli animali domestici è stata descritta dal 55.% delle donne del rifugio, e da ben l’85% delle donne della comunità. Sono state riferite emergenze veterinarie dal 31.7% delle donne del rifugio e dal 48.3% delle donne della comunità. È stato indicato come gli animali domestici fossero stati vaccinati dal 73% delle donne del rifugio e dal 93.1 % delle donne della comunità. Questi dati suggeriscono livelli di cure veterinarie tendenzialmente più bassi per gli animali domestici nelle famiglie dove ci sia violenza domestica.
Quando gli è stato chiesto se i loro partner (es. mariti, fidanzati) aiutassero a prendersi cura degli animali domestici a casa loro, è stato il gruppo delle donne del rifugio a dare risposte tendenzialmente meno positive. La percentuale di risposte “sì” a questa domanda per i quattro gruppi è stata: S-C 51.3%; S-NC 69.4%; NS-C 86.7%; NS-NC 86.7%.

Un certo numero di punti richiedevano quali fossero le tipologie di cure prestate dai partner nei confronti degli animali domestici. Le risposte “sì” alla domanda se l’unica tipologia di cura prestata dal partner all’animale fosse quella di dargli da mangiare sono state: S-C 50%; S-NC 46.7%; NS-C 11.5%; NS-NC 3.8%. I partner delle donne della comunità erano chiaramente più coinvolti in una maggior varietà di attività correlate agli animali domestici oltre a quella di nutrirli, tra queste sono incluse anche le passeggiate, la toelettatura, e il giocare con gli animali. Anche l’attenzione nei confronti degli animali dimostrata portandoli veterinario era più presente tra i partner dei campioni della comunità: S-C 0%; S-NC 4.4%; NS-C 15.4%; NS-NC 19.2%.

Minacce Agli Animali
Quando alle donne è stato chiesto se i loro partner avessero mai minacciato di fare del male ai loro animali domestici, le risposte affermative sono state maggiori nel campione di donne del rifugio (52%) che non nel campione di donne della comunità (16.7%). La percentuale di risposte “sì” per ciascun gruppo è stata la seguente: S-C 52.6%; S-NC 51.7%; NS-C 20%; NS-NC 13.3%. Nonostante la presenza di minaccia fosse diversa tra i gruppi, ciò che era paragonabile tra i vari gruppi era la gravità delle minacce (per la maggior parte si trattava di minacce o di gravi maltrattamenti o dell’uccisione dell’animale domestico) e la loro frequenza (es., dal 50 al 55% delle donne che ha raccontato di minacce all’interno di ciascun gruppo, ha riferito che queste erano state ripetute “in più occasioni”).

Alle donne che hanno menzionato le minacce è stato chiesto a cosa pensavano che queste minacce fossero correlate. Per le donne del rifugio era meno probabile (S-C 15.8% e S-NC 25%) rispetto alle donne della comunità (NS-C 83.3% e NS-NC 50%) che le minacce fossero dipese da azioni o comportamenti degli animali. Nonostante nessuna delle donne della comunità abbia identificato nelle minacce dei tentativi di coercizione da parte del compagno, questa è stata invece identificata come la causa dal 21.1% delle donne del gruppo S-C e dal 15.6% del gruppo S-NC .

Lesione O Uccisione Reale Degli Animali Domestici.
Anche in questo caso c’è una differenza sostanziale tra quanto raccontato dalle donne del gruppo del rifugio e da quelle della comunità. Quando gli è stato chiesto se i loro partner avessero mai davvero ferito o ucciso uno dei loro animali domestici, la risposta “sì” è stata data dal 69.2% del gruppo S-C, dal 44.3% del gruppo S-NC, dal 7.1% del gruppo NS-C, e dallo 0% del gruppo NS-NC. Indipendentemente dal gruppo di appartenenza alcune donne hanno indicato che gli animali domestici sono stati colpiti o calciati, o gli è stato sparato contro.

Gli episodi più scioccanti sembrano essere limitati ai racconti delle donne del rifugio, che hanno descritto i seguenti esempi (oltre a molti altri): un animale affogato, un animale inchiodato alla porta della camera da letto della donna, un animale a cui è stato fatto ingerire alcool e veleno, un animale a cui è stata rasata interamente la pelliccia in inverno e un animale gettato fuori da una macchina in movimento. La maggior parte degli incidenti ha coinvolto gatti o cani, ma nei gruppi del rifugio sono stati menzionati come vittime di maltrattamento o uccisione anche uccelli, gerbilli e conigli. Nonostante le donne della comunità abbiano detto che solo una volta si è verificato davvero un caso di lesione o uccisione, il 70% delle donne del gruppo S-C e il 52.6% del gruppo S-NC ha detto che questi incidenti sono successi “più volte”. Tra le donne che hanno segnalato questi episodi l’ 83.3% del gruppo S-C e l’ 88.9% del gruppo S-NC ha notato che loro erano “molto legate” all’animale che è stato ferito.


Nonostante le donne della comunità abbiano citato come ragione del ferimento dell’animale il fatto che l’animale avesse morso o la “disciplina”, la maggior parte delle donne del rifugio (70.4% per il gruppo S-C e 60.7% per il gruppo S-NC) non ha saputo fornire una motivazione del perché gli animali siano stati maltrattati. Le donne del rifugio che hanno fornito una motivazione, hanno spesso menzionato o il comportamento dell’animale, o un tentativo di coercizione da parte del partner, o entrambi.

Quattro donne del gruppo del rifugio e due donne del gruppo della comunità hanno detto di aver ferito loro stesse un animale. Eccetto nel caso di una donna del gruppo NS-NC che ha detto di aver ucciso un animale una volta (“in un periodo della mia vita in cui ero malata”), le altre donne hanno descritto gli episodi come incidenti, causati principalmente da autoveicoli.

Valutazione Delle Donne Delle Loro Risposte Emozionali
Quando è stato chiesto loro di valutare come si sentissero dopo che i loro animali domestici erano stati minacciati, erano tendenzialmente più le donne del rifugio a rispondere che si sentivano “stordite ” o “orribilmente” (90% del gruppo S-C e 87.6% del gruppo S-NC) rispetto alle donne della comunità (33.3% del gruppo NS-C e 75% del gruppo NS-NC). Si sono avute valutazioni simili quando alle donne è stato chiesto dei loro sentimenti quando l’animale è stato realmente ferito o ucciso (percentuale delle donne che ha risposto che si sentiva “stordite ” o “orribilmente” —S-C 85.7%; S-NC 92.8%; NS-C 50%; NS-NC quest’ultimo gruppo non ha riferito di lesioni o uccisioni).

Nonostante nessuna abbia detto di essere stata sollevata dal fatto che fosse stato l’animale ad essere stato minacciato invece che loro stesse tra le donne della comunità, questo è quanto è stato riportato dai gruppi S-C e S-NC rispettivamente dal 5% e dal 15,6% delle donne. Allo stesso modo mentre nessuna delle donne della comunità (NS-C) ha detto di essere rimasta sollevata per il fatto che fossero stati i loro animali ad essere stati picchiati piuttosto che loro stesse, il 10.7% delle donne del gruppo S-C e il 3.4% del gruppo S-NC ha detto di essersi sentita in questo modo.

Preoccupazione per il benessere dell’animale
La seguente domanda è stata posta solamente alle donne del rifugio: “La preoccupazione per il tuo animale domestico ti ha trattenuta dal venire prima al rifugio?”. Quasi una su quattro tra le donne del rifugio ha risposto “sì” a questa domanda (il 23.1% del gruppo S-C e il 22.6% del gruppo S-NC). Abbiamo inoltre esaminato le risposte a questa domanda in relazione al fatto che le donne avessero o meno riferito di minacce o lesioni agli animali e abbiamo scoperto percentuali ancora più alte. Per il gruppo S-C le donne hanno detto di aver ritardato l’entrata nel rifugio a causa del fatto che gli animali erano stati minacciati o feriti, rispettivamente nel 35% e nel 25.9% dei casi. Le stime per le donne del gruppo S-NC sono state del 25.8% e del 29.6%.

Alle donne è stato chiesto, inoltre, se la propensione del loro compagno ad usare violenza sulle donne, sui loro bambini e sui loro animali fosse cambiata nel corso del periodo trascorso con loro. Le donne, nel 59% per il gruppo S-C e nel 69,4% per il gruppo S-NC, hanno mostrato come la violenza dei loro compagni verso di loro e verso i loro figli fosse aumentata. L’aumento della propensione all’uso della violenza nei confronti degli animali è stato descritto dalle donne nel 30.8% per il gruppo S-C e nel 29% per il gruppo S-NC.

La prossima sezione descrive i risultati dei racconti delle donne in merito al comportamento dei loro figli con gli animali. Ricordiamo che ai gruppo S-C e NS-C è stato chiesto di selezionare il figlio che avesse avuto più contatti (positivi o negativi) con gli animali (in quest’ambito ci riferiremo a loro come ai “bambini target”). Per un’ulteriore valutazione ai fini della ricerca, alle donne del rifugio (di entrambi i gruppi S-C e S-NC) è stato inoltre chiesto di raccontare degli altri figli che non erano stati inseriti nella stessa in quanto target o, per il gruppo S-NC, dei figli che le donne non avevano voluto inserire nella ricerca. Ricordiamo inoltre che nessuna delle donne del gruppo NS-NC aveva figli.

Attenzioni Dei Bambini Nei Confronti Degli Animali Domestici
I dati mostrano come la stragrande maggioranza dei bambini target si sia preso cura degli animali domestici (94.9% per il gruppo S-C e 96.7% per il gruppo NS-C). Le attenzioni nei confronti degli animali era moderatamente più bassa per quanto riguardava I bambini non-target nei gruppi del rifugio (87.9% per il gruppo S-C e 78.9% per il gruppo S-NC). Questi dati e quelli seguenti suggeriscono come le donne del gruppo S-C possano aver scelto i bambini target selezionando quello con il miglior rapporto con gli animali rispetto al resto della famiglia.

Testimonianza Dei Bambini Durante I Maltrattamenti Agli Animali Domestici
Quando gli è stato chiesto se i bambini target avessero assistito a maltrattamenti su animali nelle loro case il 61.5% delle madri del gruppo S-C ha risposto “sì”, percentuale in netto contrasto con quella del 3.3% delle madri del gruppo NS-C. Per i bambini non-target è stato riferito che avevano assistito a maltrattamenti su animali il 51.5% del gruppo S-C e il 34.2% del gruppo S-NC.

Maltrattamento Degli Animali Da Parte Dei Bambini
Alla domanda se i bambini target avessero mai ferito un animale domestico, il 10.5% delle donne del gruppo S-C e il 20% del gruppo NS-C, hanno riferito che era successo. Molte delle madri del gruppo NS-C (60%) ha valutato la gravità del danno fatto come una “disagio minore”; la maggior parte delle madri S-C (il 66,7%) ha valutato la gravità come “causa di un disagio doloroso” o “uccisione”. Alcuni esempi includono imprigionare l’animale, spezzare una gamba all’animale e soffocare un animale.

Quando alle madri è stato chiesto se i bambini non-target avessero maltrattato gli animali il 27.3% del gruppo S-C e il 34.2% del gruppo S-NC ha risposto che era successo. Questi dati, insieme a quelli precedentemente citati, suggeriscono che le madri del gruppo S-C hanno scelto come bambino target quello che aveva minori problemi di relazione con gli animali di casa.

Punteggi Della Lista Di Controllo “Children's Child Behavior Checklist (CBCL)”
I resoconti materni sui problemi comportamentali del bambino valutati utilizzando la lista di controllo CBCL, hanno indicato punteggi più alti nei Problemi Complessivi Di Comportamento, nell’Interiorizzazione (es., domande legate all’ansia) e nell’Esteriorizzazione (es., domande sull’aggressività e sull’espressione) per il gruppo S-C rispetto al gruppo NS-C (ciò significa che i punteggi in merito a queste tre scale sono stati, per i gruppi S-C e NS-C, rispettivamente di 61.9 vs 52.3, 62.1 vs 52.4, e 59.7 vs 51.4).

Abbiamo inoltre esaminato la percentuale di bambini dei gruppi S-C e NS-C che, secondo i punteggi CBCL, rientravano nella fascia dei problemi comportamentali clinicamente significativa. I dati dei punteggi per i Problemi Complessivi Di Comportamento, Interiorizzazione ed Esteriorizzazione erano, rispettivamente: S-C 38.5%, 48.7%, e 38.5%; NS-C 13.3%, 13.3%, e 10%. Pertanto, secondo questa stima, erano i punteggi CBCL dei bambini del rifugio a rientrare maggiormente nella fascia clinica.

La prossima parte dei risultati indica le risposte personali dei bambini-target del gruppo S-C all’intervista utilizzando il metodo COEP. Sono stati intervistati trentanove bambini le cui età variavano dai 5 ai 18 anni (l’età media era di 9,9 anni). Il 43,6% di essi erano femmine e i bambini hanno affermato di avere o nessun fratello o sorella o fino a sette tra fratelli e sorelle. Il 52,6% dei bambini ha ammesso il possesso di animali domestici al momento dello studio e il 92,3% ne ha ammesso il possesso nei precedenti 12 mesi, questi dati corrispondono in modo positivo con i resoconti materni.

Testimonianza A Minacce O Lesioni Ai Danni Degli Animali Domestici
Ai bambini è stato chiesto se qualcuno avesse mai detto che avrebbe ferito o ucciso uno dei loro animali ed il 40% dei bambini ha riconosciuto di aver sentito tali minacce. Per il 78,5% di questi bambini la gravità delle minacce includeva diverse tipologie di maltrattamenti gravi, tortura o uccisione. Quando gli è stato chiesto se avessero visto o sentito che i loro animali venivano feriti il 66,7% dei bambini ha risposto “sì”. Hanno riferito di aver visto avvelenamenti, strangolamenti, il lasciare un animale fuori al freddo e lo sparare contro un animale.

Ponendo l’attenzione sulla gravità del maltrattamento osservato, l’11.5% dei bambini lo descrive come “seccante o terribile” per l’animale, ma l’88,5% ha detto che il maltrattamento implicava dolore, disagio, tortura o l’uccisione dell’animale. Anche se il 28.6% dei bambini non sapeva identificare chi avesse ferito i loro animali, il 46.4% ha identificato come responsabili del maltrattamento i loro padri, patrigni o i compagni della madre. Quando gli è stato chiesto “Come ti sei sentito dopo che è stato ferito il tuo animale?” il 92,6% dei bambini ha risposto di essere stato un po’ turbato (33.3%) o molto turbato (59.3%).

Bambini Che Feriscono Gli Animali Domestici
Quando gli è stato chiesto se avessero mai ferito un animale,il 13.2% dei bambini ha risposto di averlo fatto e poi ha descritto episodi che comprendevano il lancio dell’animale, il colpirlo o il calpestarlo. Di questi cinque bambini tre hanno detto che la gravità della ferita implicava fastidio o paura da parte dell’animale; gli altri due bambini hanno detto che l’animale è stato ucciso. Quando gli è stato chiesto se avessero ferito o ucciso altri animali oltre a quelli domestici il 7,9% ha ammesso di averlo fatto.

Bambini Che Si Prendono Cura Degli Animali
Ai bambini è stato chiesto se si fossero mai presi cura di un animale domestico, e il 92,1% di loro ha risposto di averlo fatto (il che corrisponde ai resoconti materni). Tutti i bambini hanno detto di aver avuto un animale preferito e il 79% ha menzionato cani e/o gatti; dagli altri bambini sono stati nominati come preferiti anche uccelli, conigli, criceti, e rettili.

Abbiamo chiesto ai bambini se avessero mai protetto un animale e il 51,4% ha detto di averlo fatto. Gli interventi descritti dai bambini erano di diverso tipo e includevano il tenere gli animali nelle loro camere (5,9%), lo spostare l’animale in un luogo diverso, casa loro presumibilmente (47.1%), e proteggere l’animale dall’assalto dell’aggressore (29.4%).

La domanda conclusiva chiedeva ai bambini come avrebbero voluto che gli animali fossero trattati a casa loro. Oltre i due terzi dei bambini (67.6%) ha detto di volerli vedere trattati “meglio di come lo sono ora”.

Gli elementi conclusivi di questa sezione sui risultati, descrivono i dati che abbiamo ottenuto dalla Conflict Tactics Scale (CTS). Il CTS è un’unità di misurazione della violenza familiare ampiamente utilizzata e noi l’abbiamo inserita in questo studio al fine di verificare se l’esperienza di violenza domestica dei gruppi del rifugio era diversa da quella dei gruppi della comunità. Abbiamo inoltre voluto esaminare la correlazione tra i punteggi CTS e il maltrattamento degli animali.

Misura Della Violenza Familiare
Il CTS è una scala di valutazione basata su 8 punti che inizia con la seguente domanda: "Quando tu e il tuo compagno avete un problema, che cosa fate per risolverlo?"Tutte le donne inserite nella ricerca hanno completato due volte il CTS, la prima valutando le loro strategie, e poi valutando quelle del loro compagno.

I punti spaziavano dalle TECNICHE VERBALI (Es., "discutere il problema con calma"), alla VIOLENZA VERBALE (Es., insulti, linguaggio scurrile), alla VIOLENZA FISICA MINORE (Es., spinte, venire afferrate con forza, strattoni), fino alla GRAVE VIOLENZA FISICA (Es., bruciature, scottature, utilizzo di un coltello, spari con la pistola ). Queste quattro subscale hanno fornito diversi livelli di medie di valutazione, in quanto vi erano differenze nel numero dei punti compresi in ogni subscala e alcune subscale, per esempio quella in merito alle Grave Violenza Fisica, utilizzava una procedura di ponderazione. Ogni punto è calcolato a seconda della presenza o meno della strategia e a seconda della sua frequenza d'uso. Ad eccezione della subscala Tecniche Verbali, i punteggi più alti riflettono maggiori livelli di problematiche verbali o violenza fisica.

La seguente tabella elenca i principali punteggi delle sottoscale CTS per ognuno dei quattro gruppi. I punteggi sono stati dati in base all'auto-valutazione delle donne e alla loro valutazione del partner.

 

S-C

S-NC

NS-C

NS-NC

Tecnica verbale

Auto-valutazione delle donne

31.4

26.6

23.6

27.9

Valutazioni delle donne sui loro compagni

12.2

12.2

23.1

21.8

Violenza verbale

Auto-valutazione delle donne

78.7

78.9

21.8

23.6

Valutazioni delle donne sui loro compagni

102.1

100.1

15.8

18.5

Violenza fisica minore

Auto-valutazione delle donne

10.6

11.1

.5

.5

Valutazioni delle donne sui loro compagni

35.6

34.1

.5

1.3

Grave violenza fisica

Auto-valutazione delle donne

6.6

8.1

.13

.1

Valutazioni delle donne sui loro compagni

148.7

142.7

.2

.83

Questi dati suggeriscono che, durante i momenti di problem solving (risoluzione dei problemi), le donne del rifugio e della comunità sviluppavano modi similari di impiego delle Tecniche verbali ma che i compagni delle donne del rifugio utilizzavano queste tecniche a livelli inferiori. I dati elencati nella tabella danno modo di verificare che i gruppi del rifugio hanno totalizzato punteggi più alti rispetto ai gruppi della comunità nella Violenza Verbale, nella Violenza fisica minore e nella Grave violenza fisica. Questo era verificabile sia nell’auto-valutazione delle donne che nella loro valutazione dei compagni.

I livelli di violenza fisica, sia minore che grave, che sono stati riscontrati nelle case delle donne del rifugio erano in netto contrasto con quelli riscontrati nelle case delle donne della comunità, e questo sottolinea l’efficacia delle nostre procedure per selezionare donne nei cui ambienti domestici sia presente o assente la violenza domestica. Molti dei comportamenti più gravi (maltrattamenti fisici, bruciature, l’uso della pistola) sono virtualmente assenti nei gruppi di controllo - non del rifugio.

Abbiamo esaminato la subscala dei punteggi della Grave Violenza Fisica per i partner delle donne in relazione alla presenza o assenza di minaccia o di effettiva lesione o uccisione degli animali domestici. Per entrambi i gruppi del rifugio (S-C e S-NC), abbiamo scoperto che i punteggi più alti nella Grave Violenza Fisica da parte dei compagni si avevano nei casi in cui gli uomini avevano o minacciato gli animali o avevano minacciato e poi effettivamente ferito o ucciso l’animale.

Abbiamo inoltre messo in relazione la gravità della minaccia e la gravità della reale lesione agli animali attraverso i punteggi della subscala CTS. Secondo l’autovalutazione in base al CTS delle donne del gruppo S-C, abbiamo scoperto significative correlazioni, come riportato qui di seguito (non sono state scoperte correlazioni significative nei gruppi S-NC, NS-C, e NS-NC):

 

Gravità della minaccia

Gravità della lesione

Tecnica verbale

Non importante

Non importante

Violenza verbale

-.52 (p=.03)

-.50 (p=.02)

Violenza fisica minore

-.41 (p=.09)

-.57 (p=.004)

Grave violenza fisica

-.71 (p=.002)

-.45 (p=.03)


Queste connessioni suggeriscono che minori livelli di violenza da parte delle donne del gruppo S-C sono da associare a maggiori livelli di minaccia e di gravità delle lesioni da parte dei partner nei confronti degli animali domestici.

L’ analisi simile delle valutazioni dei partner fatta dalle donne in base al CTS, ha prodotto importanti corrispondenze, ma solamente per quanto riguarda il gruppo NS-C e soltanto per quanto riguarda la gravità della minaccia (l’effettiva lesione era troppo rara per poter essere analizzata):

 

Gravità della minaccia

Tecnica verbale

Non importante

Violenza verbale

-.85 (p=.03)

Violenza fisica minore

-.75 (p=.09)

Grave violenza fisica

Non importante

 

Questi dati indicano che all’interno del campione della comunità comprendente i bambini, il minor utilizzo da parte del partner di violenza verbale e violenza fisica minore era associato a minacce più gravi nei confronti degli animali. Questi risultati mostrano l’esistenza di diverse dinamiche nel rapporto tra la violenza del partner e il maltrattamento degli animali nei gruppi del rifugio e della comunità.

Infine, alle donne è stato chiesto “Ci sono altre cose inerenti gli animali o argomenti ad essi correlati di cui vorreste parlare?” Le donne del rifugio rispondevano inevitabilmente con una sequela di maltrattamenti dell’animale che includeva un partner che incoraggiava un combattimento tra cani, che provava ad investire il cane con la macchina, che forzava sua moglie ad avere rapporti sessuali con il cane, che minacciava di lasciar cadere l’animale dal quarto piano di un palazzo e che lasciava morire di fame l’animale.

Le donne della comunità, per contro, elencavano i tratti positivi del possesso di animali, incluso il ruolo dell’animale nell’alleviare lo stress, il dolore per la perdita di un animale, il ruolo dell’animale domestico nell’aiutare un bambino a superare la sua paura degli animali, e gli effetti calmanti dell’andare a cavallo.

IMPLICAZIONI

I risultati di questo studio replicano ed sviluppano i risultati di uno studio precedente (Ascione, 1997) su 38 donne che hanno subito violenza e sui loro racconti sui maltrattamenti degli animali da parte dei loro partner e dei loro bambini. Nello studio precedente il 71% delle donne con animali domestici ha raccontato che il loro partner aveva o minacciato o realmente ferito o ucciso uno dei loro animali domestici, inoltre sono stati descritti dal 57% delle donne effettivi maltrattamenti degli animali.

Nel presente studio il 70,3% delle donne del gruppo del rifugio ha riferito di minacce o di effettive lesioni nei confronti degli animali, di queste il 54% ha riferito di effettive lesioni. Nel gruppo delle donne non del rifugio le minacce agli animali sono state descritte dal 16,7% delle donne, di queste solo il 3,5% ha riferito di lesioni effettive agli animali, un contrasto molto evidente se confrontato con i dati forniti dal gruppo del rifugio. Lo studio attuale presenta migliorie che vanno da un più ampio campione di donne del rifugio (101 vs. 38), all’inclusione di donne da cinque diversi rifugi invece che da uno solo, alla presenza di un gruppo di controllo di donne della comunità che non aveva un background di violenza domestica. Ora si hanno prove maggiori che i risultati dello studio precedente non erano idiosincratici e che le famiglie all’interno delle quali è presente una situazione di violenza domestica possono sperimentare livelli significativi di minacce o di maltrattamenti nei confronti dei loro animali.

Il nostro incorporare in questo studio la scala Conflict Tactics Scale (CTS) aveva il fine di legare questa ricerca alla più ampia letteratura sulla violenza familiare. Abbiamo scoperto che l’uso di violenza fisica eccessiva da parte dei partner nei confronti delle loro mogli o compagne all’interno del campione del rifugio, era associato alla presenza o assenza di minacce e lesioni agli animali domestici. Tuttavia dobbiamo ricordare che, all’interno del campione del rifugio comprendente i bambini, la gravità di queste minacce e lesioni è correlata in modo inversamente proporzionale all’utilizzo da parte delle donne di strategie di conflitto maggiormente aggressive. Una possibile interpretazione è che il fatto che le donne siano meno violente può rendere il partner più propenso a minacciare o ferire l’animale in modo più grave, almeno nelle famiglie dove sono presenti bambini.

Contrariamente, donne più violente possono avere partner che sono meno propensi a minacciare o ferire gravemente gli animali. Per quanto riguarda il campione della comunità con bambini, abbiamo scoperto che la gravità delle minacce (ma non delle lesioni, in quanto il numero era troppo esiguo) era inversamente proporzionale all’uso di violenza verbale e violenza fisica minore da parte del partner (ma non era correlata alla grave violenza fisica). Pertanto, in ambienti domestici generalmente non violenti e con bambini, l’utilizzo da parte del partner di violenza verbale e violenza fisica minore, è da collegarsi in particolar modo a minacce meno gravi nei confronti degli animali domestici. Queste dinamiche che presentano una potenziale differenza tra i punteggi del CTS e la gravità della minaccia/lesione, sia nei campioni della comunità che in quelli del rifugio, meritano ulteriore attenzione da parte della ricerca.

Nella precedente ricerca non sono state prese in considerazione le risposte emozionali del gruppo di donne del rifugio alla vittimizzazione dei loro animali. Le risposte emozionali fortemente negative avute da queste donne alle minacce verso i loro animali indicano come questa sia una ulteriore forma di trauma che queste donne devono imparare a gestire.

Sia le donne che i bambini riconoscevano che i giovani in queste famiglie erano stati testimoni di maltrattamenti nei confronti degli animali e erano negative anche le reazioni emotive dei bambini del rifugio al fatto che gli animali venissero feriti. Si potrebbe speculare sul fatto che il maltrattamento degli animali (e il vedere come questo influisca sui loro figli) possa spingere alcune donne a decidere di lasciare il loro partner violento, tuttavia, in una sostanziale minoranza di casi, le donne del nostro campione del rifugio, hanno detto che è stata proprio la preoccupazione per il benessere dei loro animali a far loro ritardare l’abbandono dell’ambiente familiare e la ricerca di protezione. Questa scoperta ribadisce l’importanza di programmi che forniscano alle donne vittime di violenza un modo per poter lasciare i loro animali in un luogo sicuro qualora decidessero di cercare protezione. Altri fattori da tenere in considerazione per programmi di questo genere sono il livello generalmente basso di cure veterinarie che abbiamo scoperto nel nostro campione del rifugio (es., meno animali vaccinati) e l’apparente maggior ritmo di “ricambio” degli animali domestici in queste famiglie, come indicato dal numero di animali posseduti nei precedenti cinque anni.

Per ampliare ulteriormente le scoperte della precedente ricerca (Ascione, 1997), abbiamo documentato un numero ed una gravità maggiore del livello dei maltrattamenti di animali da parte dei figli delle donne del rifugio. Nonostante solo uno su dieci delle donne del gruppo S-C abbia identificato un bambino target che avesse maltrattato animali, il 27.3% delle donne del gruppo S-C e il 34.2% del gruppo S-NC hanno identificato altri bambini che avevano maltrattato animali all’interno delle loro famiglie (la stima scoperta dallo studio di Ascione [1997] era del 32%). Queste stime di bambini che commettono crudeltà su animali sono comparabili ad altri studi su bambini psicologicamente compromessi. Il fatto che, secondo la lista di valutazione dei problemi comportamentali nei bambini, fossero i bambini del gruppo del rifugio ad ottenere un maggior numero di punteggi che rientravano nella fascia clinica (piuttosto che non i bambini del gruppo della comunità) indica anche che i sintomi dei disturbi psicologici di questi bambini non si limitano al maltrattamento sugli animali. L’esposizione alla violenza domestica è chiaramente un fattore di rischio per bambini e potrebbe essere utile considerare l’esposizione ai maltrattamenti animali come un ulteriore elemento di rischio.

Tuttavia, malgrado gli ambienti di crescita sperimentati dai bambini del gruppo del rifugio siano meno che ottimali, la maggior parte di questi bambini si prendeva cura degli animali domestici e più della metà dei bambini ha raccontato di aver protetto i propri animali dal pericolo di essere feriti, spesso attraverso un intervento attivo che avrebbe potuto essere pericoloso per i bambini stessi. Sappiamo che i bambini alle volte tentano di intervenire negli alterchi tra i genitori – ora sappiamo che possono intervenire anche per salvare i loro animali domestici dal pericolo di essere feriti. Le ricerche future dovrebbero prestare attenzione alla mescolanza di premura e crudeltà presente nei bambini allevati in ambienti familiari violenti.

Agli sforzi per la prevenzione e l’intervento potrebbe essere utile una migliore comprensione dei fattori che portano alcuni bambini a sfogare il loro dolore su quelli più vulnerabili di loro (per esempio, fratelli o sorelle più giovani o animali) e altri bambini a imparare a gestire il loro dolore diventando più protettivi. Date le scoraggianti statistiche nazionali sulla violenza domestica, risulta evidente che molti bambini ed i loro animali trarrebbero beneficio dall’applicazione di questa conoscenza e consapevolezza.

LIMITAZIONI
Nonostante i campioni di donne reclutati per questo studio fossero paragonabili per età e per la partecipazione volontaria, siamo molto dispiaciuti per non essere riusciti a far combaciare maggiormente le variabili demografiche quali l’educazione, la posizione sociale, la diversità etnica e lo stato civile dei due campioni, quello del rifugio e quello della comunità. A causa dell’imprevista difficoltà nel reclutamento e nella conduzione dei test sulle donne del rifugio entro le tempistiche originariamente previste abbiamo infatti dovuto iniziare a condurre i test sulle donne della comunità prima che fossero disponibili i dati demografici del campione del rifugio.

Siamo stati abbastanza fortunati da aver ricevuto, grazie al Vice Presidente per la Ricerca dell’Università statale dello Utah, fondi supplementari che ci hanno permesso di poter gestire questa limitazione e cercheremo di reclutare ulteriori campioni di donne della comunità che corrispondano ai dati demografici ora in nostro possesso. Se riuscissimo nel nostro intento, inoltreremo i risultati ottenuti con queste donne alla Dodge Foundation come implementazione del resoconto del progetto. Dobbiamo comunque sottolineare che le variabili demografiche del nostro campione del rifugio trovavano riscontro positivo con quelle della popolazione di mogli maltrattate studiate su tutto il territorio dello Utah (Thompson, 1994).

Le ricerche future dovrebbero includere anche valutazioni dirette (attraverso interviste e attraverso l’utilizzo della lista “Child Behavior Checklist”) di bambini provenienti da ambienti familiari privi di violenza domestica. Al momento stiamo esaminando le implicazioni etiche che comporterebbero ricerche di questo tipo (in quanto ai bambini verrebbe chiesto di eventi potenzialmente sconvolgenti). Questo lo stiamo realizzando, in parte, avvicinandoci all’etica delle ricerche svolte sui resoconti dei bambini in merito alla violenza nella comunità.

Vi è inoltre un’ultima area di ricerca da prendere in considerazione, e cioè la necessità di intervistare i responsabili della violenza domestica in merito ai maltrattamenti sugli animali. La percezione del significato di crudeltà verso gli animali potrebbe essere diversa per i partner, specialmente per quanto riguarda gli effetti sui bambini che ne sono testimoni. Prestare attenzione ai maltrattamenti sugli animali potrebbe essere una componente fondamentale anche per i programmi che intervengono su coloro che indirizzano la violenza sui partner, sui loro figli e sugli animali domestici.

RICONOSCIMENTI
Vorrei ringraziare Claudia Weber per la sua coordinazione e per i suoi tentativi di formazione, spesso a dir poco ambiziosi, Teresa Thompson per la sua sensibilità e per il suo lavoro di valutazione professionale, David Wood per la sua collaborazione, e i direttori e lo staff di ognuno dei cinque rifugi, senza la loro collaborazione ci sarebbe stato poco su cui relazionare. Karen Ranson ha risposto ai tantissimi quesiti telefonici che abbiamo ricevuto in merito a questo progetto e ha facilitato la preparazione del materiale cartaceo. I suoi contributi professionali in ambito di segreteria sono stati inestimabili.

Ed infine un grazie di cuore a tutte le donne e a tutti i bambini che ci hanno permesso di cogliere uno scorcio delle loro vite, delle loro paure, delle loro sofferenze e delle loro speranze di poter vivere in una terra di pace.