Bibliografia
A.R. Felthous, e S.R Kellert, Childhood cruelty to animals and later agrssive against people: A review. American Journal of Psychiatry 1987

L.Broun, Cruelty to animals: The moral debt London: Macmillan. 1988.

H.Vermeulen, J.S.J. Odendaal, A typology of companion animal cruelty. 1992

F.Ascione, Children who are cruel to aniamals: a review of research and implication for development psycopathology, The biennal meeting of the Society for Researc in Child Development, 25 Marzo 1993, New Orleans.
A.Arluke, The ethical cultures of animal labs. 1992




Introduzione

Gli ultimi trent’anni anni hanno testimoniato il sorgere di uno spiccato interesse nei confronti della relazione tra crudeltà verso gli animali, o abuso animale e comportamento violento, specialmente tra i giovani perpetratori.
Per illustrare, uno studio recente Venderlin (2000) riportò che, su 9 sparatorie avvenute negli Stati Uniti (da Moses Lake, WA nel 1996, a Conyers, GA, nel 1999), 5 (il 45%) perpetratori , degli 11 coinvolti avevano alle spalle una storia di abuso animale. L’esempio meglio documentato è stato il caso di Luke Woodham che, nell’aprile che ha preceduto l’ottobre del 1997 in cui ha ucciso la madre e due compagni di scuola, torturò e uccise il suo cane (Ascione, 1999).

Questo Bollettino riporta dati sulla ricerca psichiatrica, psicologica e criminologica che collega gli abusi nei confronti degli animali alla violenza agita e perpetrata da giovani e adulti. Essa indirizza la sfida del definire l’abuso su animali ed esamina la difficoltà di ottenere dati accurati di incidenza e prevalenza di tale comportamento. Esplora inoltre il rapporto tra abusi nei confronti degli animali e disordini della condotta (conduct disorders, CD), analizzando le motivazioni di bambini e adolescenti che compiono questi abusi e considerando i contesti che possono portare all’emergere di tali comportamenti violenti. L’abuso su animali viene interpretato come sintomo di un disordine psicologico. Sebbene qualche studio esamini le connessioni neurobiologiche della crudeltà sugli animali (vedi Look wood e Ascione, 1998), tale tema va oltre lo scopo di questo report. L’importanza di includere informazioni sull’abuso su animali nella valutazione di giovani a rischio di commettere violenza interpersonale è enfatizzata in tutta la documentazione in seguito presentata. A testimonianza di quanto sostenuto, è inoltre fornita una lista di organizzazioni statunitensi con programmi connessi al legame tra abuso su animali e altri comportamenti violenti.

Questo bollettino non vuole suggerire che prestare attenzione all’abuso animale sia una panacea per rapportarsi alla sfida di identificare ed indirizzare la violenza giovanile. Il comportamento violento è multidimensionale, ha multipli determinanti ed il suo sviluppo è ancora oggi oggetto di ricerche scientifiche (Moffitt, 1997). Argomento esplicito di discussione è invece come l’abuso su animali ancora oggi riceva insufficiente o nessuna attenzione, talvolta escluso esplicitamente (es. Stone e Kelner, 2000) dai numerosi “red flags”, segni di avvertimento, o comportamenti sentinella che possono aiutare a identificare giovani a rischio di perpetrare violenza interpersonale (relazione notata per la prima volta da Pinel nel 1809 in giovani che si autoinfliggevano lesioni).


DEFINIZIONE DI CRUDELTÀ VERSO GLI ANIMALI
Tutti i 50 stati degli Stati Uniti hanno una legislazione sugli abusi animali. La maggior parte degli stati la classifica come misdemeanor offense (delitti di minore gravità), in 30 stati inoltre per certe fome di crudeltà, sono stati istituiti statuti a livello di felony (crimini di maggiore gravità). Comunque, le definizioni legali di abuso animale, e anche i tipi di animali che sono coperti da questi statuti, sono diversi da stato a stato (Ascione e Lookwood, 2001; Frasche t al., 1999; Lacroix,1998). “comportamento socialmente inaccettabile che causa intenzionalmente un dolore non necessario, o sofferenza o di stress e/o la morte di un animale (Ascione, 1993:228).

Per facilitare il compito di definire la crudeltà nei confronti degli animali non umani si prendono in considerazione alcuni aspetti comuni alla crudeltà nei confronti dei bambini.
Categorie di maltrattamenti verso i bambini spesso includono le seguenti forme di abuso: psicologico, sessuale, emozionale, trascuratezza. Non è difficile produrre una sequela di esempi nei quali gli animali hanno sperimentato ognuna di queste forme di abuso. Tali forme di abuso comunque richiedono ulteriori elaborazioni poiché dall’esecuzione all’omissione che esse denotano possono variare in forma e gravità.

Per esempio, l’abuso fisico può andare dal prendere in giro alla tortura con gradazioni che in natura, possono essere più soggettive che oggettive in base alla prospettiva della vittima, dell’aguzzino o di potenziali osservatori.
The Compact Edition of the Oxford English Dictionary (1971, p.114) include le seguenti caratteristiche attribuibili a persone che mostrano crudeltà: “disposta ad infliggere sofferenza… indifferente verso sentimenti di pena o piacere ricavabili dall’angoscia di un’altra persona… senza gentilezza o compassione… senza pietà… dura di cuore…”. Questa definizione e versioni simili nel Random House Dictionary of the English Language (1987, p.438), parlano tutte di dimensione affettiva e comportamento di crudeltà.
Rispetto a definizioni che si riferiscono in modo specifico alla crudeltà verso gli animali, Felthous e Kellert (1987) definiscono sostanzialmente tale crudeltà come uno schema di danneggiamento inflitto deliberatamente, ripetutamente e gratuitamente, verso animali vertebrati in modo tale da causare gravi effetti sulle vittime. Questa definizione include una limitazione alle specie considerate introducendo una dimensione quantitativa nella valutazione del fenomeno (frequenza della crudeltà).

Brown (1988) definisce la crudeltà come “sofferenza inflitta gratuitamente e consapevolmente ad animali senzienti (umani e non)… La sofferenza può essere una sensazione di pena indotta da mezzi fisici o di angoscia indotta da atti di forzata cattività, oppure da una deprivazione materna. La crudeltà verso gli animali ha vari tipi di forme ad esempio un atto commesso contro l’animale oppure un’omissione cioè la mancanza di un’azione come quella di garantire cibo, acqua o riparo”.

Sia Felthous e Kellert che Brown introducono i concetti di “deliberatamente” e “consapevolmente” fra le caratteristiche della crudeltà per escludere atti che avvengono in modo accidentale.
Non è questo il caso della definizione data da Vermeulen e Odendaal (1992) quando affermano che la crudeltà sugli animali consiste in una: “intenzionale, maliziosa e irresponsabile tanto quanto una non intenzionale e ignorante inflizione di dolore, sofferenza, deprivazione distruzione o morte fisica e psicologica di un compagno animale dovuta a singoli o ripetuti incidenti”.
Sebbene sviluppare una vasta e accettata definizione della crudeltà sugli animali sia un compito abbastanza difficile la forma che ha avuto maggior riconoscimento in tale senso è: “ La crudeltà verso gli animali è un comportamento sociale inaccettabile che intenzionalmente causa pena, sofferenza angoscia o morte gratuita ad un animale”. Ascione (1993)

Alcune elaborazioni sui termini utilizzati nella definizione della crudeltà sugli animali possono essere utili a tale scopo: “Comportamento”, include atti di esecuzione (ad es. colpire un cane alla testa con una barra d’acciaio) e atti di omissione (ad es. deprivare un gatto domestico del cibo). “Socialmente inaccettabile” può in alcuni casi avere una connotazione genericamente valida in tutte le culture (ad es. dare fuoco ad un uccello vivo) mentre in altri casi si possono evidenziare vari modi di giudicare tale accettabilità a livello culturale, come accade ad esempio relativamente alla scelta delle specie di mammiferi accettabili da utilizzare quali beni di consumo umano. “Intenzionale” si riferisce ad atti di esecuzione o omissione portati avanti volontariamente per perseguire uno scopo a differenza di tutti quegli atti eseguiti in modo inconsapevole e/o accidentale.

“Dolore, sofferenza e angoscia”, si riferiscono molto spesso agli effetti nocivi di atti fisici condotti su corpi di animali o in modo diretto o per mezzo di strumenti o agenti (ad es. pistole, soluzioni caustiche, veleno). Dolore, sofferenza e angoscia sono giudicati in base agli schemi di risposta caratteristici di ogni specie. Il dolore, la sofferenza e l’angoscia fisica, possono essere distinti dalla pena, sofferenza, angoscia psicologica ed emozionale, (ad es. mantenere un animale separato ma in prossimità fisica del suo naturale predatore) sebbene entrambe le dimensioni debbano essere considerate con la stessa attenzione . Comportamenti passivi e manifestazioni di piacere quando si è testimoni di episodi di crudeltà verso gli animali non sono direttamente inclusi in tale definizione, comunque un bambino che prova piacere nell’assistere ad atti di crudeltà nei confronti degli animali può pienamente essere oggetto di tutti gli studi che sono stati condotti sull’argomento preso qui in considerazione.