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LA RELAZIONE TRA LA CRUDELTÀ DEI BAMBINI VERSO GLI ANIMALI E LA CATEGORIA DIAGNOSTICA PSICHIATRICA DEL DISORDINE DELLA CONDOTTA (DSM-III-R)

“La crudeltà verso gli animali e verso gli altri bambini è un tratto caratteristico, sebbene non comune, dei delinquenti non empatici, manifestazioni occasionali di crudeltà senza senso sono ben conosciute in alcune forme di malattie mentali”(Bowlby 1953)
Molti studi in questo contesto evidenziano che bambini e adolescenti con problemi di disordine della condotta solitamente si rendono protagonisti di aggressioni, che possono consistere in atti di deliberata crudeltà fisica verso animali o persone e atti di distruzione di proprietà (utilizzando spesso il fuoco).

Essi possono essere coinvolti in furti caratterizzati dalla presenza di una vittima (come ad esempio nell’aggressione, borseggio, estorsione e rapina mano armata). Ad una età più tarda, la violenza fisica può assumere la forma del rapimento, della violenza sessuale, dell’assalto o in rari casi dell’omicidio. Il bambino/adolescente non prova alcun interesse per i sentimenti, i desideri e lo star bene degli altri, come spesso dimostrato nei casi di comportamenti cronici e può mancare in lui l’appropriato sentimento di colpevolezza o rimorso. È importante notare che la crudeltà fisica nei confronti degli animali fu inserita fra i sintomi indicativi del disordine della condotta nell’edizione del DSM-III-R nel 1987. Poiché la crudeltà sugli animali è soltanto uno dei numerosi sintomi del disordine della condotta (Spitzer, Davies, Barkley 1990) , la prevalenza di tale crudeltà è difficile da stimare. Ricerche che usano le liste di controllo dei problemi di comportamento nei bambini suggeriscono che la crudeltà verso gli animali è riportata prevalentemente da genitori i cui bambini sono stati ricoverati in cliniche di salute mentale che da genitori di esempi di campioni non clinici (Achenbach e Edelbrock 1981; Achembach, Howell, Quay e Conner 1991).

Uno studio canadese recente riporta un’approssimazione del 2% basato su un campione di ragazzi fra i 12 e i 16 anni (meno del 2% fra i 4 e gli 11 anni) quando gli episodi di crudeltà sono raccontati dalle madri e un’approssimazione del 10% quando i racconti vengono dai bambini stessi (Offord, Boyle, Racine 1991). Tale discrepanza viene attribuita ad una differente interpretazione dell’atto di crudeltà verso l’animale e alla natura ambigua della crudeltà stessa.
Molti studi di meta-analisi rivelano che la crudeltà verso gli animali incide pesantemente sul polo distruttivo in una dimensione distruttiva-nondistruttiva derivante da una rappresentazione in scala multidimensionale e che ferire gli animali è uno dei primi sintomi documentati del disordine della condotta (l’età media dell’insorgenza di episodi di crudeltà riportata dai genitori è pari a 5/6 anni) (Frick, Lahey, Loeber, Tannenbaum, Van Horn, Christ, Hart, Hanson 1993)

Non tutti i bambini a cui sono stati diagnosticati disordini della condotta mostreranno sintomi di crudeltà verso gli animali. Comunque certi problemi presi in considerazione nell’ambito della ricerca sui disordini del comportamento e più specificatamente sull’aggressione interpersonale nel bambino/adolescente, potrebbero avere un’enorme rilevanza sulla comprensione della crudeltà verso gli animali.
Kazdin (1990) ha riassunto problemi di definizione teoretici concettuali e di ricerca relativamente alla prevenzione e al trattamento del disordine di condotta. Egli notò che nel 1989 i dati dell’Institute of Medecine suggerivano che il 2/6% dei bambini americani mostravano sintomi che combaciavano con quelli della diagnosi del disturbo della condotta.

Dati di quest’ordine procurati da Rosestein (1990) al Statistical Research Branch of the National Institude of Mental Health evidenziarono che nel 1986, circa 100000 ragazzi sotto i 18 anni, a cui vennero diagnosticati tali disordini, furono ammessi come pazienti interni ed esterni in strutture di igiene mentale. Se almeno una piccola percentuale di questi bambini/adolescenti avessero manifestato crudeltà verso gli animali il problema avrebbe coinvolto milioni di bambini negli Stati Uniti.

Kazdin enfatizza il disordine della condotta come: frequente, stabile nel tempo, relazionato con la predizione di disordini nell’età adulta, spesso presente nelle famiglie di generazione in generazione. Sebbene tali caratteristiche non siano necessariamente sempre riconducibili a questo disordine varie ricerche hanno richiamato l’attenzione sul loro significato (Loeber 1988, Widom 1989).
Altre ricerche si sono focalizzate sui rischi e sui fattori protettivi nell’infanzia che possono aumentare e ridurre rispettivamente la probabilità e la gravità dei disordini di condotta (Garmezy 1988, Robins 1988, Rutter 1988). Due approcci descrivono i fattori di rischio relazionati allo sviluppo e all’escalation dell’aggressione nei bambini: le famiglie con schemi di interazione coercitiva e bambini con predisposizioni attribuzionali.

Il primo approccio fu illustrato dal lavoro di Gerald Petterson e colleghi (Patterson, DeBaryshe e Ramsey 1989), esso offrì una ricerca basata sul modello di escalation dell’aggressione nelle famiglie. Lo stile anaffettivo dei genitori collegato a pesanti punizioni o ad un controllo di tipo oppositivo, presenta ai bambini un modello di coercizione tale da irretire tutti i membri della famiglia in un circolo di utilizzo di tecniche oppositive per bloccarsi l’un l’altro.
Questo schema è presente spesso là dove vi è un’assenza di comportamento genitoriale volto ad incoraggiare comportamenti prosociali. L’implicazione della presenza invece di tale atteggiamento prosociale in famiglie con animali è che il bambino possa generalizzare uno schema di comportamento positivo anche all’animale. Il secondo approccio si riferisce al lavoro di Price e Dodge (1989) dal quale se ne ricava che la ripetizione di un’interazione di tipo oppositivo e anaffettivo può causare nel bambino rifiutato una percezione negativa del sé una percezione ostile dell’intero ambiente che lo circonda, rinforzando nei compagni il rifiuto del bambino stesso causato dal rifiuto verso lo stereotipo del bambino aggressivo.

Le potenzialità di un comportamento di aggressione in questi bambini nei confronti degli animali non sono difficili da predire. Del resto se le intenzioni dei compagni risultano spesso ambigue ai bambini rifiutati, le intenzioni degli animali possono senz’altro essere ancora più difficili da interpretare. Un esempio di tale possibilità fu incluso nel National Public Radio. Un giovane che brutalizzò e assalì sessualmente un cane randagio, registrò l’abbaiare del cane come un’aggressione dell’animale nei propri confronti (cosa che il ragazzo non poteva permettere) e non una reazione alla paura. Naturalmente tali predisposizioni attribuzionali verso gli animali devono essere esaminate in modo empirico.
Un altro parallelo fra le ricerche nell’ambito del disordine del comportamento e le ricerche sulla crudeltà dei bambini verso gli animali lo troviamo con l'inclusione nel DSM-III-R dei bambini/adolescenti piromani.

Kolko e Kazdin (1989) nell’elaborare un modello di predizione del rischio per i bambini che dimostravano alcuni di questi comportamenti, svilupparono la Children’s Firesetting interview per ricavare informazioni qualitative sui bambini piromani quale strumento di valutazione differente da quello basatosi solo sulla semplice rilevazione di presenza/assenza del fenomeno. Essi a tale proposito notarono che la piromania condivide caratteristiche con la crudeltà verso gli animali come l’essere un comportamento coperto e ambiguo. Wooden e Berkey (1984) notarono che bambini piromani fra i 4 e 8 anni erano più crudeli verso gli animali dei più grandi (fra i 9 e 17 anni).