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RICERCHE CONDOTTE SUL LEGAME CHE INTERCORRE TRA CRUDELTA
DEI BAMBINI VERSO GLI ANIMALI E SUCCESSIVO COMPORTAMENTO
ANTISOCIALE E AGGRESSIVO
Labuso animale e la violenza interpersonale verso
gli umani condividono caratteristiche comuni: entrambi i
tipi di vittime sono creature viventi, che hanno la capacità
di sperimentare dolore e angoscia, possono mostrare segni
fisici del loro dolore e della loro angoscia (per cui gli
esseri umani possono provare empatia), e possono morire
come risultato delle ferite inflitte. A partire da questi
punti comuni, non è sorprendente che precoci ricerche
in questarea, la maggior parte delle quali sulle basi
di valutazioni retrospettive, abbiano esaminato la relazione
tra storie infantili di abuso animale e crimine violento
successivo.Ci sono numerosi casi studiati di crudeltà
dei bambini e adolescenti nei confronti degli animali ,
casi di crudeltà che rientrano nella categoria di
Fromm (1973) detta aggressione maligna (che
si distingue da quella difensiva, non strumentale o aggressione
benigna). I primi esempi includono le descrizioni
di comportamenti sadici verso animali associati a varie
forme di bestialità riportate da Krafft-Ebing (1906)
e lanalisi di A Little Chanticleer di
Ferenczi (1916): Il caso fu che un bambino di cinque
anni di nome Arpard
Qualunque genere di pollame fosse
in vendita
Arpard non dava pace alla madre finché
non ne comprava qualcuno. Egli voleva essere testimone della
macellazione
Le sue curiosità e azioni
mostravano uninusuale piacere e fantasie sulle pratiche
di tortura e uccisione di tali animali
La sua crudeltà
si manifestò in seguito anche nei confronti degli
esseri umani
Studi più recenti includono lanalisi di Bettelheim
(1955) del caso di Mary, che approssimativamente alletà
di cinque anni, cercava di uccidere animali dandogli fuoco,
cosa che tentò di fare anche verso altri bambini
e la predizione di crudeltà verso gli animali di
Redl e Wineman (1951) nei comportamenti antisociali dei
bambini frequentanti il centro terapeutico Pioneer House.
Nelle osservazioni di alcuni dei bambini che interagivano
con i cani Redl e Wineman notarono: La cosa affascinante
è che i bambini duplicano nella relazione con il
cane alcuni degli schemi sintomatici essenziali che esistono
nella relazione con gli umani
.
Questi casi producono ricche descrizioni della crudeltà
dei bambini verso gli animali ma non esaminano direttamente
lo sviluppo di continuità o di discontinuità
di ciascun comportamento.
Le storie di diciotto bambini a cui si fa riferimento per
una valutazione clinica in parte sulla crudeltà su
animali da compagnia, furono descritte in modo dettagliato
da Tapia (1971). Questi bambini delletà dai
5 ai 15 anni, erano stati protagonisti di episodi di crudeltà
a vario livello nei confronti di animali domestici, dallevamento,
da cortile e selvatici. In uno studio condotto successivamente
su tali bambini divenuti adolescenti due o nove anni dopo,
Rigdon e Tapia (1977) riportarono che dei tredici bambini
che poterono essere realmente riabilitati il 62% manifestava
ancora un comportamento di abuso verso gli animali, (fra
cui un 38% si rese partecipe di trattamenti definibili crudeli).
Sfortunatamente la verifica di incidenti crudeli non è
presente in questi saggi come non è incluso un tentativo
di mettere in scala la gravità della crudeltà
dimostrata da questi bambini, problema comune a molte ricerche
condotte in questarea.
In più non vengono mai fatti studi comparativi fra
bambini con patologie e non.
Tutto ciò comunque non toglie a questi primi studi
il merito di aver fornito numerose descrizioni e informazioni
sulla crudeltà da parte dei bambini nei confronti
degli animali e dettagli clinici molto ricchi sui fattori
familiari possibilmente conducibili a tale comportamento.
Una ricerca retrospettiva critica fu condotta da A.Felthous,
S.Kellert e i loro associati.
Le storie di crudeltà verso gli animali da parte
dei bambini, (le cui percentuali vengono riportate in parentesi),
furono esaminate in uomini che erano pazienti psichiatrici
(25%) (Felthouse 1980), uomini aggressivi (25% sostanzialmente
crudeli) in prigione, in un gruppo di uomini non in
carcere (0%) (Kellert e Felthouse 1985) e in donne aggressive
(36%) e non aggressive (0%) (Felthouse e Yudowitz 1977).
Questi studi generalmente sostengono una relazione esistente
fra schemi contemporanei di aggressione interpersonale e
storie di crudeltà verso gli animali.
Il valore dato a tali ricerche è quello prognostico
della crudeltà verso gli animali.
In una ricerca retrospettiva con campioni più selezionati
di adulti (28 carcerati e non carcerati) perpetratori di
omicidi sessuali Ressler, Burgess e Douglas (1988) evidenziarono
che la prevalenza di crudeltà verso gli animali era
del 36% nellinfanzia e del 46% nelladolescenza.
Tingle, Barnard, Robbins, Newman e Hutchinson (1986) trovarono
che nel loro campione di 64 uomini, il 48% di violentatori
in carcere e il 30% di molestatori di bambini ammisero di
essere stati protagonisti di atti di crudeltà nei
confronti degli animali durante linfanzia e ladolescenza.
In alcuni casi luccisione di animali fu seguita dalluccisione
di uomini. Hikey (1991) rilevò che un assassino ammise
di aver ucciso numerosi cuccioletti per rivivere lesperienza
di uccidere la sua prima vittima bambino.
Con lassistenza dello Utah Division of Youth Correction,
nella primavera del 1992 furono raccolti dati valutando
giovani liberi e giovani carcerati. Quasi tutti i 96 partecipanti
erano ragazzi di età compresa fra i quattordici e
i diciotto anni (il 65% dei quali erano fra i 16 e i 17
anni). Il 21% per cento di questi giovani sotto analisi
e il 15% dei ragazzi incarcerati riportarono di aver torturato
animali negli ultimi dodici mesi.
Altri due studi riportano esempi di ricerche su campioni
clinici di giovani in cui è stata valutata la crudeltà
verso gli animali. Lewis, Shanok, Grant e Rivo (1983) studiarono
cinquantuno ragazzi sotto sorveglianza di età compresa
fra gli otto e i dodici anni. In 21 di loro fu riconosciuta
una aggressività omicida in 30 no. La prevalenza
dei dati riportati sulla crudeltà verso gli animali
nei due gruppi fu rispettivamente del 14% e del 3%.
Wochner e Klosinski (1988) selezionarono cinquanta bambini
e adolescenti, fra bambini sotto sorveglianza e no, la metà
di loro registrò comportamenti di crudeltà
verso gli animali. La prevalenza di comportamenti sadici
registrata verso le persone fu rispettivamente ai due gruppi
del 32% e del 12%.
Poiché non si pensi che lo studio del fenomeno della
crudeltà verso gli animali sia circoscritto a campioni
di persone in prigione e a pazienti psichiatrici, bisognerebbe
notare che lampiezza del problema include anche la
tolleranza delladulto nei confronti della crudeltà
dei bambini verso gli animali, atteggiamenti di abuso nei
confronti del bestiame nelle aste (Gradin 1988) e atteggiamenti
violenti sugli animali da parte di bambini che hanno vissuto
lunghi periodi di guerra (Randal e Boustany 1990).
Un ultimo ma significativo esempio della rinnovata attenzione
relativamente a questa area di studi, è dato da una
serie di sessioni di conferenze professionali, sponsorizzate
da associazioni che promuovono un trattamento umano
dellanimale, specificatamente incentrate sulla crudeltà
dei bambini nei confronti degli animali e il suo legame
con comportamenti violenti protratti nel tempo. Queste sessioni
sono state incluse in conferenze della Animal Protection
and Child Protection Division dellAmerican Humane
Association (settembre 1990), della Delta Society (ottobre
1990) e in workshop sponsorizzati dalla Latham Fondation.
Nel novembre del 1991 una conferenza totalmente sponsorizzata
dalla Child Protection e dallAnimal protection Divsion
dellAmerican Humane Association, si concentrò
specificatamente sulla violenza dei bambini verso gli animali
(Moulton, Kaufmann e Filip 1992). Sono avvenute anche presentazioni
in occasione della sesta International Conference on Human-Animal
Interactions (Ascione giugno 1992) e in una conferenza sponsorizzata
dalla Geraldine R.Dodge Foundation (Ascione settembre 1992).
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