Abuso animale e disturbi del comportamento


L’abuso animale può variare per quanto riguarda la frequenza, la durezza, la cronicità e la gamma. I comportamenti vanno dall’infastidire un animale da parte di un bambino con uno sviluppo immaturo (es. un bambino molto piccolo che tira un gattino per la coda) a gravi torture animali (es. rubare gli animali domestici dei vicini e dar loro fuoco). Sfortunatamente, la maggior parte delle valutazioni della crudeltà nei confronti degli animali manca valutare queste importanti differenze. Un’eccezione è L’Intervista per i Comportamenti Antisociali, Interview for Antisocial Behavior (IAB) messa a punto da Kazdin e Esveldt-Dawson (1986). Nonostante sia stata creata prima della revisione del DSM del 1987, questo strumento valuta 30 forme di comportamento antisociale diverse, le quali riflettono l’attuale lista dei sintomi per i disturbi della condotta (stabilita nel 1994). L’IAB è contraddistinta da numerose caratteristiche positive, comprese forme di racconto degli atti di crudeltà sia da parte dei genitori che da parte dei giovani coinvolti e classificazioni della gravità e cronicità del problema.

Come illustrato in uno studio su pazienti psichiatrici esterni alle strutture di ricovero da parte di Loebler et al. (1993), modelli di comportamento cronico possono essere maggiormente significativi di episodi isolati. Valutazioni triennali che comprendevano una domanda sulla crudeltà nei confronti degli animali vennero attuate in uno studio su 177 ragazzi tra i 7 e i 12 anni, ad alcuni dei quali (40,1%) fu diagnosticato un disturbo oppositivo provocatorio (ODD), mentre ad altri (38,4%) un disturbo della condotta (CD). A tal proposito la valutazione annuale della crudeltà nei confronti degli animali non rilevò differenze tra i ragazzi con ODD e quelli con CD, differenze significative che emersero invece quando i risultati su questo punto vennero rilevati sull’intero periodo di tre anni: la crudeltà nei confronti degli animali fu rilevata nel 13,3% dei ragazzi con ODD e nel 29,4% dei ragazzi con CD (p<0,05%).
Gli studi hanno dimostrato inoltre che I resoconti dei genitori sull’emergere di sintomi di CD nei loro figli, indica i 5/6 anni come età media in cui si sviluppa il comportamento del “ferire animali”, più precocemente del bullismo, della crudeltà verso le persone, del vandalismo, dell’appiccamento di fuochi (Frick et al., 1993). Questi studi rinforzano l’importanza di considerare l’abuso animale come un significativo e precoce segno di avvertimento per identificare i giovani che potrebbero una diagnosi di CD. La valutazione diagnostica di questo sintomo è supportata anche da un lavoro di Spitzer, Davies e Barkley (1990), che si è basato su un campo di studi nazionali per lo sviluppo del DSM-III-R.

Recentemente, Luk et al. (1999) hanno riportato un’analisi di dati di casi su un campione di bambini (n=141) che si sono rivolti ad un servizio di salute mentale per “sintomi significativi di disturbo oppositivo provocatorio e disturbo della condotta” e dati di controllo su un campione di bambini della comunità (n=37). I bambini che si erano rivolti ad una clinica erano stati divisi in due gruppi basati sulla valutazione CBC: presenza (n=40) o assenza (n=101) di crudeltà nei confronti degli animali. Dunque il 28,4% dei bambini che si erano rivolti alla clinica manifestò abuso su animali. I bambini della comunità sono stati scelti in base all’assenza di crudeltà verso gli animali nella valutazione CBC. Luk et al. hanno dimostrato che la differenziazione in sottogruppi dei bambini che si rivolgevano alla clinica sulla base della crudeltà nei confronti degli animali era correlata ai punteggi relativi ai test sui problemi comportamentali manifestati nell’infanzia che, a differenza del CBC, non valutano la crudeltà nei confronti degli animali negli inventari di tali problematiche comportamentali.

The Eyberg Child Behavior Inventory (Eyberg e Ross, 1978). Gli autori hanno trovato che i bambini che si rivolgevano alla clinica essendo nel sottogruppo di quelli che si dimostravano crudeli nei confronti degli animali avevano una media di problemi e punteggi di gravità del problema comportamentale significativamente più elevata (p<0,001%) dell’inventario Eyberg dei bambini della clinica che non erano crudeli nei confronti degli animali o dei bambini della comunità.
Quindi, vi è un’ evidenza sostanziale del valore del valutare la crudeltà nei confronti degli animali come un sintomo specifico di CD e come dato correlato ad altre forme di comportamento antisociale sia nell’infanzia che nell’età adulta. Verrà illustrato uno studio aggiuntivo per illustrare questa conclusione.

Arluke e colleghi (1999) hanno studiato i dati della Società del Massachussets per la prevenzione della crudeltà nei confronti degli animali e hanno trovato i registri di 153 individui (146 uomini e 7 donne, con una distribuzione d’età tra gli 11 e i 76 anni) che erano stati perseguiti per crudeltà fisica intenzionale nei confronti di animali (non quindi forme passive di crudeltà, come la trascuratezza. Selezionato un gruppo di controllo di 153 individui (accoppiati per età, sesso e status socio-economico, ma che non avevano precedenti di reclamo per alcuna forma di crudeltà verso animali) nelle zone in cui vivevano coloro che erano stati perseguiti, sono stati quindi esaminati i precedenti crimini di ciascun individuo in entrambi i gruppi.

È stato annotato ogni arresto in età adulta per crimini violenti, contro la proprietà, connessi con la droga e contro l’ordine pubblico. Gli individui perseguiti per abuso sugli animali avevano una maggiore probabilità di aver avuto un arresto in età adulta in ciascuna delle quattro categorie di crimini rispetto ai membri del gruppo di controllo. Le differenze tra le percentuali del gruppo di abusatori e non-abusatori sono state altamente significative (p<0,0001) per ciascuno dei quattro tipi di reato. Questi risultati confermano ulteriormente che coloro che abusano degli animali non sono pericolosi solo per le loro vittime animali, ma possono mettere in pericolo il benessere degli esseri umani.