Per un riconoscimento politico della relazione esistente fra abusi sugli animali ed esseri umani

Coloro che abusano degli animali per piacere o profitto sono molto più predisposti ad abusare di essere umani — un fatto attualmente riconosciuto ampiamente, ravvisato però anche nel passato.

Ad esempio, Colin Wilson, quando scrive delle torture e dell’uccisione di alcune giovani da parte di Fred West, sottolinea che West era stato precedentemente un macellaio e cita le parole di Magnus Hirschfield da The sexual anomalies and Perversions:

I macellai e i cacciatori sono più frequentemente presenti nell’elenco degli assassini. Nel corso della loro professione perdono l’avversione nei confronti dell’uccisione di animali che solitamente gli esseri umani normali sperimentano, e nell’atto di uccidere gli animali scoprono — nella maggior parte dei casi accidentalmente e con sorpresa — una caratteristica abituale nella formazione delle perversioni sessuali — che uccidere dà loro piacere, e questo fa crescere in loro il desiderio di uccidere.

Wilson riporta anche di un autista, che aveva precedentemente lavorato in un mattatoio, che gli ha confessato di come, mentre macellava il bestiame, avesse pensato "come avrebbe potuto essere" uccidere cavalli e cani. A quel punto l’uomo ha realizzato che c’era qualcosa di sbagliato e ha cambiato lavoro. Wilson continua riferendosi a un caso discusso da Krafft- Ebing in Psychopathia Sexualis che riguardava il necrofilo Seargent Bertrand che, prima di cominciare a recuperare cadaveri femminili, "mutilava i cadaveri degli animali". Un altro esempio di killer con alle spalle un passato di macellatore di animali è quello di Eusebius Pieydagnelle. Wilson racconta che questo individuo, colpevole di 4 omicidi compreso quello di un bambino, ha confessato che in passato aveva scoperto che "la sensazione più dolce è quando senti un animale tremare sotto il tuo coltello. La vita dell’animale morente striscia via lungo la lama fino alla tua mano". Ha poi aggiunto anche che il suono della macellazione di alcuni animali "era come musica per le mie orecchie".

Quasi stessa cosa è riportata da Joel Harris nei suoi studi sui serial killer. Per esempio, Henry Lee Lucas che ha ucciso undici persone, aveva torturato animali prima di cominciare con la sua follia omicida. Da bambino aveva tagliato la gola di animali vivi e " aveva catturato spesso piccoli animali per scuoiarli ancora vivi". Ha poi rapito e stuprato alcune donne, torturato, mutilato e smembrato le sue vittime, oltre ad aver commesso atti di necrofilia. Nel caso di Leonard Lake, da bambino "aveva sviluppato una inusuale crudeltà nei confronti degli animali", da adolescente aveva fatto esperimenti su ratti e topi e "ucciso animali poi bolliti nella zuppa"; da adulto ha poi filmato lo stupro, la tortura e l’uccisione delle sue vittime, il cui numero supera le venti persone, includendo uomini, donne e un bambino di due anni. Si è sostenuto che il suo desiderio di torturare fosse basato sulla sua necessità di dominazione. Bobby Long, condannato per stupro e nove omicidi, ha torturato e aggredito sessualmente il cane di famiglia; le sue fantasie includevano la "dominazione" delle sue vittime. E’ molto significativo il fatto che nel tracciare il profilo di un tipico serial killer, Norris includa una "crudeltà sugli animali fuori dal comune" come una delle caratteristiche che ci si aspetta negli individui che soffrono di "comportamenti aggressivi ripetuti".

Il Daily Mail racconta di David Mulcahy, condannato a 258 anni di galera e tre ergastoli per aver commesso tre omicidi, sette stupri e cinque tentativi di stupro; il suo modus operandi comprendeva un’incomprensibile dose di violenza e sadismo dalla quale trae apparentemente soddisfazione. Il suo complice in queste aggressioni, John Duffy, sta già scontando una condanna all’ergastolo senza condono della pena. E’ rilevante, riporta il Daily Mail, che Mulcahy fosse stato sospeso da scuola dopo essere stato trovato, coperto di sangue, a torturare e uccidere un animale, attività che anche Duffy trovava molto divertente.

Un’altra prova del legame fra gli abusi sugli animali e sugli esseri umani, in particolare sugli esseri umani vulnerabili, è data dalla ricerca che ha portato le associazioni britanniche che si occupano di bambini e quelle che si occupano di animali a cooperare e scambiarsi informazioni sui propri casi. Come riportato sul Sunday Telegraph, in un articolo intitolato "Study links child abuse with cruelty to animals" (Studi legano gli abusi sui bambini ai maltrattamenti sugli animali), si annunciava che "associazioni importanti per la tutela dei bambini avrebbero collaborato con la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Società reale per la prevenzione degli abusi sugli animali) dopo che alcune ricerche avevano mostrato che i maltrattamenti nei confronti degli animali in una famiglia possono essere il campanello d’allarme anche per gli abusi sui minori. L’articolo commentava che "alcune ricerche in America studiate dalle associazioni per la tutela dei bambini sembrano confermare il legame fra gli abusi sugli animali e altre forme di violenza, inclusi gli abusi sui bambini e la violenza domestica."

L’articolo parlava anche di Jim Harding, direttore e capo esecutivo della NSPCC (National Society for the Prevention of Cruelty to Children), che ha dichiarato "Le forze che incoraggiano la violenza verso i bambini e gli animali giungono tutte dalle stesse fonti. Battendoci contro gli abusi sugli animali possiamo anche prevenire che i bambini vengano maltrattati. Se vediamo qualcuno che picchia il proprio cane dobbiamo pensare: se tratta così il proprio cane, chissà cosa potrebbe fare ai suoi figli".

L’articolo inoltre riportava che "la NSPCC fa riferimento ad un certo numero di studi che sostengono esista una relazione fra gli abusi sugli animali e sui bambini" e che "uno dei casi studiati metteva in evidenza come l’abuso sistematico di un ragazzo di 15 anni da parte di suo zio pedofilo sia venuto alla luce quando un assistente sociale si è insospettito per il numero di animali presenti in casa. Un terapista della NSPCC ha scoperto poi che lo zio portava il ragazzo in una fattoria dove abusava di lui e lo costringeva a spezzare il collo a piccoli animali".

E’ stato anche sottolineato che "uno studio recente riportato sul Family Violence and Sexual Abuse Bulletin (Bollettino sulla violenza domestica e gli abusi sessuali) ha scoperto che tre quarti degli abusatori avevano anche una storia di maltrattamenti nei confronti degli animali. E un sondaggio su 23 famiglie coinvolte in abusi sugli animali condotto dalla RSPCA ha riscontrato che più dell’80% delle famiglie era stato definito dai servizi sociali potenzialmente a rischio per abusi o abbandono di minori.

Particolarmente importante è stato ritenuto anche il commento degli psicologi che sottolineavano come "la crudeltà nei confronti degli animali nasca da una generale mancanza di rispetto per la sofferenza di qualsiasi essere vivente. Inoltre, gli abusi sugli animali da parte di bambini possono indicare un disturbo psicologico ancora più profondo, forse causato dall’abuso subito dal bambino da parte di un adulto.

Nel 1997, il criminologo della Northeastern University, Jack Levin e il sociologo Arnold Arluke hanno completato uno studio durato tre anni che ha messo a confronto 153 persone che avessero maltrattato animali nel Massachussets con i loro vicini dello stesso sesso e età; hanno concluso che coloro che commettono violenza nei confronti degli animali sono 5 volte più portati ad abusare di altri esseri umani e maggiormente portati a atti di vandalismo e all’utilizzo di droghe.   

Nel 1996, D.S. Hellman e Nathan Backlan hanno pubblicato ufficialmente il loro studio sulla relazione che c’è fra gli abusi sugli animali e sugli esseri umani. La loro analisi della vita di 84 carcerati ha mostrato che il 75% di questi criminali violenti aveva casi precedenti di maltrattamenti sugli animali.

 

Nel 2001 BBC News ha riportato che l’ente per la protezione dei minori, la National Society for the Prevention of Cruelty to Children (NSPCC) e l’organizzazione per la tutela degli animali, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), avrebbero tenuto un incontro per vedere come si poteva produrre un "approccio combinato" al problema degli abusi sui minori e sugli animali. Il servizio annunciava anche che avrebbero partecipato membri della polizia, dei servizi sociali ed esperti veterinari.

Nel servizio, Mary Marsh, direttore della NSPCC e capo esecutivo, dichiarava "i maltrattamenti nei confronti degli animali in una famiglia possono essere il campanello d’allarme anche per gli abusi sui minori. Dobbiamo riconoscere questo legame". Si aggiungeva anche che anche se questa era la prima volta che due associazioni "stavano organizzando un approccio così coordinato e globale" al problema, "la relazione tra i due tipi di abusi era già stata fatta nel passato" e che "altri studi suggerivano che i bambini che abusano degli animali possono trasformarsi in adulti violenti".

Successivamente, nel marzo del 2003, The Guardian, ha riferito che la NSPCC e la RSPCA avevano "stabilito una collaborazione" dettata dalla prova che "le famiglie che maltrattano gli animali sono più predisposte ad abusare anche dei propri figli". Per questo motivo le due organizzazioni stanno preparando una campagna per rendere consapevoli della situazione tutti gli specialisti.

L’articolo riportava inoltre che le due organizzazioni hanno deciso di lavorare assieme poiché "studi dimostrano che le famiglie in cui si sono tenuti gravi abusi sugli animali sono più predisposte ad altre forme di violenza, come l’abuso di minori o i maltrattamenti sulle donne". L’articolo aggiungeva anche come un comportamento violento nei confronti degli animali possa essere a sua volta il risultato di un abuso, e la reazione agli "abusatori che vogliono reprimere, controllare o intimidire gli adulti e i bambini e farli stare zitti".

Un portavoce della RSPCA avrebbe dichiarato che anche se la RSPCA e la NSPCC hanno storicamente lavorato in maniera indipendente "gli studi condotti hanno dimostrato un legame evidente fra il lavoro delle due organizzazioni. Un portavoce della NSPCC ha dichiarato che "i bambini e gli animali hanno una cosa in comune — entrambi possono essere feriti facilmente".

Nell’aprile del 2003 c’è stato un riconoscimento politico del legame tra abusi sugli animali e sugli esseri umani quando il governatore Bob Riley ha dichiarato pubblicamente che dovrebbe essere istituita "una settimana per la consapevolezza degli abusi sugli animali e sugli umani". Un portavoce della Greater Birmingham Humane Society ha parlato degli studi che rivelano un "forte legame" fra la violenza umana e gli abusi sugli animali, e che questi studi hanno mostrato che diversi serial killer "hanno cominciato facendo pratica sugli animali".