Bibliografia

Children and Animals: Exploring the Roots of Kindness and Cruelty
by Frank R. Ascione, Ph.D. Foreword by Andrew Vachss


approfondimenti


>
Per un riconoscimento politico della relazione esistente fra abusi sugli animali ed esseri umani

>
Psychologists for the Ethical Treatment of
Animals (Psyeta)


>
Violence prevention

>
Abusi sugli uomini e
sugli animali: compagni
di crimine


>
Violenza domestica e
abusi sugli animali: la relazione mortale


>
Il legame fra diritti
degli animali e diritti
degli esseri umani

> Alcuni procuratori distrettuali collegano i maltrattamenti nei confronti degli animali con la violenza domestica (New York Daily News)

> Sospettato di aver picchiato un cane viene
rimandato in carcere

> Cane ucciso dall'ex fidanzato della sua proprietaria

> Uomo condannato a 6 mesi per violenza domestica e maltrattamenti nei confronti degli animali

> Un uomo di Hobe Sound maltratta la propria ragazza e uccide cuccioli di cane




Per quelli che come noi hanno passato la vita in prima linea, la protezione dei bambini è l'unica "guerra santa" degna di questo nome. Per noi il grande mistero della vita non sta nel perché alcuni bambini maltrattati diventano degli adulti violenti, ma sta nel perché così tanti non lo diventano. Purdue University Press

Il punto di vista di un poliziotto può variare radicalmente rispetto a quello di un assistente sociale; la “soluzione” di un tribunale potrebbe essere ben diversa da quella di un terapeuta; i dati accademici potrebbero essere contraddetti dall’esperienza quotidiana di chi investiga sul campo. Su un punto ci troviamo tutti d’accordo: la violenza non è una caratteristica genetica. Ha una genesi, un’origine che si può rintracciare. E siamo tutti d’accordo sul fatto che non ci si può fermare alla “prevenzione”, nient’altro che un termine in voga nel gergo burocratico: dobbiamo andare in profondità.

Tuttavia, se è universalmente accettato che la violenza interpersonale è la più grande minaccia individuale alla civiltà umana, non vi è alcun consenso in merito alla sua eziologia. Parte del problema è che la gente tende a sovrapporre i propri sistemi di credenze personali a qualsiasi informazione venga loro presentata. Ad esempio, la dichiarazione pubblica della diminuzione delle denunce dei casi di abusi sessuali su minori dà adito a un immediato scontro di interpretazioni contrastanti.

A seconda dell’esperto che viene consultato, una notizia del genere “prova” che:

a. la “periodica onda di accuse false” sta finalmente rifluendo; o

b. gli sforzi di “prevenzione” stanno finalmente dando i loro frutti; o

c. vedere gli abusi sui bambini come un crimine (piuttosto che come una “disfunzione familiare”) e perseguirlo in quanto tale ha funzionato come deterrente nei confronti di alcuni soggetti potenzialmente violenti; o

d. la riduzione dei fondi per i servizi di salvaguardia dell’infanzia si è ripercossa sulla scoperta di un numero minore di casi; o

e. qualcos’altro

Per il bambino che subisce violenza non conta nessuna di queste interpretazioni di gusto giornalistico. E per la società in cui quel bambino violentato verrà alla fine assorbito – o, in alcuni casi, rigettato – nessuna di esse è di qualche aiuto. Ma ogni tanto, col passare dei decenni, emerge un lavoro seminale. Un dispaccio dalle prime linee che combina ricerca innovativa, pensiero critico e un’analisi profonda così convincente da provocare uno slittamento sul piano culturale. Le violenze sul bambino (The battered child syndrome) di C. Henry Kempe ne è un classico esempio.

Un legittimo discendente di questa rivoluzionaria linea di pensiero è Children and animals: exploring the roots of kindness and cruelty (Bambini e animali: alle radici della gentilezza e della crudeltà), di Frank Ascione. Il suo messaggio si ripercuoterà nella teoria, nella pratica politica e nella vita di tutti i giorni per le prossime generazioni.

Per capire l’importanza del lavoro sul legame fra crudeltà su animali e abusi sugli umani dobbiamo dare un’occhiata – intensa – ai predatori che vivono tra noi. Chi ci fa più paura? Il serial killer? Lo stupratore sadico? Il piromane che ridacchia nel guardare le fiamme che ha generato? Il pedofilo che tortura i bambini per divertimento e vende le prove dei suoi atti innominabili per trarne profitto? I loro crimini possono variare radicalmente, ma chi li perpetra è pur sempre membro della stessa tribù, quella che noi chiamiamo dei “sociopatici”. E qual è la caratteristica fondante di ogni sociopatico? Una profonda, pervasiva mancanza di empatia. Il sociopatico asseconda solo i propri bisogni personali, e sente solo il proprio dolore. Se il dolore interferisce con i suoi bisogni, è ignorato senza batter ciglio. E se il dolore degli altri diventa il suo bisogno, è perseguito senza scrupoli.

Nonostante l’enorme (talvolta quasi adorante) attenzione dei media, sappiamo ben poco di queste creature. Di loro tracciamo incessantemente un “profilo”, ma mai siamo riusciti a predirli.
In pochi credono che simili predatori possano essere “curati”.. Tutti sono d’accordo nel dire che dobbiamo renderli innocui. Ma cosa succederebbe se ci venisse data la possibilità di interdirli? Alterare il corso del loro sviluppo affinché, quando arrivano a una piena maturazione, non siano nocivi per gli altri?

Gli studi psicopedagogici anglosassoni dimostrano l’importanza che ha la violenza sugli animali in un contesto di sviluppo – e ci offrono un’opportunità senza precedenti.
Questi studi rivelano ciò che le interazioni tra bambini e animali ci dicono in merito a noi stessi. Le loro premesse sono magistralmente dirette: abbiamo una finestra di opportunità – l’infanzia – nell’ambito della quale bisogna scoraggiare la produzione di sociopatici. L’antidoto è lo sviluppo dell’empatia. E l’osservazione e l’analisi dell’interazione dei bambini con gli animali è la chiave di tutto.

Ascione sostiene in modo persuasivo che una società che registra attentamente gli atti di vandalismo da parte dei giovani e che li considera tanto carichi di probità sintomatica quanto di valore predittivo dovrebbe fare altrettanto con gli atti di crudeltà nei confronti degli animali. Le correlazioni tra la violenza sugli animali e quella domestica sono inevitabili. E il collegamento tra la violenza sugli animali da parte dei bambini e il contestuale abuso ai danni degli stessi bambini da parte di chi si prende “cura” di loro è indisputabile. Le prove portate da Ascione e dagli altri studiosi americani sono talmente schiaccianti che – crediamo – debbano condurre senza dubbio a una condivisione dei rapporti tra le agenzie che si occupano di protezione dell’infanzia e quelle che si occupano di protezione animale.

Come avvocati, siano convinti di avere adesso le prove per sostenere con successo che ogni rapporto inerente a un abuso su animali sia causa probabile e sufficiente per avviare un’investigazione protettiva nella casa in cui è avvenuto. Come cittadini, intendiamo fare pressione affinché ciò comporti una modifica nella legislazione vigente.

Ma se da un lato queste modifiche consentirebbero la scoperta di casi correnti di abuso su minori, dall’altro non eviterebbero a nessun bambino le violenze iniziali. Il lavoro di Ascione, in questo frangente, è unico, in quanto offre davvero la possibilità di ingaggiare una vera e propria “prevenzione primaria”.

Ascione afferma che l’empatia non si somministra come un’iniezione: la si impara col tempo. Il bambino piccolo che lancia una pietra a un gruppo di piccioni non sta tanto mettendo in pericolo un uccello, ci sta dando – piutttosto – la chance di intervenire tempestivamente: possiamo insegnare l’empatia, così come possiamo incoraggiare la crudeltà.

Ed è a partire da tale presupposto che relativamente alla classica “triade omicida” nota a tutti gli investigatori criminali-. enuresi, piromania, violenza sugli animali- ribadiamo l’importanza di un’attenzione rivolta non solo a chi agisce tale comportamento ma anche e soprattutto alla reazione di chi si occupa di lui. Di chi, in altre parole, si prende cura di un bambino. E’ la reazione alla pipì a letto ad esempio, che ne determina il risultato. Un ambiente amorevole e ricco di sostegno tiene il bambino ben lontano dalla “triade”. Una risposta punitiva e umiliante, invece, lo spinge sulla cattiva strada.

La violenza sugli animali, specialmente se cronica e in aumento progressivo, è indicatore di un “punto d’accesso”. Può essere commessa nell’ambiente domestico dove vive un bambino o direttamente dal bambino, ma non avviene mai nel vuoto. Non sbaglia mai nel dirci che è tempo di fare qualcosa. Ma, per poter fare qualcosa, per poter cogliere quest’occasione, dobbiamo imparare prima a riconoscerla come tale.

Il sociopatico potrebbe mancare di empatia, ma lui (o lei) è un esperto nello sfruttare quella altrui. Ogni esperto di violenza domestica sa di donne che sono restate con i violentatori per via di minacce dirette all’animale tanto amato. Un qualsiasi esperto di tribunali vi potrà dire di casi in cui una persona che ha usato violenza su minori ha anche fatto del male – o ucciso – l’animale della vittima. Un qualsiasi detective di crimini sessuali vi potrà dire che chi molesta i bambini sa che un cucciolo o un gattino sono un’esca molto più efficace di una caramella.

L’abuso sugli animali è ora uno dei criteri diagnostici del Disordine della Condotta. È un inizio, ma scalfisce appena la superficie del problema.
Gli animali vivono insieme a moltissime famiglie. Come illustra chiaramente Ascione, non offrono solamente l’opportunità di insegnare l’empatia, ma servono come primi sistemi di allarme per chi si occupa di protezione dell’infanzia, sempre che si riesca a riconoscerne i segnali.

La violenza ai danni degli animali dovrebbe costituire una parte consistente delle interviste e delle raccolte di dati concernenti i bambini “a rischio”, perché, come dimostra con grandissima chiarezza la ricerca scientifica condotta a tal proposito, essa può dirci davvero tanto.

La letteratura scientifica psicopedagogica sul legame fra crudeltà su animali e abusi sugli umani dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chiunque sia coinvolto nella protezione dell’infanzia e nell’applicazione della legge. Dovrebbe rientrare nel programma delle scuole che formano gli operatori sociali, così come nelle accademie di polizia. E sarebbe apprezzata da ogni cittadino che volesse investire il proprio tempo e mettersi d’impegno per far fare la cosa giusta ai nostri politici.

 

 
 
 
 
 
Coordinamento degli Avvocati per la Difesa delle Vittime di Violenza Domestica CAVD.
Nasce con l'obiettivo di sostenere lo studio e la divulgazione del legame esistente fra i maltrattamenti nei confronti degli animali e gli abusi subiti da donne e minori nelle pareti domestiche. Collaborando con l'equipe di pedagogisti attualmente impeganata in Italia nello studio delle implicazioni psicologiche dei comportamenti violenti nei confronti di esseri umani e animali e del loro legame, il coordinamento intende approfondirne i risvolti legislativi nelle attuali giurisprudenze anglosassoni, allo scopo di promuovere anche nel nostro paese, una consapevolezza giuridica che contempli i maltrattamenti animali nelle pareti domestiche campanelli d'allarme di probabili abusi di donne-minori e viceversa.
Zona Franca
Per informazioni:info@zona-franca.it