|

Per quelli che come noi hanno passato la vita in prima
linea, la protezione dei bambini è l'unica "guerra
santa" degna di questo nome. Per noi il grande mistero
della vita non sta nel perché alcuni bambini maltrattati
diventano degli adulti violenti, ma sta nel perché
così tanti non lo diventano. Purdue University
Press
Il punto di vista di un poliziotto può variare radicalmente
rispetto a quello di un assistente sociale; la soluzione
di un tribunale potrebbe essere ben diversa da quella di
un terapeuta; i dati accademici potrebbero essere contraddetti
dallesperienza quotidiana di chi investiga sul campo.
Su un punto ci troviamo tutti daccordo: la violenza
non è una caratteristica genetica. Ha una genesi,
unorigine che si può rintracciare. E siamo
tutti daccordo sul fatto che non ci si può
fermare alla prevenzione, nientaltro che
un termine in voga nel gergo burocratico: dobbiamo andare
in profondità.
Tuttavia, se è universalmente
accettato che la violenza interpersonale è la più
grande minaccia individuale alla civiltà umana,
non vi è alcun consenso in merito alla sua eziologia.
Parte del problema è che la gente tende a sovrapporre
i propri sistemi di credenze personali a qualsiasi informazione
venga loro presentata. Ad esempio, la dichiarazione pubblica
della diminuzione delle denunce dei casi di abusi sessuali
su minori dà adito a un immediato scontro di interpretazioni
contrastanti.
A seconda dellesperto che viene consultato, una notizia
del genere prova che:
a. la periodica onda di accuse false sta finalmente
rifluendo; o
b. gli sforzi di prevenzione stanno finalmente
dando i loro frutti; o
c. vedere gli abusi sui bambini come un crimine (piuttosto
che come una disfunzione familiare) e perseguirlo
in quanto tale ha funzionato come deterrente nei confronti
di alcuni soggetti potenzialmente violenti; o
d. la riduzione dei fondi per i servizi di salvaguardia
dellinfanzia si è ripercossa sulla scoperta
di un numero minore di casi; o
e. qualcosaltro
Per il bambino che subisce violenza non conta nessuna di
queste interpretazioni di gusto giornalistico. E per la
società in cui quel bambino violentato verrà
alla fine assorbito o, in alcuni casi, rigettato
nessuna di esse è di qualche aiuto. Ma ogni
tanto, col passare dei decenni, emerge un lavoro seminale.
Un dispaccio dalle prime linee che combina ricerca innovativa,
pensiero critico e unanalisi profonda così
convincente da provocare uno slittamento sul piano culturale.
Le violenze sul bambino (The battered child syndrome) di
C. Henry Kempe ne è un classico esempio.
Un legittimo discendente di questa rivoluzionaria linea
di pensiero è Children and animals: exploring the
roots of kindness and cruelty (Bambini e animali: alle radici
della gentilezza e della crudeltà), di Frank Ascione.
Il suo messaggio si ripercuoterà nella teoria, nella
pratica politica e nella vita di tutti i giorni per le prossime
generazioni.
Per capire limportanza del lavoro sul legame fra crudeltà
su animali e abusi sugli umani dobbiamo dare unocchiata
intensa ai predatori che vivono tra noi. Chi
ci fa più paura? Il serial killer? Lo stupratore
sadico? Il piromane che ridacchia nel guardare le fiamme
che ha generato? Il pedofilo che tortura i bambini per divertimento
e vende le prove dei suoi atti innominabili per trarne profitto?
I loro crimini possono variare radicalmente, ma chi li perpetra
è pur sempre membro della stessa tribù, quella
che noi chiamiamo dei sociopatici. E qual è
la caratteristica fondante di ogni sociopatico? Una profonda,
pervasiva mancanza di empatia. Il sociopatico asseconda
solo i propri bisogni personali, e sente solo il proprio
dolore. Se il dolore interferisce con i suoi bisogni, è
ignorato senza batter ciglio. E se il dolore degli altri
diventa il suo bisogno, è perseguito senza scrupoli.
Nonostante lenorme (talvolta quasi adorante) attenzione
dei media, sappiamo ben poco di queste creature. Di loro
tracciamo incessantemente un profilo, ma mai
siamo riusciti a predirli.
In pochi credono che simili predatori possano essere curati..
Tutti sono daccordo nel dire che dobbiamo renderli
innocui. Ma cosa succederebbe se ci venisse data la possibilità
di interdirli? Alterare il corso del loro sviluppo affinché,
quando arrivano a una piena maturazione, non siano nocivi
per gli altri?
Gli studi psicopedagogici anglosassoni dimostrano limportanza
che ha la violenza sugli animali in un contesto di sviluppo
e ci offrono unopportunità senza precedenti.
Questi studi rivelano ciò che le interazioni tra
bambini e animali ci dicono in merito a noi stessi. Le loro
premesse sono magistralmente dirette: abbiamo una finestra
di opportunità linfanzia nellambito
della quale bisogna scoraggiare la produzione di sociopatici.
Lantidoto è lo sviluppo dellempatia.
E losservazione e lanalisi dellinterazione
dei bambini con gli animali è la chiave di tutto.
Ascione sostiene in modo persuasivo che una società
che registra attentamente gli atti di vandalismo da parte
dei giovani e che li considera tanto carichi di probità
sintomatica quanto di valore predittivo dovrebbe fare altrettanto
con gli atti di crudeltà nei confronti degli animali.
Le correlazioni tra la violenza sugli animali e quella domestica
sono inevitabili. E il collegamento tra la violenza sugli
animali da parte dei bambini e il contestuale abuso ai danni
degli stessi bambini da parte di chi si prende cura
di loro è indisputabile. Le prove portate da Ascione
e dagli altri studiosi americani sono talmente schiaccianti
che crediamo debbano condurre senza dubbio
a una condivisione dei rapporti tra le agenzie che si occupano
di protezione dellinfanzia e quelle che si occupano
di protezione animale.
Come avvocati, siano convinti
di avere adesso le prove per sostenere con successo che
ogni rapporto inerente a un abuso su animali sia causa probabile
e sufficiente per avviare uninvestigazione protettiva
nella casa in cui è avvenuto. Come cittadini,
intendiamo fare pressione affinché ciò comporti
una modifica nella legislazione vigente.
Ma se da un lato queste modifiche consentirebbero la scoperta
di casi correnti di abuso su minori, dallaltro non
eviterebbero a nessun bambino le violenze iniziali. Il lavoro
di Ascione, in questo frangente, è unico, in quanto
offre davvero la possibilità di ingaggiare una vera
e propria prevenzione primaria.
Ascione afferma che lempatia non si somministra come
uniniezione: la si impara col tempo. Il bambino piccolo
che lancia una pietra a un gruppo di piccioni non sta tanto
mettendo in pericolo un uccello, ci sta dando piutttosto
la chance di intervenire tempestivamente: possiamo
insegnare lempatia, così come possiamo incoraggiare
la crudeltà.
Ed è a partire da tale presupposto che relativamente
alla classica triade omicida nota a tutti gli
investigatori criminali-. enuresi, piromania, violenza sugli
animali- ribadiamo limportanza di unattenzione
rivolta non solo a chi agisce tale comportamento ma anche
e soprattutto alla reazione di chi si occupa di lui. Di
chi, in altre parole, si prende cura di un bambino. E
la reazione alla pipì a letto ad esempio, che ne
determina il risultato. Un ambiente amorevole e ricco di
sostegno tiene il bambino ben lontano dalla triade.
Una risposta punitiva e umiliante, invece, lo spinge sulla
cattiva strada.
La violenza sugli animali, specialmente se cronica e in
aumento progressivo, è indicatore di un punto
daccesso. Può essere commessa nellambiente
domestico dove vive un bambino o direttamente dal bambino,
ma non avviene mai nel vuoto. Non sbaglia mai nel dirci
che è tempo di fare qualcosa. Ma, per poter fare
qualcosa, per poter cogliere questoccasione, dobbiamo
imparare prima a riconoscerla come tale.
Il sociopatico potrebbe mancare di empatia, ma lui (o lei)
è un esperto nello sfruttare quella altrui. Ogni
esperto di violenza domestica sa di donne che sono restate
con i violentatori per via di minacce dirette allanimale
tanto amato. Un qualsiasi esperto di tribunali vi potrà
dire di casi in cui una persona che ha usato violenza su
minori ha anche fatto del male o ucciso lanimale
della vittima. Un qualsiasi detective di crimini sessuali
vi potrà dire che chi molesta i bambini sa che un
cucciolo o un gattino sono unesca molto più
efficace di una caramella.
Labuso sugli animali è ora uno dei criteri
diagnostici del Disordine della Condotta. È un inizio,
ma scalfisce appena la superficie del problema.
Gli animali vivono insieme a moltissime famiglie. Come illustra
chiaramente Ascione, non offrono solamente lopportunità
di insegnare lempatia, ma servono come primi sistemi
di allarme per chi si occupa di protezione dellinfanzia,
sempre che si riesca a riconoscerne i segnali.
La violenza ai danni degli animali dovrebbe costituire una
parte consistente delle interviste e delle raccolte di dati
concernenti i bambini a rischio, perché,
come dimostra con grandissima chiarezza la ricerca scientifica
condotta a tal proposito, essa può dirci davvero
tanto.
La letteratura scientifica psicopedagogica
sul legame fra crudeltà su animali e abusi sugli
umani dovrebbe essere una lettura obbligatoria
per chiunque sia coinvolto nella protezione dellinfanzia
e nellapplicazione della legge. Dovrebbe rientrare
nel programma delle scuole che formano gli operatori sociali,
così come nelle accademie di polizia. E
sarebbe apprezzata da ogni cittadino che volesse investire
il proprio tempo e mettersi dimpegno per far fare
la cosa giusta ai nostri politici.
|