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PSICO-PEDAGOGIA
Frank Ascione
Bambini e animali:le radici della
gentilezza e della crudeltà
Edizioni Cosmopolis
Monica Bestini, Francesca Sorcinelli, Massimo Tettamanti
(Dis)Educazione alla violenza.
La violenza a scopo ludico. Il circo con animali e le fiere
ornitologico-venatorie
Edizioni Cosmopolis 2008
Da molti anni la ricerca psicologica ha dimostrato che la
violenza perpetrata dai bambini e dagli adolescenti nei
confronti degli animali è spesso associata a disturbi
psicologici ed in particolare ad atteggiamenti e comportamenti
aggressivi nei confronti delle persone.
La crudeltà verso gli animali può essere quindi
un indicatore potenziale di una situazione esistenziale
patogena; per esempio, di una situazione familiare ed ambientale
particolarmente problematica, caratterizzata, a seconda
dei casi, da violenza fisica, violenza psicologica, abuso
sessuale o da tutte queste forme di violenza insieme, nonché
fenomeno predittivo di comportamenti devianti su esseri
umani.
L'assistere ripetutamente ad atti di violenza può
inoltre produrre nei bambini una diminuzione dell'empatia,
della capacità cioè di immedesimarsi negli
altri; una delle qualità umane più efficaci
per prevenire, diminuire e/o eliminare la violenza nei rapporti
tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e gli animali.
Ancora peggiori sono i casi, presentati in questo libro/dossier,
in cui comportamenti violenti vengono presentati ai minori
sotto forma di attività ludiche, dove si ride della
sofferenza altrui e si cerca il divertimento tramite l'applicazione
continua, voluta e legalizzata, di atti violenti.
R.Marchesini
Natura e Pedagogia
Teoria, Roma,1996
Perché l'uomo si è allontanato così
tanto dalla natura? Se osserviamo come sono concepite le
città, gli spazi domestici, il rapporto con gli animali,
lo stile di vita delle persone nel confrontarsi con il proprio
corpo, con gli altri e infine con la realtà esterna,
non possiamo non concludere che il percorso formativo che
fa del bambino aperto un adulto impaurito e intollerante,
soffra di un grave vizio di sostanza.Cosa c'è che
non va nell'educazione? La pedagogia, come l'etica, è
sempre figlia di un preciso paradigma filosofico che ne
stabilisce criteri e obiettivi. Forse è venuto il
momento di mettere in discussione proprio il paradigma antropocentrico,
che ha emarginato l'uomo dal suo contesto naturale, dando
vita a fantasmi, castrazioni, chimere e alienazioni. Ritrovare
il senso del contesto, lo spirito collaborativo, l'empatia
per le altre forme viventi, il concetto di rapporto con
il tutto, forse è l'unico modo per vincere le grando
sfide ecologiche del futuro
Francisco Gutierrez- R.Cruz Prado
Ecopedagogia e Cittadinanza Planetaria
EMI
Quando gli astronauti videro per la prima volta la Terra
dallo spazio compresero che quel pianeta azzurro costituiva
un solo grande essere vivente. Da allora la nostra coscienza
della Terra è andata crescendo e difendendosi, insieme
al senso della responsabilità degli esseri umani
nei confronti del loro mondo.
Educare alla luce di questa visione della Terra, obbliga
a cambiare necessariamente prospettiva e mentalità.
E necessario proiettarsi in una dimensione inedita
di cittadinanza planetaria. Lecopedagogia è
la riflessione, oggi necessaria, su una teoria e una prassi
educativa che tengano conto che luomo ha il diritto/dovere
non di essere il dominatore della Terra, ma soprattutto
il principale custode delle sue risorse, delle sue bellezze
e delle diverse forme di vita. Essa si propone per tanto
una nuova scienza che trascende i modi occidentali di concepire
luniverso e coincide sorprendentemente con il pensiero
e la visione del mondo delle culture tradizionali di tutte
le latitudini.
R.Marchesini
I nostri amici animali
Ed. Apeiron
Conoscere il mondo animale è una delle esperienze
più straordinarie per un bambino, che ha la possibilità
non solo di acquisire moltissime informazioni ma altresì
di beneficiare delle importanti opportunità educative
legate a tale rapporto. Molte ricerche hanno dimostrato
infatti che l'interazione con l'animale determina nel bambino
considerevoli benefici nel suo sviluppo psichico ed espressivo.
Ma per poter costruire una relazione completa e rispettosa
con gli animali domestici è indispensabile conoscere
alcuni principi di base del loro comportamento e della loro
comunicazione. Quali sono i pensieri di un cane o di un
gatto? Come percepiscono il mondo e come esprimono le loro
disposizioni? Quali sono le regole di galateo nell'approccio
con questi animali? Questo manuale intende offrire agli
insegnanti e agli operatori di zooantropologia didattica
una serie di suggerimenti su come impostare il loro percorso
educativo
Hubert Montagner
Il bambino, l'animale e la scuola
Alberto Perdisa Editore
L'animale maestro di educazione? Sembra un paradosso, ma
numerose ricerche, condotte negli Stati Uniti, nel Regno
Unito e in Francia, autorizzano a ritenere che le cose stiano
proprio in questi termini. Nel valutare i contenuti pedagogici
e di sostegno della referenza animale, con stupore si è
potuto dimostrare, in modo inequivocabile, l'effetto positivo
su bambini che presentavano difficoltà d'apprendimento
e di comunicazione, o con problemi di inserimento o addirittura
disturbi di ordine psicologico. Grazie a esperienze di interazione
con l'animale si può: accrescere l'autostima, motivare
le pulsioni relazionali, diminuire gli stati di paura, di
ansia e di depressione, arricchire il vocabolario dei modelli
e il lessico, dare un sostegno nelle "crisi di passaggio",
aumentare la curiosità e l'entusiasmo. Oggi vi è
un consenso generale sulla necessità di attivare
all'interno delle scuole dell'obbligo specifici corsi dedicati
al rapporto con gli animali.
Nonostante questo, mancano le esperienze e i testi che possano
affiancare tali progetti educativi, offrendo agli insegnanti
e agli operatori un manuale specifico. Il saggio, curato
da Hubert Montagner, intende riempire questa lacuna presentandoci
un programma di ricerca didattica e di iniziative realizzate
nelle scuole francesi dalla metà degli anni Novanta.
Esso ci porta nel cuore di una ricerca condotta su molti
piani, e sicuramente con altrettanti approcci metodologici,
e tuttavia esemplare nella forte attenzione alla trasversalità
disciplinare e all'importanza che viene attribuita all'animale
come soggetto di interazione. Il saggio è molto ricco
di spunti didattici e offre ai docenti delle linee guida
operative calate sulla realtà scolastica e miranti
non solo a migliorare il rapporto bambino-animale ma altresì
a valorizzare il portato formativo dell'interazione con
l'animale.
R.Marchesini
Io e la natura
Edizioni Macro Perugina 1996
Osservare i fenomeni naturali, saper trovare la chiave per
entrare in contatto con il mondo vivente in modo profondo,
evitando i pregiudizi, le superstizioni e le paure, non
è così facile come può sembrare. La
nostra vita quotidiana, sempre più lontana dalla
consuetudine con questa realtà, non ci fornisce gli
strumenti adatti per avvicinarci alla natura nel suo complesso
e per comprenderla. Spesso sono necessari piccoli accorgimenti,
l'esercizio dei sensi come la capacità di sfuggire
alle illusioni sensoriali, la pazienza di immedesimarsi
nell'alterità animale come il saper evitare la proiezione
antropomorfa. Questo manuale, alla sua seconda edizione
dopo numerose ristampe, è stato ideato appositamente
per i ragazzi per facilitare la comprensione dei fenomeni
biologici attraverso un'attenta disamina delle qualità
dei viventi, dei diversi ecosistemi, della stagionalità
dei processi naturali, dell'etologia degli animali
Edward Bunker
Educazione di una canaglia
Casa Editrice: Einaudi Stile Libero, 2002
E il libro in cui Edward Bunker racconta in modo lucido
e crudo la sua vita, trascorsa per la metà nelle
istituzioni totali californiane: dal riformatorio all'ospedale
giudiziario, fino alle carceri più dure: San Quentin
e Folsom. Tempo totale di reclusione: 18 anni, a più
riprese. Uscite, violazioni della condizionale, documenti
falsi, nuovi arresti, fughe, brevi periodi trascorsi sulle
strade di Los Angeles, o in viaggio verso New York: questo
lo scenario per un protagonista sempre in fuga dalle autorità
e dai meccanismi punitivi subiti con violenza fin da bambino,
all'ospedale giudiziario e al riformatorio, e acuiti all'interno
delle prigioni per adulti. Nel libro l'autore pone spesso
sul piatto della bilancia da una parte le violenze subite
a partire dall'abbandono da parte dei genitori nelle mani
del Tribunale dei Minori all'età di dieci anni, dall'altra
l'insieme dei reati commessi nei confronti della società.
Il risultato è agghiacciante, Bunker sembra aver
vissuto, agendo ma soprattutto subendo, circostanze e situazioni
da cui normalmente si pensa l'essere umano non possa uscire
indenne, per lo meno con la mente, se non anche con il corpo.
Fondamentalmente solo, per la prima metà della sua
vita, grande appoggio per la resistenza alla sofferenza
gli è fornito dai libri. Tant'è che Bunker
sembra adattarsi a qualunque condizione di vita, ma sembra
trovar insopportabile i numerosi periodi trascorsi in isolamento,
non tanto per la totale mancanza di socialità che
questo comporta, quanto per l'impossibilità di tenere
con sé i libri. La sua passione per i romanzi, soprattutto
quelli storici, ma anche per i libri di psicologia e per
qualunque cosa gli passi sotto mano, cresce nel tempo, fino
a trasformarsi nella voglia di scrivere. La scrittura rappresenta
per l'autore-protagonista valvola di sfogo e strumento di
resistenza. Di certo non può pensare che diventi
il suo futuro, per lo meno agli albori di questa sua passione-
Lucido e crudo, lo stile di questo libro appassiona proprio
perché l'autore si limita a riorganizzare e riportare
i suoi ricordi, senza aggiungere finzioni accattivanti.
Bunker riporta i fatti, le circostanze (che lo vedano coinvolto
in prima persona, o che egli osservi come spettatore esterno,
per quanto si possa essere esterni all'interno della vita
carceraria) in modo lineare; solo dopo la lucida descrizione,
di tanto in tanto, si lascia andare a considerazioni sull'accaduto.
Il tutto in maniera spontanea e non costruita.
Un libro "vero", nei contenuti e nella forma,
per addentrarsi nell'universo carcere senza moralismi, grazie
ad una lucidità semplice e intrigante
P.Bertolini
Ragazzi difficili. Pedagogia
interpretativa e linee di intervento.
La Nuova Italia
Con il paradigma fenomenologico si individua il comportamento
deviante come la parte di un tutto complesso ed individuale:
il soggetto. Dal tutto si può comprendere la parte.
Il ragazzo difficile, nella sua globalità
di persona, fornisce indizi per cogliere il comportamento
deviato. Una relazione educativa, per essere autentica,
deve fondarsi sul presupposto di una reale comunicazione
con laltro, in un interscambio che provochi una rivisitazione
e rielaborazione personale. Spesso negli adolescenti si
avverte un profondo disadattamento interiore, ossia assenza
di intenzionalità, per cui il soggetto risulta incapace
di attribuire senso e significato alla realtà. Subentra
una svalutazione del sé affidata spesso ad un altro
coetaneo o ad un adulto, inseguendo una inutile fuga dal
proprio sé, che a volte raggiunge gli estremi del
suicidio e dellabuso di sostanze. Con la distorsione
dellintenzionalità si verifica un eccesso dellio,
una volontà assoluta di affermare se stessi, con
un posto centrale ed esclusivo nella costruzione della realtà,
che paradossalmente rivela una fondamentale incapacità
di comunicare con laltro.
Laltro diviene un esclusivo mezzo di affermazione
di sé, come spettatore del proprio esibizionismo
narcisista. Lo scopo pedagogico mira ad una strutturazione
dellintenzionalità, ossia la capacità,
anche creativa, di attribuire senso e significato al mondo
e alla realtà, giungendo così ad una riappropriazione
soggettiva, alladattamento sociale, al reinserimento,
allentropatia.Lintervento educativo ed anche
psicologico sono volti ad ampliare lorizzonte qualitativo
del mondo relazionale del ragazzo, al fine di costruire
condizioni di ripensamento della realtà, con lobiettivo
di rieducare e condurre allottimismo esistenziale
e colmare le carenze con pratiche di restituzione, come
attraverso leducazione al bello, al difficile, allimpegno,
al senso di responsabilità. Allinterno del
libro Fare male, farsi male vengono testimoniati
tre livelli importanti su cui opera listituto di analisi
dei codici affettivi Il Minotauro di Milano:
il livello della formazione ereditato da Franco Fornari
che lasciò ai suoi allievi il compito di portare
unottica psicanalitica al di fuori del setting, ma
di utilizzare la teoria psicanalitica dei codici affettivi
nei contesti gruppali ed istituzionali. Questa è
lanima originaria del Minotauro, nato intorno al 1985,
con lobiettivo di cimentarsi in progetti più
ampi ed in qualche modo di portare il soccorso, la consolazione
e la comprensione che la figura psicanalitica può
dare, in un ambito culturale più ampio e non prettamente
duale e clinico.
In questo libro è testimoniata una forte propensione
del centro Il Minotauro, a fare ricerca di base,
anche spesso su vari argomenti su cui non è stato
scritto nulla e su cui non si ha un confronto bibliografico
di supporto. Questa passione per la ricerca si è
attivata per partire dalla formazione: non si può
praticare formazione se non si conosce il gruppo, listituzione,
il problema di cui si tratta. Quindi la ricerca è
a sostegno del lavoro istituzionale, ma essa ha assunto
anche un significato diverso, di sostegno alla clinica.
In unottica psicanalitica classica, quando si tratta
di adolescenza, si considera la riedizione di tematiche
critiche della prima infanzia. In questo senso si reperiscono
dei meccanismi così originari e così antichi
in qualche modo fondanti la concezione e costruzione stessa
del soggetto infantile, che se si rivede ladolescenza
come riedizione, non è così importante conoscerla
nella propria fenomenologia attuale, perché se i
meccanismi osservabili sono relativamente invarianti, riguardando
la psiche profonda, in un certo senso si può credere,
nella ricerca, allinterno del setting psicoanalitico,
di conoscere già ciò che non si conosce, in
quanto nei soggetti analizzati si ritroveranno dispositivi
affettivi, modalità di ripetizione, comportamenti
relativi alle difficoltà nel rapporto con le figure
primarie di riferimento. Il Minotauro non crede,
al contrario, nelle riedizioni.
Charmet in un altro testo corale pubblicato nel 1990 Ladolescente
nella società senza padri, nellintroduzione
vira decisamente con il discorso verso la clinica, trattando
di blocco dei compiti evolutivi e soprattutto di futuro
e non di passato, come regista dellevoluzione adolescenziale.
Forse lo stesso gruppo de Il Minotauro non ha
ancora integrato del tutto le potenzialità di queste
affermazioni blasfeme, perché in ambito psicoanalitico
prendere in considerazione il futuro come regista, colloca
in una condizione difficile e critica in cui è rischioso
permanere. I consulenti e gli operatori de Il Minotauro,
partendo da questi presupposti, sono riusciti ad ampliare
le prospettive come nuova forma mentis ed ulteriori conoscenze.
La comprensione e la visione del futuro, passa attraverso
una competenza anche fenomenologica, per cui risulta indispensabile
conoscere le culture adolescenziali, come si declinano attualmente
le rappresentazioni del sé degli adolescenti, attraverso
quali mode e modalità. Quando di fronte ad un taglio
clinico che presenta un nuovo problema, la mente del gruppo,
spesso si attiva, iniziando una ricerca, il nuovo paziente
può porre un ulteriore quesito. Con la clinica classica
si potrebbe comprendere , capire e analizzare quel paziente,
svelando le regole di appartenenza ad un determinato contesto
sociale o ad un certo carattere culturale. La consultazione
psicologica sembra lunica allinterno della quale
vaste aree di adolescenti possono transitare utilmente,
essendo la psicoterapia dedicata ad una fetta marginale
di adolescenti, tendenzialmene molto evoluti, e di condizioni
particolari. Una conoscenza preliminare di affetti sociologici,
di rappresentazioni culturali tramite cui gli adolescenti
esprimono il loro disagio e lidentità confusa,
è un passaggio davvero cruciale e fondamentale.
In questo testo, rispetto ad altri libri corali pubblicati,
si avverte una presa di distanza nel modo tradizionale di
fare clinica, in particolare riguardante ragazzi con maggiore
difficoltà di simbolizzazione. Forse si tratta proprio
di una clinica che consente di operare in generale con gli
adolescenti tramite un modello anlitico che può dare
un contributo anche ad altre fasce detà.
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